Cosca Pesce di Rosarno: sequestrati beni per 190 milioni di euro

La cosca Pesce subisce un altro duro colpo. Dopo gli arresti avvenuti con l’operazione All Inside e All Inside2, quest’ultima possibile grazie alle testimonianze della collaboratrice di giustizia Giuseppina Pesce, oggi, con l’operazione denominata “All Clean” sono stati sequestrati alla cosca beni per 190 milioni di euro. La potente famiglia di Rosarno viene così indebolita notevolmente. L’operazione è stata condotta dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria (Gico) di Reggio Calabria, coadiuvati dai colleghi dello Scico di Roma, in collaborazione con i carabinieri di Reggio Calabria. Tantissimi i beni sequestrati, la maggior parte di questi con sede a Rosarno. L’intero capitale della potente cosca ora è nelle mani dello Stato. L’attività, scaturita da un provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria, è stata portata a termine grazie ad una specifica richiesta del procuratore capo di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, dal procuratore aggiunto, Michele Prestipino e dal sostituto Alessandra Carreti. L’operazione prende le mosse dalle due precedenti, All Inside e All Inside 2. I beni sono stati sequestrati per la maggior parte nella città di Rosarno ma anche a Milano, nella provincia di Salerno e a Roma. La passione per il calcio ha sempre contraddistinto i componenti della famiglia Pesce, tanto da avere messo le mani nella squadra dilettantistica della Piana “Interpiana Cittanova”(ex Rosarnese) ed altre piccole realtà sportive del comprensorio. Nello specifico poi, i finanziari reggini, avvalendosi pure del software di analisi “Molecola” strutturato dallo Scico, hanno eseguito 145 accertamenti economico-patrimoniali, di cui 70 a carico di persone fisiche e 75 nei confronti di persone giuridiche, partendo dalle investigazioni su alcuni nuclei familiari. Fra questi Antonino Pesce classe ’53 (detenuto); de cuius Giuseppe Pesce, classe ’54 (già capocosca); il latitante Francesco Pesce, classe ’78, alias “Cicciu Testuni”; Vincenzo Pesce (detenuto), meglio noto come “U pacciu”; l’altro latitante Marcello Pesce, classe ’64, detto “U ballerinu” (promotore e organizzatore della cosca); Domenico Leotta, classe ’60, denominato “U longu”, anch’egli in stato di latitanza ed elemento di spicco della cosca, con ruolo operativo sotto la direzione dei boss Francesco Pesce (classe ’78) e Marcello Pesce del ’64; Matalone Roberto, classe ’77, genero del capocosca Antonino Pesce del ’53 – elemento di spicco in stato di latitanza; Maria Grazia Messina, classe ’42, suocera di Antonino Pesce (classe ’53) e nonna di Francesco Pesce, cassiera della cosca, detenuta; Domenico Varrà, classe ’54, detto “mister”, faccendiere della cosca, delegato a curare gli interessi primari del clan rispetto al mondo del calcio e con ruolo di mediatore fra i vari sottogruppi della cosca, detenuto; i fratelli Rocco Rao (classe ’61) e Franco Rao (classe ’64) detto “u nanu”, nipoti del defunto boss Peppe Pesce, classe ’23, nonché cugini del boss Antonino Pesce, classe ’53, con il ruolo di finanzieri dell’organizzazione Pesce, attraverso la riscossione dei proventi di attività estorsive e la gestione di depositi di conto correnti, entrambi sono detenuti. Anche in questo caso le dichiarazioni rese dalla collaboratrice (ora pentita di essersi pentita) Giuseppina Pesce (figlia di Salvatore Pesce) hanno fatto luce sull’enorme capitale posseduto dalla famiglia Pesce, frutto di attività illecite di varia natura. Qualche giorno fa, la collaboratrice di giustizia, aveva permesso che fossero arrestate anche la madre Angela Ferraro e la sorella Marina di 48 e 29 anni, fermate a Milano con l’accusa di associazione mafiosa e riciclaggio. L’operazione odierna risulta importante proprio perché il cerchio si stringe ulteriormente intorno al latitante Francesco Pesce (u testuni), che attualmente ha un ruolo di primissimo piano all’interno della cosca. Ora che però vengono mancargli le risorse economiche, anche gli spostamenti diventano più difficili per il boss. Il colonello Alberto Reda in conferenza stampa ha invitato i cittadini a reagire. Rosarno è libera dallo strapotere economico delle cosche. Ora tocca ai cittadini fare la propria parte.

Fra i beni sequestrati  ci sono 20 ditte individuali; un’area di servizio Tamoil di Franco Rao; l’Agip Rosarno di Tutino Maria Concetta; “All Sport di Pesce Francesco”; “Pizzeria del Corso di Stanganelli Maria”; “Autosud di Filardo Nicola”; “La Rosarnese di Rachele Francesco”; Automobili Raso di Raso Giuseppe”; Mds Trasporti Srl; Rachele Trsporti Srl; Autotrasporti R.G.S. Srl; Sudplastik Srl; Cmc sas di Grillea Rosaria & C; Caronte Caterina & C. sas – negozio Extyn; Edil Sud snc di Rao Giuseppe & C.; Meridional Trasporti dei fratelli Franco e Luccisano Salvatore snc; San Giuseppe – società cooperativa arl.; A.S. Rosarno; A.S. dilettantistica Cittanova Interpiana Calcio; Sapri Calcio Srl; Complesso sportivo composto da 3 campi di calcio e relative strutture sportive; 50 immobili fra cui unità abitative, ville di pregio, magazzini e autorimesse; 54 terreni tra agrumeti, uliveti e frutteti; 61 fra auto e motoveicoli; 102 veicoli commerciali.