Amianto siciliano


L’amianto uccide. Così come possono testimoniare alcuni familiari delle vittime. In alcuni casi le responsabilità non devono essere cercate tanto lontano. Oggi sa si quali sono i rischi. Ciò che invece non si sa è perchè non esistano politiche di prevenzione adeguate a frenare questa macchina della morte innescatasi laddove ci sono delle discariche abusive di amianto. Casi di questo tipo si scoprono in posti dove per anni hanno regnato incuria e speculazione. La quasi totalità dei tumori è riconducibile al Mesotelioma pleurico, malattia che è correlata all’esposizione alle fibre aerodisperse dell’amianto (asbesto), con una latenza temporale particolarmente elevata, 14-15 anni, e un decorso di uno o due anni.

È proprio così che è andata per la mamma di Antonello Lucchesi che siamo riusciti a contattare per farci raccontare la sua storia, o meglio, il male che ha colpito la madre un anno fa, provocandole la morte, a causa del mesotelioma. Al telefono ha la voce spezzata dal pianto. La perdita della madre avvenuta lo scorso anno, dopo tre anni e mezzo di calvario da un ospedale all’altro, gli ha scatenato un sentimento di rabbia e dolore troppo forte da colmare col tempo. Per questo ha scelto di non restare più nell’ombra. Ribellarsi. Di mettersi in gioco e convincere la gente a denunciare, a urlare, contro chi fa finta di non vedere nè sentire cosa succede. Siamo in provincia di Siracusa, Pachino. Città dell’accoglienza per i turisti l’estate che affollano le bellissime spiagge facendo il pieno di sole. Ma non solo. Pachino è la città che esporta il pomodorino (che prende proprio il nome dalla cittadina) che poi va a finire sulle tavole dei cittadini di mezzo mondo con tanto di marchio Igp.

Grazia Tommasi aveva 64 anni quando è scomparsa e viveva con la famiglia e il figlio Antonello di 33. Circondata da questo bellissimo paesaggio e dai profumi dei prodotti del Sud. La sua malattia è stata riconosciuta dallo Stato, tanto che ha avuto diritto alla pensione. Ma non ad un risarcimento. Né è stato possibile per la famiglia intraprendere vie legali. L’esposizione all’amianto non è stata lavorativa. La donna non era venuta direttamente a contatto con la sostanza nociva nell’utilizzo per la produzione industriale. L’esposizione è stata naturale. Il che fa ancora più rabbrividire se si tiene conto che a Pachino, città di circa 22 mila abitanti, sembrano esserci più di 70 discariche abusive, molte delle quali in aperta campagna. Per cui l’esposizione naturale può aumentare, moltiplicando anche il numero di malati e decessi per amianto. Basti pensare che qualche mese successivo alla morte di Grazia, altri due casi di mesotelioma sono stati accertati nella stessa zona e, in entrambi i casi, i pazienti sono deceduti. Nessuno è immune quindi.

E gli enti locali? Bè, pare facciano poco o nulla per salvaguardare la zona. Antonello racconta che ormai questo male viene comunemente chiamato “la bestia”. Nel Comune ci sono state denunce, false bonifiche, lavori che dovevano andare avanti e che poi sono stati visti svanire nel nulla. “Se ne sono fregati del territorio” ammette Antonello. “Queste notizie hanno guadagnato al massimo un trafiletto sui giornali locali”. E le promesse? “quelle ci sono – continua  – ma i fatti concreti tardano ad arrivare”.  Così come in certe aree si possono scoprire anche dei piccoli focolai, amianto che brucia sprigionando fibre ancora più potenti e invasive per l’apparato respiratorio. I rischi per la salute in questi casi sono altissimi. Dei veri e propri sentieri della morte conducono alle campagne, dove lontane dagli occhi dei turisti, sorgono discariche enormi. La gente però è stanca, sta reagendo. Antonello lavora per la memoria di sua madre e perché questo male si fermi. Insieme all’associazione Legambiente si fanno dei progetti per nuove discariche a norma di legge. Con Legambiente anche l’associazione locale “Scieri e Muciare” presieduta da Salvatore Di Maino. La sfida è una nuova politica per il territorio. Mentre insieme ad Afea (associazione famiglie esposte all’amianto) Antonello sta cercando di portare avanti dei progetti di comunicazione, per informare i cittadini dei rischi e per sollecitare alla prevenzione. Tutto questo solo con la buona volontà di liberi cittadini e non dell’amministrazione di centrodestra che guida il Comune. E su cui pesa una indagine, fra le altre cose, anche per false bonifiche. “Ho reagito subito perché pensare di aiutare altre persone mi dà forza” conclude il giovane che nonostante tutto, non ha perso la speranza. S’impegna per la vita!