Urli…AMO la libertà

(di Marina Bisogno)
È questo il titolo dell’iniziativa lanciata dal Caffè letterario “Nuovevoci” di Torre Annunziata in collaborazione con il Liceo Artistico Statale “De Chirico” e l’I.S.I.S “Pitagora”. A setti anni dal terribile omicidio di Matilde Sorrentino, l’associazione culturale e le scuole hanno voluto ricordare la “mamma coraggio”, uccisa il 26 Marzo 2004 sull’uscio di casa, per aver denunciato alcuni casi di pedofilia nella scuola elementare del rione dei Poverelli, e di cui suo figlio era stato vittima. Appuntamento alle 10.30 in Piazza Cesaro per sfilare fino a Piazza Nicotera: un tratto breve ma sufficiente a tenere vivida la memoria. Non è la prima volta che i ragazzi del Caffè letterario si cimentano in iniziative del genere. Già l’anno scorso, in occasione della giornata nazionale che Libera dedica alle vittime innocenti di mafia, i giovani di Torre Annunziata erano scesi per le strade per lanciare un segnale alla popolazione locale. Quest’anno la collaborazione con le scuole sembrava un passo imprescindibile, e molti ragazzi hanno risposto con entusiasmo. In poco tempo, grazie alla sensibilità dei presidi e di alcuni insegnanti, sono stati realizzati striscioni e volantini.
In capo al corteo i fondatori del Caffè letterario, seguiti da una fiumana di adolescenti: alcuni convinti, altri meno, ma l’importante è partecipare. La polizia ha scortato la sfilata, che si è aperta un varco in mezzo al traffico, in mezzo agli automobilisti “incazzati”che nemmeno in un’occasione del genere hanno rinunciato a suonare il clacson. A piazza Nicotera, a ritmo di “I cento passi” i partecipanti si sono lanciati in un girotondo, destando la curiosità dei passanti, straniti, ignari di quello che stava accadendo sotto i loro occhi.
L’orologio segna le 12.15, inizia anche a piovere, e qualcuno va via, senza capire che da lì a poco ci sarebbe stato il momento più importante: le letture. Uno ad uno, Riccardo, Beniamino e i loro compagni di scuola, si sono avvicinati al microfono e hanno iniziato a leggere parole di sangue e di piombo, che raccontavano di vite spezzate in nome della legalità. “Perché noi facciamo lo stesso rumore della pioggia sull’oceano” legge una ragazza, e la mente si ferma a riflettere che in fondo è proprio così. Intanto nel cuore martoriato di Torre Annunziata tira il solito vento della contraddizione, del paradosso, che graffia la faccia, specie in occasioni come queste, quando c’è sempre troppa gente che passa, guarda e si gira dall’altro lato.

La radio dell’auto tappezzata per l’occasione di volantini suona “I nuovi mille” di Lucariello e Gerardina Trovato: mille speranze mille vite mille sogni mille destini quando si incontrano fanno scintille fuori dai riflettori si muovono i nuovi mille”.
Le letture proseguono ma il brusio, a volte, impedisce di cogliere le parole. Molti hanno abbandonato la piazza, ma c’è chi resta e va avanti. Sulle scale del teatro “Moderno” ormai dismesso, gli alunni del Pitagora e dell’Istituto d’Arte leggono i nomi delle vittime innocenti di camorra. Un elenco noto, che risuona come un requiem: ad ogni nome parte l’applauso, doveroso quanto inutile, ora che questi angeli della legalità ci guardano da una stella persa negli anfratti del cielo.Quello che resta, quando il mucchio si disperde per tornare a casa, sono i fotogrammi di volti puliti di ragazzi di sedici anni o poco più, così pieni di vita che ti verrebbe voglia di abbracciarli tutti, di rassicurarli, di dir loro che il mondo non fa poi così schifo. Sembrano già grandi: così immediati, decisi. Li ho visti i loro occhi, le ho sentite le loro voci. Eccoli gli uomini e le donne di domani, eccoli i militanti a cui consegneremo il messaggio nella bottiglia. Non riesco a smettere di guardarli: se essere scesa in piazza, stamane, è servito ad almeno uno di loro a sentirsi meno solo, allora, ne è valsa veramente la pena.