Torre Annunziata e il mondo

(di Marina Bisogno)
Continuano le proiezioni di stampo sociale presso il Caffè letterario Nuovevoci di Torre Annunziata: domenica è stata la volta di Water di Deepa Mehta, regista indiana. Il film racconta la storia di Chuya, una ragazzina di appena otto anni, che ritrovatasi vedova di un marito che nemmeno conosce, viene allontanata dalla sua famiglia e trasferita in un ashram, luogo di ritrovo per vedove indù. Al di là delle dinamiche cinematografiche, che evidenziano l’atrocità di una condizione innaturale e spietata, la regista apre una finestra sulle tradizioni del suo Paese, rendendo partecipi gli spettatori di una folclore incomprensibile ma reale. Secondo le disposizioni del Codice di Manu, le donne indiane appartengono prima al padre e poi al marito, ed in caso di morte di quest’ultimo, la sposa ha solo tre possibilità: immolarsi sulla pira durante la cerimonia di cremazione, vivere di stenti, o sposare, con l’approvazione della famiglia del defunto, il fratello di questo. Con la morte dello sposo il destino della donna è segnato: una vita non vita, a cui molte sopperiscono col suicidio. Il primo a criticare con fervore quest’usanza è Gandhi, che sostiene l’assurdità di una vita senza amore.
Il film è ambientato nel 1938 e lascia intendere il superamento della consuetudine indù proprio con l’affermazione della filosofia del mahatma, ma sul finale la regista avverte che in alcune zone dell’India le vedove sono ancora realtà. Infatti nel 2000, una folla di centinaia di fanatici ha sabotato il set di Water minacciando di morte la regista e due delle sue attrici. La lavorazione venne sospesa per motivi di pubblica sicurezza e poté riprendere soltanto cinque anni dopo, nello Sri Lanka, avvolta nel più profondo segreto. Salman Rushdie, scrittore e saggista, dal canto suo, è stato tra i sostenitori della pellicola, perché “film affronta un argomento serio e difficile, vale a dire come le donne vengono schiacciate da religioni atrofizzate e da dogmi sociali. Al tempo stesso però – ed è questo uno dei suoi grandi meriti – la storia è raccontata dall’interno attraverso gli occhi delle protagoniste, offrendoci un quadro completo del dramma della loro vita e toccando irrimediabilmente il nostro cuore”. Nonostante i movimenti femministi degli anni Ottanta, la ratifica nel 1993 della Convenzione delle Nazioni Unite sull’ eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, Amnesty International denuncia il persistere a tutt’oggi di tali discriminazioni all’interno della famiglia e della società. I templi e gli ashram sono ancora stracolmi di vedove di tutte le età, che, cacciate dalla famiglia del marito defunto e respinte da quella natale, si guadagnano uno piatto di riso in cambio di giornate spese a recitare mantra in suffragio o ad elemosinare. Tra le caste colte queste discriminazioni sono molto più rare: Sonia Maino Gandhi, infatti, è leader del principale partito politico indiano, e sono moltissime le managers, le leaders politiche e le personalità femminili di spicco nel panorama indiano attuale, come ad esempio Pratibha Patil, attuale presidente dell’India.