Se vince il rais, attaccherà la Tunisia

“In questo momento Gheddafi è come un animale ferito, una belva capace di tutto e può essere molto pericoloso”. Raouf Khalsi, 58 anni, è “redacteur en chef” di “Le Temps”, uno dei più letti quotidiani tunisini. “La crisi libica ha determinato una situazione esplosiva per tutta l’area e per la Tunisia in particolare. Anche l’Italia, paese vicinissimo alle coste nordafricane, è in pericolo, Ghedddafi è stato chiarissimo riferendosi al governo del vostro Paese: Berlusconi mi ha tradito”. Raouf Khalsi conosce bene la situazione politica italiana, per molti anni è stato corrispondente dalla Tunisia del Corriere della Sera, ci parla della Libia e dell’Europa, della risoluzione Onu e dei bombardamenti.

Signor Khalsi, lei dice che la guerra in Libia può creare situazioni di pericolo anche nei paesi confinanti, come giudica l’intervento delle forze internazionali?.
“Tardivo ma giusto, perché mette in sicurezza lo spazio aereo e tenta di neutralizzare la forza aerea di Gheddafi che è molto importante”.

Di quanti caccia dispone ancora il Colonnello?
“Almeno 250 aerei Mirage di costruzione francese. Il vertice francese ha avuto con il governo libico sempre un atteggiamento schizofrenico, negli anni passati ha armato Gheddafi, oggi è il più tenace sostenitore dell’attacco. Direi che il rapporto tra la Francia e la riva sud del Mediterraneo è stato sempre passionale. Negli anni del colonialismo i francesi avevano in mano la Tunisia e il Marocco, oggi puntano a diventare protagonisti politici sulla scena del Maghreb”.

Come giudica l’atteggiamento del governo italiano?
“Sinceramente mi sfuggono i motivi dell’esitazione del vostro governo ad avere subito una posizione più decisa nei confronti del vertice libico. Berlusconi ha molti problemi interni, ma dà anche l’impressione di essere piuttosto compromesso dal punto di vista politico con Muammar Gheddafi. Ma c’è da dire che il Colonnello è stato accolto bene anche a Parigi, e anche gli Usa negli ultimi tempi hanno fatto appelli all’amicizia. Insomma, Lockerbie è stata dimenticata in fretta. I commentatori europei e statunitensi si sono sempre attardati sugli aspetti folkloristici del personaggio Gheddafi dimenticando che questo signore ha delle fortissime ambizioni territoriali sull’Africa e ideologiche sul mondo arabo”.

Temete che i bombardamenti possano provocare un esodo di massa di profughi alla frontiera tunisina?
“Dall’inizio dei disordini 90mila rifugiati sono arrivati dalla Libia, erano uomini e donne di tutte le nazionalità, non volevamo e non potevamo mandarli indietro. Con il concorso della Croce Rossa internazionale e delle organizzazioni non governative abbiamo allestito un campo profughi a Ras El Jidir. Per il momento in quella tendopoli sono ospitate 25mila persone, ma la paura dei tunisini è che Gheddafi possa resistere a lungo fino a riprendere in mano la situazione, e questo potrebbe preludere ad un attacco alla Tunisia”.

Mi sembra una previsione francamente pessimistica.
“E’ uno scenario possibile. Gheddafi non ha mai amato la Tunisia, ai tempi di Habib Buorguiba voleva a tutti i costi che la Libia si unisse al nostro Paese, una ipotesi che il governo dell’epoca ha sempre respinto. Non dimentichiamo che la Libia ha organizzato diversi complotti contro Bourguiba, nel 1979 ci fu un tentativo di colpo di Stato e nel 1987 Gheddafi inviò un commando nella città di Gafsa per abbattere il regime tunisino. Con l’avvento di Ben Alì tutto è cambiato, i due si somigliano molto e sono diventati amici”.

Qual è la situazione politica in Tunisia dopo la rivoluzione dei gelsomini?
“Le giro la domanda? Qual era la situazione politica dell’Italia dopo la caduta del fascismo, come siete riusciti a ricostruire la vostra democrazia? Dateci tempo, tutte le rivoluzioni passano attraverso gli stessi processi, anche la nostra ha bisogno di tempo per mettere in circolo tutte le sensibilità politiche, culturali e religiose. Sono nati molti partiti, a luglio si voterà per la Costituente che organizzerà la elezioni e stiamo ancora discutendo su quale forma dare al nuovo Stato. Repubblica parlamentare o presidenziale? La rivoluzione ha due mesi di vita, sappiate solo che la nostra forza è il livello di istruzione dei nostri giovani, i veri protagonisti del cambiamento”.

La Tunisia rischia di avere una forte presenza di partiti islamisti?“Siete voi europei ad esagerare con queste paure, noi siamo un Paese aperto, fin dai tempi di Bourguiba ebrei, cristiani, musulmani e ortodossi vivevano insieme senza conflitti. Si faccia un giro su facebook e vedrà come i tunisini non hanno nessuna intenzione di farsi governare da estremisti islamici. Vinceranno le forze moderate e liberali, questa è la mia previsione”.

Signor Khalsi, parliamo di libertà della stampa tunisina dopo la rivoluzione.“Oggi siamo liberi e vigili, raccontiamo e analizziamo l’evolversi della situazione politica e sociale. E diamo voce a tutti, questo è l’unico modo per arginare gli estremismi”.