Miracolo!

L’uomo dei miracoli di cartone arriva a Lampedusa con una valigia di sogni. L’isola sarà liberata dalla presenza dei migranti tunisini entro 60 ore e poi ripulita da cima a fondo. Sulle rocce crescerà tanto verde, alberi e palme, case e strade saranno ridipinte grazie ad un apposito “piano colore”. Lampedusa, che certamente diventerà premio Nobel per la pace, avrà il suo campo da golf e il casinò, le case avranno colori sgargianti, l’isola diventerà la nuova Portofino. E si pagheranno meno tasse, la zona diventerà franca e libera da ogni burocrazia, il gasolio per i pescatori costerà di meno e il primo pieno sarà addirittura gratis. Un paradiso in terra, che il Cavaliere non intende abbandonare. “Stanotte – annuncia sulla balconata del Comune di Lampedusa – ho acquistato su internet una villa proprio qui”. Applausi. E’ ufficiale: Cetto La Qualunque è un dilettante allo sbaraglio. La realtà, invece, è durissima. Perché a poche ore dall’arrivo sull’isola del Presidente del Consiglio, approdano due barconi zeppi di tunisini, un altro arriva nel pomeriggio con 110 disgraziati a bordo e altri sei pescherecci carichi vengono avvistati dagli aerei di ricognizione nel Canale di Sicilia. Mentre delle sei navi annunciate in rada ce ne sono solo tre. La “Excelsior”, destinata a caricare 1500 tunisini, la “Catania” (capienza 850 persone) e la nave militare San Marco.
Quando Berlusconi mette piede sull’isola ci sono centinaia di persone ad attenderlo sotto la sede del Comune. “Silvio salvaci tu”, c’è scritto su uno striscione attaccato a un muro. Un gruppo di lampedusani lo stacca, gli animi sono di fuoco. L’isola è spaccata tra chi crede nelle promesse del Cavaliere e chi no. Sulla balconata del municipio c’è il sindaco Dino de Rubeis ad aspettare il capo del governo insieme al governatore della Sicilia Raffaele Lombardo. Vede alcuni cartelli che non gli piacciono e imbraccia il microfono. “Ma che è? Togliete sta minchia di cose che se no il Presidente non parla”. Tra la folla un gruppo di Legambiente si vede strappare dalle mani uno striscione, si sfiora la rissa. C’è anche il senatore del Pd Roberto Della Seta. “Andiamo via – ordina ai suoi – basta con questo spettacolo”. Così la piazza è tutta di Silvio. Che arriva e apre la sua valigia dei sogni. Gli accordi con la Tunisia ora ci sono, finalmente, il nuovo governo controllerà le sue coste. I tunisini sbarcati fino ad ora saranno portati indietro perché il governo di Tunisi “si è impegnato alla loro riaccettazione . “Entro due giorni Lampedusa sarà liberata”. La nave San Marco è già in rada, “un’altra in serata porterà via, a Taranto verso Manduria, 1400 persone”. E poi il piano di rinascita. “Ho dato disposizione a Rai e Mediaset – assicura Berlusconi – dei preparare spot e programmi sulle vostre fantastiche bellezze, un vero Paradiso”. E’ un crescendo. Il Cavaliere rispolvera un linguaggio da Prima Repubblica per annunciare “il Piano verde per Lampedusa”. E poi la bellezza. “Suggerisco al sindaco di dotare l’isola di nuovi colori, le strade sono brutte, Lampedusa deve diventare una nuova Portofino”. Stiano tranquilli i lampedusani che il Cavaliere pensa anche alle tasche. “Ho parlato col ministro Tremonti per una moratoria fiscale, previdenziale e bancaria, i pescatori avranno agevolazioni sul gasolio”. E poi il colpo di teatro, la proposta choc (che Berlusconi ha interamente copiato dal quotidiano cattolico Avvenire): “Proporremo Lampedusa alla candidatura del premio Nobel per la Pace”. Ma chi garantirà gli isolani che le promesse del Cavaliere saranno mantenute? “Diventerò lampedusano – assicura Berlusconi – ho passato la notte su internet e ho trovato una bella villa qui, sulla costa francese (che sarebbe Cala francese, ma fa lo stesso, ndr) ci e verrò per le vacanze”. Lampedusa come Napoli ai tempi dell’emergenza rifiuti (anche allora il Cavaliere promise di acquistare una casa), come l’Aquila della ricostruzione mancata (siamo tutti aquilani), come San Giuliano di Puglia del terremoto degli sprechi. Applausi, tutti contenti, raggiante il sindaco De Rubeis, che veste i panni di Giovanni XXIII. “Tornate nelle vostre case e accarezzate i vostri figli”. Le stesse cose Berlusconi le ripeterà nella conferenza stampa (presenti anche allibiti giornalisti di tutto il mondo), con una aggiunta maturata in poche ore: Lampedusa avrà il casinò. Della vergogna di migranti costretti a vivere per giorni sulla banchina del porto tra i propri escrementi, su quella che è stata ribattezzata la collina del disonore, del pericolo di infezioni e malattie e del dramma dei lampedusani, Berlusconi non vuole parlare. Al cronista del “Fatto quotidiano” che chiede spiegazioni risponde nel solito modo: “Sono menzogne, l’emergenza Lampedusa è stata montata dalla stampa”. Poi una delle sue trite battute da Bagaglino, “quando lei si guarda allo specchio la mattina capisco che si incazza”, rintuzzata dal cronista. “Presidente, io mi guardo volentieri allo specchio, non so lei”. Finisce qui, ma la conferenza stampa riserva una novità. Quando i giornalisti chiedono notizie su dove saranno portati gli immigrati, Berlusconi ammette che arriveranno anche nelle regioni del Nord. Quali non lo chiarisce. “Non sono autorizzato a dirlo, perché qui c’è la sindrome del non nel mio giardino”. Bossi e la Lega si riconfermano azionisti di maggioranza del governo.