Mafia: Messina Denaro è il capo della “cupola”

Il processo a lui e ai suoi comoplici si svolgerà a Palermo.

 Il gup Lorenzo Matassa ha deciso. Matteo Messina Denaro, 48 anni, latitante da 18 anni, va processato e con lui i suoi più fidati complici finiti in manette nell’operazione antimafia della Polizia condotta lo scorso anno e denominata “Golem 2”. E cioè:  Nino Marotta, 84 anni, Maurizio Arimondi, 45 anni, Calogero Cangemi, 61, Lorenzo Catalanotto, 31, Tonino Catania, 44, Giovanni Filardo, 48, Leonardo Ippolito, 56, Marco Manzo, 46, Nicolò Nicolosi, 40, Vincenzo Panicola (cognato dei Messina Denaro), 39 anni, Giovanni Risalvato, 57, Filippo Sammartano, 53, Giovanni Stallone 53. Nell’elenco dei rinviati a giudizio c’è anche il super latitante Matteo Messina Denaro, resta il grande assente, anche in questo processo, come negli ultimi che lo hanno riguardato, è difeso da un avvocato nominato d’ufficio. Da tempo ha rinunciato ad un legale di fiducia. Proprio la presenza di Matteo Messina Denaro in testa alla lista degli indagati, e il fatto che la Procura antimafia di Palermo lo ha collocato a capo della «cupola» mafiosa siciliana ha portato il gup Lorenzo Matassa a fissare, come si diceva, il processo dinanzi al Tribunale di Palermo, prima udienza 13 maggio. Oggi dinanzi ai giudici di Palermo Matteo Messina Denaro è sotto processo in altro processo, per il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Santino. Messina Denaro è ritenuto tra coloro i quali gestirono il sequestro del bambino e fu tra quelli che lo vollero morto.

Salvatore Messina Denaro il fratello del boss latitante Matteo verrà giudicato invece per le sue accuse di mafia col rito abbreviato senza che il Comune di Castelvetrano, territorio dove i Messina Denaro hanno concentrato la loro azione, si sia costituito parte civile. Unico ente locale presente è il Comune di Campobello di Mazara, altre parti civili sono Confindustria, due imprenditori, uno di questi è Nicola Clemenza di Partanna che subì un incendio per avere avuto l’aridre di costituire un consorzio oleario, il fondo antiracket italiano, Addiopizzo. Continuano a disertare l’udienza sebbene avessero avuto diritto quantomeno ad avanzare richiesta di ammissione, la Regione, la Provincia regionale, il Comune di Partanna nel cui territorio sono stati messi a segno delle intimidazioni. Nel corso dell’udienza di ieri ha patteggiato a 2 anni le accuse di essere stato «manovale» a disposizione dei boss, Salvatore Sciacca. Al rito abbreviato (prossima udienza 26 maggio) accedono oltre a Salvatore Messina Denaro, 58 anni, anche altri tre indagati, Andrea Craparotta, 47, Matteo Filardo, 43, Raffaele Arimondi di 51.Il processo scaturisce dall’indagine della Squadra Mobile di Trapani e Palermo e dello Sco, denominata «Golem 2», quella che prese di mira il gruppo di favoreggiatori più vicini al latitante Messina Denaro.