Lombardia: terra di mafia

(di Luca Rinaldi)
“Infiltrazioni”. Forse oggi parlare di infiltrazioni delle mafie al nord risulta riduttivo del fenomeno a cui, più o meno consapevolmente, stiamo assistendo. Sono decenni che le mafie (con mafie si intendono Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita e quelle internazionali), si infiltrano a nord, soprattutto nella ricca Lombardia e quando i periodi sono di crisi, la presenza non è più un’infiltrazione, ma un nemico con cui quotidianamente si combatte.
Come si può pretendere crescita e libero mercato in un paese dove le mafie non sono un’infiltrazione ma una presenza fissa? La mafia in quanto parola è la negazione stessa di una libertà. E quanti commercianti, imprenditori, cittadini comuni che cercano di vivere decentemente e liberamente quotidianamente, si scontrano con essa. Probabilmente la maggior parte di questi ne è inconsapevole, ma quando assistiamo a veri e propri ‘sacchi edilizi’ nelle città, dove si costruiscono case su case che rimarranno sfitte, dove agli appalti partecipano sempre i soliti noti e ai subappalti i soliti ignoti che si portano via fette di mercato. Poi il racket, le estorsioni, il narcotraffico, l’usura e il riciclaggio.
INFILTRAZIONE O PRESENZA FISSA? – Parlare di ‘infiltrazioni’ delle mafie in Lombardia, come in tutto il nord Italia sminuisce un fenomeno preoccupante, che dopo decenni sta toccando l’apice e comincia a farsi vedere. Perchè la mafia al nord, e soprattutto in Lombardia, è sempre stata tabù per tutti, così la Direzione Nazionale Antimafia nella sua ultima relazione ha trovato opportuno usare il termine ‘colonizzazione’, soprattutto nei riguardi della ‘ndrangheta, che pone sotto il proprio controllo almeno l’80% delle attività criminali in Lombardia.
Su questo fenomeno interviene anche il sostituto procuratore di Reggio Calabria Nicola Gratteri “Non ha senso parlare di infiltrazioni quando ormai le mafie in Lombardia hanno messo le radici dagli anni 70. A chi giova continuare a sottovalutare l’allarme delle cosche?”. Per Gratteri, che rilascia una intervista al Corriere della Sera di Milano dell’11 marzo scorso, il sonno della Lombardia sul problema delle mafie è preoccupante, allineandosi così a quanto sostenuto anche dalla coordinatrice delle Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) milanese Ilda Boccassini.
Nella ‘locomotiva’ d’Italia le ‘ndrine avrebbero 500 affiliati e un giro d’affari netto di circa 44 miliardi di euro l’anno, e in più il ricco piatto dell’Expo, su cui qualcuno, con la complicità degli amministratori locali, avrebbe già messo gli occhi e le mani.

Milano e l’hinterland sono le aree che fanno gola agli affari delle mafie, e non da quest’anno. Numerose sentenze e ordinanze (Nord-Sud, Parco Sud,Cerberus, Infinito, giusto per citare quelle concentrate su Milano e non sono nemmeno tutte) confermano una presenza fissa da decenni e con contatti opportunamente piazzati all’interno di istituzioni e partiti. Ma non sono solo gli atti giudiziari a consegnarci l’immagine di una città e del suo hinterland in mano alle mafie.
Perché basta spendere qualche euro e prendere un treno sulla tratta della Milano-Mortara e guardare fuori dal finestrino. Palazzoni in continua costruzione, gru che fanno capolino ovunque vada a cadere l’occhio e terreni abbandonati da decenni in cui probabilmente un carotaggio sconsiglierebbe la vicinanza di qualunque essere umano; terreni su cui, vedi il caso del quartiere Santa Giulia, si costruiscono interi quartieri con tanto di scuole e asili. E anche il treno su cui viaggi, sulla linea Milano-Mortara, viaggia su terra spostata dai calabresi. Ma non da calabresi qualunque, ma da quelli delle ‘ndrine di Platì.
SCIOGLIMENTI E DIMISSIONI AD MAFIAM – Ma i lombardi di mafia sanno poco o nulla, a parte quelli che con essa si sono scontrati o incontrati. Basti pensare che nell’inchiesta che oggi ha portato a 35 nuovi arresti in regione, si scrive come le ‘ndrine chiedevano e stiano chiedendo tutt’ora il pizzo anche ai paninari dello stadio San Siro e avessero in mano gli affari della Tnt trasporti. Quest’ultima inchiesta riporta all’attenzione i contatti tra le cosche e la politica locale. Rapporti pericolosi che fanno passare all’incasso le cosche e mai i cittadini. Così ci sono comuni che vengono sciolti dal Ministro dell’Interno, imponendo quindi alla giunta in odore di mafia di non potersi ricandidare (per il nord Italia vedi Bardonecchia nell’ormai lontano 1995 e il più recente Bordighera), mentre poi arrivano le dimissioni ‘ad mafiam’, come in quel di Desio oppure, scendendo più a sud aFondi, che dopo il commissario vedranno ricandidarsi gli stessi personaggi. Ma in Lombardia, lo scioglimento del Comune non s’ha da far.
Oggi la ‘ndrangheta è la più potente organizzazione criminale presente in Italia e una delle più internazionali, come hanno mostrato, per esempio le recenti operazioni Marcos e Crimine 2. Sodalizio criminoso quello ‘ndranghetistico sottovalutato fino a oggi, ma che al contrario di quanto si è sostenuto in passato è stato in grado di organizzarsi in modo verticistico e orizzontale, riuscendo a controllare in maniera estesa territorio e traffici illeciti, arrivando anche a compiere azioni eclatanti proprio dove si necessita la creazione di nuove alleanze e il raggiungimento di nuovi equilibri.
E’ stato anche lo stesso Mario Draghi, governatore di Bankitalia, a riportare all’attenzione ilfenomeno ‘turbativo’ che le mafie portano nell’economia, così come la necessità di combattere i continui contatti che questi intrattengono con esponenti locali di primo piano, sia della politica, sia dell’economia. Solo nell’operazione ‘Infinito’ dello scorso luglio i rapporti emersi tra le cosche in Lombardia e amministratori, politici, semplici candidati, conta il coinvolgimento di 13 politici milanesi che hanno potuto beneficiare, secondo le accuse dei voti della criminalità organizzata. Tanto che nelle intercettazioni emerge quella di Carlo Chiriaco, ex direttore dell’Asl di Pavia, promettere di fare campagna elettorale con la “pistola spianata” in favore dell’amico Giancarlo Abelli (non indagato). Il processo stralcio a Chiriaco è iniziato lo scorso 9 marzo, in cui è a giudizio con l’ex assessore comunale al Commercio di Pavia, Pietro Trivi, con le accuse di turbativa d’asta e corruzione elettorale. Lo stesso Chiriaco sarà anche tra i processati per l’inchiesta “Infinito” il prossimo 11 maggio.
I ‘TRAFFICI’ LOMBARDI DEI CLAN – Qui brevemente proviamo a fare una panoramica sugli affari della ‘ndrangheta emersi dalle ultime inchieste della magistratura. In uno degli ultimi provvedimenti del Giudice per le Indagini Preliminari, Giuseppe Gennari, si legge come i boss hanno potenziato la propria attività cercando di mettere le mani sugli appalti più “prestigiosi della regione, ma anche nel mondo della sanità, nel campo immobiliare, in quello della pubblica sicurezza, facendo anche affidamento sui politici locali”. Contatti che secondo Gennari “rappresentano un capitale aggiunto di notevole valore e interesse”.
Così da quei 170 arresti dello scorso luglio nell’ambito dell’inchiesta ‘Infinito’ emerge che i capi della ‘Provincia lombarda’ – pur rimanendo in contatto col mandamento della ‘Ionica’ – attraverso la società Perego, erano presenti sui cantieri per ‘City Life’, a Milano. Da qui si muovevano per il nuovo centro industriale a Orsenigo, provincia di Como, del Quartiere Mazzoni e dell’area ex Ansaldo, sempre nel capoluogo lombardo.Addirittura la Perego, in mano al clan calabrese degli Strangio concorrevano per la realizzazione del nuovo edificio a uso giudiziario davanti a Palazzo di Giustizia a Milano, del deposito Atm e della Polizia Municipale milanese. L’evoluzione criminale diventa imprenditore di alto rango prendendosi i maggiori appalti in regione e provando a scalare l’azienda trentina Cosbau, impresa trentina coinvolta nella ricostruzione a L’Aquila e aspirante quotata in Borsa.
Ma non basta l’impresa, per lavorare ci vogliono gli amici, allora si sviluppa quel patrimonio di contatti con le istituzioni che diventa il vero valore aggiunto dei sodalizi criminali. Si aggancia il direttore dell’Asl di Pavia Carlo Chiriaco, il quale, insieme al commercialista Pino Neri è uno dei referenti più accreditati della ‘ndrangheta al nord. Nelle intercettazioni, Chiriaco promette di fare campagna elettorale in favore del deputato Pdl Giancarlo Abelli “con la pistola spianata” e intanto influisce anche su una gara d’appalto nel piccolo comune in provincia di Pavia a Borgarello, il cui sindaco Giovanni Valdes è stato arrestato lo scorso ottobre.
Dalle indagini spunta un altro politico, ex assessore all’ Ambiente, Massimo Ponzoni, il quale non risulta però indagato. In quota agli amministratori locali vicini alle cosche, a Pero, c’è stato Davide Valia, il cui interessamento avrebbe permesso al clan Valle (di stanza tra le provincie di Pavia e Milano) di ottenere alcune aree in vista dell’Expo per aprire anche un mini casinò, vere galline dalle uova d’oro per lo cosche del nord. Gli stessi Valle si rivolgono poi a un altro professionista, l’avvocato Luciano Lampugnani, per non parlare poi degli interessi immobiliari della Kreiamo Spa di Alfredo Iorio che vedeva l’interessa delle cosche Barbaro e Papalia, attive in quel di Buccinasco. Quest’ultimo caso emerse in occasione dell’inchiesta Parco-Sud in cui in manette finirono anche i boss Salvatore e Rosario Barbaro condannati in abbreviato lo scorso ottobre. A febbraio 2010, poi, vennero arrestati Tiziano Butturini, ex sindaco Pd di Trezzano sul Naviglio, e Michele Iannuzzi, consigliere comunale del Pdl. Sempre agli affari dell’Expo girano gli interessi dell’immobiliarista Adolfo Mandelli.
Poi vaste disponibilità di beni e interessi di vario tipo che portano nelle zone di Milano, Brescia, Varese, Pavia, Lodi, Monza e altre provincie lombarde personaggi come il boss Mandalari o Vincenzo Rispoli, ritenuto dalla DDA a capo della ‘locale’ di ‘ndrangheta di Lengano-Lonate Pozzolo.
Fino all’odierna operazione che ancora una volta mostra come la ‘ndrangheta sia in grado di creare veri e propri serbatoi di voti per poi avere in cambio concessioni e favori all’interno delle giunte locali. 35 arresti e sequestri di beni per 2,5 milioni di euro che fanno emergere uno scenario di campagne elettorali organizzate gomito a gomito con la ‘ndragheta, il controllo dei locali notturni milanesi e della distribuzione con la Tnt (ex Traco). Il tutto facente capo ai boss Pepè Flachi, Paolo Martino e Giuseppe Romeo.
Nella conferenza stampa di questa mattina Ilda Boccassini ha però escluso che vi siano indagini a carico di politici, ma evidenziando il ruolo che soprattutto il boss Flachi avrebbe avuto nell’organizzazione della campagna elettorale in occasione delle amministrative del 2009 da Massimiliano Buonocore, figlio di Luciano, presidente del consiglio comunale di Peschiera Borromeo in quota Pdl.
Ma il dato più sconcertante dell’ultima inchiesta reso questa mattina da Ilda Boccassini riguarda gli incontri degli affiliati alla ‘ndrangheta , arrestati stamattina, i quali avrebbero organizzato anche riunioni in uffici messi a disposizione da alti funzionari amministrativi (che non risultano indagati) degli ospedali Niguarda e Galeazzi di Milano. Il particolare delle riunioni nelle sale ospedaliere milanesi organizzate per Paolo Martino e Giuseppe Romeo è emerso dall’inchiesta che oggi ha portato agli arresti di 35 persone. “Si incontravano non per strada – ha sottolineato Boccassini – ma in un ambiente neutro con la scusa ufficiale che dovevano andare in ospedale a trovare Giuseppe Flachi in cura al Galeazzi”.
Poco da stupirsi nella regione del “da noi non può esserci la mafia, non è nel nostro Dna”, oppure del “chi parla di mafia a Milano è perchè vuole infangarne il buon nome”. Intanto le mafie ringraziano e passano all’incasso, a danno di tutti e a favore loro.
(pubblicato su http://lucarinaldi.blogspot.com)