La rivoluzione fragile della Tunisia

Il terrore è che presto la guerra civile in Libia si scaricherà anche sulla Tunisia i suoi effetti devastanti. La macelleria di Gheddafi va avanti e riverserà migliaia di profughi sull’Egitto e sulla fragile rivoluzione tunisina. “Non sono solo gelsomini – ci diceva uno studente universitario a Tunisi- ancora una volta il mondo arabo pagherà un prezzo altissimo agli interessi dell’Occidente , alle distrazioni dell’Europa e al disinteresse della vostra opinione pubblica”. E’ giovedì e lo studente Whaid è assieme ad un centinaio di persone che protestano. C’è Hillary Clinton e per alcune frange dei nuovi movimenti sorti al’improvviso dopo la cacciata di Ben Alì, la visita è poco gradita. “Il vostro mondo chiede agli arabi di tenere fuori dalla politica dei governi le punte più radicali dell’estremismo islamico, ma quale aiuto state dando ala nostra rivoluzione? Perchè l’Occidente, la Nato, l?unione europea non sono intervenuti prima per fermare il macellaio Gheddafi?” dice una studentessa di architettura..
Il piccolo corteo blocca il centro amministrativo e politico della città, il traffico è impazzito, ma la presneza dei poliziotti e dei militari è discreta. Dalla fola slogan contro gli USA , foto al carcere irachena di Abu Ghraib, parole estreme di rabbia. Anche la stampa è contro la presenza della Clinton. “Quale nuova minaccia inventeranno ora gli USA per tenere in scacco la Tunisia? Loro hanno fabbricato Ben Alì perché lo ritenevano il baluardo contro l’integralismo. Madame Clinton cosa è venuta a fare, cosa ci ha portato? E qui forse per tastare il polso della Libia?” Anche l’atteggiamento italiano nei confronti del colonnello Gheddafi oggi, e del deposto Ben Alì ieri, non piace agli osservatori tunisini. Kaled Guermiz, columinst del quotidiano Le Temps, ieri ha scritto un commento duro fin dal titolo “Il geniale ministro Franco Frattini”. “Il ministro degli Esteri italiano – si legge- ha appena proposto, per regolare il problema libico, di organizzare un summit europeo, arabo, africano. Ammirevole, solo che ha dimenticato di precisare che lo faranno nel 3011 su Marte”. L’editorialista non ha apprezzato l’atteggiamento temporeggiatore del governo italiano sulla Libia. “Quello che Frattini voleva dire veramente è diamo un semaforo verde a Gheddafi per annientare il popolo libico, come ha fatto del resto un certo Mussolini”.
La rivoluzione tunisina è fragilissima. Lo ammettono in tanti, e negli ambienti più divesri:dagli universitari agli operatori economici, tutti temono che il ciclone che si sta abbattendo sulla Libia possa travolgere anche la Tunisia che faticosamente tenta di darsi un futuro dopo gli anni di ben Alì e del suo clan.. Il professor Rammah Mourad è un raffinato intellettuale che ricopre l carica di Conservatore della Medina di Kairouan, la prima capitale dell’Islam nell’Africa del Nord. Lo incontriamo nel suo ufficio e parliamo della nuova tunisia. Parliamo dei sussulti che scuotono il suo Paese, della crisi libica e del rischio che anche su questa sponda del mediterraneo tanto vicina all’Italia l’integralismo islamico prenda forme e conquisti spazi di potere politico. Sorride:“non è nella nostra tradizione, qui da noi non si è mai sviluppata quella lacerazione tra mondo politico e religioso che sta devastando il Medio Oriente”. E ci racconta con l’orgoglio dell’uomo di studi che ama la sua terra, di Kairouan, dell’influenza dei sunniti sulle arti e le scienze, ci parla di come gli archi della grande moschea cittadina siano sorretti da colonne romane recuperate nel corso dei secoli dagli architetti sunniti. Su uomini come il signor Mourad si sta tentando faticosamente di costruire la nuova realtà tunisina. “Kairouan – ci dice- è patrimonio dell’umanità, siamo orgogliosi di questo, ma il vecchio regime non ha mai investito nei beni culturali, per la Medina della città, un luogo bellissimo, metteva a disposizione solo 250mila euro l’anno. Una miseria. La verità è che Ben Alì ha puntato tutto sul turismo balneare favorendo così solo i grandi network mondiali del divertimento a basso costo. Ora si cambia”.E’ la rase che senti ripetere quasi in modo ossessivo. Si cambia, ma come? Ben Alì è stato cacciato, il suo partito cancellato ( “Read decagè” cè scritto con lo spray sui muri), ma buona parte dell’apparato statale legato al precedente regime è rimasto intatto. Cosa potrà accadere con partiti che si richiamano all’Islam più radicale ( ieri eravamo a Suisse, città turistica della costa e abbiamo visto un corteo di almeno 400 persone organizzate da uno di questi movimenti) e con la Libia in guerra, è un mistero.

(pubblicato su Il fatto Quotidiano del 19 marzo 2011)