E Musolino aveva ragione…..

Aveva sempre fatto il suo dovere egregiamente. Dato che aveva finalmente messo in luce quei legami fra mafia e politica di cui in tanti si riempiono la bocca senza avere il coraggio di fare nomi. Per questo è stato cacciato dal suo giornale, Calabria Ora. E per lo stesso motivo il giudice ha chiesto il reintegro di Lucio Musolino in una ordinanza notificata ai legali del giornalista. A soli 27 anni Musolino ha un curriculum di tutto rispetto e dopo la sua partecipazione al programma di Michele Santoro, Annozero, è iniziata la collaborazione anche per il Tg La7, proseguendo anche quella con “il Fatto”. Una prima verità a Calabria Ora è arrivata dunque. Dato che da mesi e, con l’arrivo del nuovo direttore Piero Sansonetti, il quotidiano calabrese prima diretto da Paolo Pollichieni, va avanti fra mille polemiche. In particolare è stato proprio il “caso Musolino” a mettere in evidenza il cambio di linea del giornale. Il giornalista lo scorso ottobre aveva ricevuto il fax di licenziamento nella redazione di Reggio Calabria, proprio dopo la partecipazione ad Annozero e alcuni articoli sul governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, che evidenziavano l’intreccio mafia-politica. La difesa di Calabria Ora è apparsa ai giudici “infondata”, anche perché Musolino non aveva ricevuto nessun preavviso né dalla proprietà né dal direttore. Il giudice del lavoro di Reggio Calabria, Patrizia Morabito, valutando il ricorso presentato dai legali di Musolino, Natale Carbone e Maria Grazia Mammì, ha ordinato agli editori e al direttore Sansonetti, di reintegrare immediatamente il giornalista. Lo stesso che, proprio in ragione del suo lavoro di inchiesta e denuncia sociale, aveva ricevuto una intimidazione.  Lo scorso agosto, tornando a casa, Musolino notava infatti una tanica di benzina e accanto un bigliettino: “questa è per te e non per la tua macchina” la frase impressa. Nonostante ciò Musolino non si era fermato, aveva dimostrato ai lettori e al suo giornale, di volere andare avanti nell’inchiesta sulla ‘ndrangheta e su quella famosa zona grigia che include anche i politici corrotti. Prima del licenziamento più volte il giornalista, dopo l’arrivo del nuovo direttore Sansonetti, si era lamentato per la censura ad alcuni suoi articoli. Musolino aveva sempre ribadito di voler continuare a scrivere allo stesso modo, ovvero come veniva fatto prima con l’ex direttore Paolo Pollichieni, mentre invece, con il cambio di direzione trovava una certa ostilità nei suoi confronti. Insomma, la libertà che al giornalista era stata garantita (almeno a parole), non ha trovato riscontro concreto nei fatti. Dato che c’era sempre la minaccia delle censure ad attenderlo dietro l’angolo. E, in ultimo, il licenziamento arrivato come una doccia fredda. Una prima verità – come evidenziato prima – a Calabria Ora, perché le polemiche intorno al giornale vanno avanti dallo scorso 19 luglio. Quando nel suo editoriale di addio l’ex direttore Pollichieni palesava il coinvolgimento dei “poteri forti” intervenuti per allontanare il direttore da un giornale che si era ritagliato uno spazio credibile e serio in una regione assetata di verità. Insieme a Pollichieni andarono subito via dal giornale altri otto giornalisti, l’ossatura del quotidiano. In questo clima veniva cacciato Musolino qualche mese dopo. E a questo punto si può dire con certezza che Musolino fu licenziato per ingiusta causa. E probabilmente per fermarlo nell’inchiesta sulla mafia, assecondando i cosiddetti “poteri forti”.