Al confine con la Tunisia dove aspettano l’onda di profughi

Tunisi – “Cosa accadrà adesso noi non lo sappiamo. Quanta gente scapperà dalla Libia non possiamo prevederlo. Quali saranno le conseguenze sui flussi migratori della decisione sulla no fly zone e dell’ordine imposto a Gheddafi di ritirarsi non siamo in grado di valutarlo”.

Fernando Calado, responsabile dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), non azzarda previsioni. Come tutti i responsabili delle organizzazioni umanitarie non governative, degli analisti di questa parte del Nordafrica, e finanche dei governi che confinano con l’inferno libico, si aspetta solo il peggio. “Perché Gheddafi è imprevedibile”, è il giudizio che Phlippe Hugon, analista politico internazionale, affida alla stampa tunisina. “Con l’annuncio del cessate il fuoco, il Colonnello tenta di guadagnare tempo. Il suo obiettivo è quello di continuare a gestire la parte della Libia che in questi giorni di contrattacco ha riconquistato”.

Punterà, continua Hugon, a fare pressioni sui vertici politici francesi e sulla comunità internazionale, ma “la situazione è ancora incerta, perché fino a questo momento, al di là delle dichiarazioni anche del suo ministro degli Esteri, non ha messo in campo atti concreti di ritiro delle truppe”.Gheddafi, è il timore che si raccoglie anche sulla sponda tunisina, è ancora forte dal punto di vista militare. Ha in mano l’aviazione, dai 10 ai 12 mila soldati più le truppe mercenarie, dispone di carriarmati e missili terra aria. La reazione del Colonnello sarà dura. Per questa ragione i Paesi che confinano con la Libia nei giorni scorsi sono stati invitati a tenere aperte le frontiere per facilitare l’esodo dalla Libia.
Nelle ore passate, calcolano le autorità di frontiera, almeno 300 mila persone sono fuggite dal Paese. Si tratta di libici, ma anche di lavoratori tunisini, nigeriani, egiziani e di altre nazionalità terrorizzati dalla repressione delle truppe e delle milizie fedeli al Colonnello. I profughi fuggono verso la Tunisia, l’Egitto, l’Algeria e il Niger.

Secondo notizie raccolte negli ambienti delle organizzazioni umanitarie, giovedì scorso è stato segnalato un convoglio di 70 camion zeppi di lavoratori africani e diretto verso il Niger, mentre sulla frontiera egiziana premono i profughi libici terrorizzati dalla repressione scatenata da Gheddafi e dall’imminente escalation del conflitto. L’Onu ha calcolato che dall’inizio della crisi non meno di 400 mila persone sono scappate dalla Libia, “ma si trattava di una stima destinata al grande pubblico”, ammette un funzionario. Le frontiere tunisine più esposte sono quella di Jidir, Gabes e Djerba, dove sono state allestite tendopoli, requisite scuole e alberghi per accogliere i rifugiati, almeno 90 mila dall’inizio della crisi libica. Non solo lavoratori tunisini, ma anche egiziani e africani accolti dal nuovo governo tunisino, e soprattutto dalla gente comune, con grande spirito di solidarietà. Le storie che i profughi raccontano sono terribili. “Eravamo dei bersagli viventi”, racconta per telefono Nadir, un giovane lavoratore egiziano. “Ora voglio solo tornare nel mio Paese e fuggire per sempre dalla guerra. Le milizie di Gheddafi non fanno distinzioni, per loro chi è contro il Colonnello è un nemico da abbattere”.

Cosa accadrà adesso è difficile dirlo, di quale entità sarà la marea umana che si abbatterà sulle frontiere tunisine, egiziane e nigeriane non è possibile stabilirlo. Bisogna aspettare la reazione di Gheddafi e dei suoi macellai all’intervento della Francia e degli altri Paesi che gli impongono la ritirata.

Di sicuro, già adesso, il Movimento Internazionale Croce Rossa e Mezza Luna Rossa, si sta organizzando al confine. In attesa della ondata in fuga.

(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 20 marzo 2011)