Promessi Sposi a Gomorra

(di Alessandro Chetta)
Don Rodrigo e Lucia in salsa casertana“Addio monti sorgenti dall’acque…” forse è un attacco esagerato per un articolo del genere. Ma se descriviamo la fuga di una fanciulla, coadiuvata dai genitori, per allontanarsi dalle insidie del signorotto del luogo, allora un che di manzoniano spunta. Il lago di Como è lontanissimo, però: qua siamo a Cancello Arnone, provincia di Caserta, la ex terra di lavoro dipinta a torto o a ragione come Gomorra. Il don Rodrigo sarebbe il boss locale e Lucia la ragazza di paese concupita. La “poesia” finisce qui perché questa storia ha come epilogo un’ordinanza del giudice, le divise dei carabinieri, e 5 arresti.

I fatti: Antonio Santamaria, 35enne pregiudicato, capozona di Cancello Arnone per conto del superlatitante dei Casalesi, Michele Zagaria, s’era infatuato di una giovane del posto. Per convincerla a “mettersi con lui” non le manda 100 rose bianche sull’uscio di casa ma una bomba. Sì, un ordigno che secondo le indagini di pg è stato sistemato davanti ai cancelli dell’azienda del padre. Un solo segno d’amore non bastava. Perciò pare che il ràs abbia pure fatto una tiratina d’orecchie al fratello di lei, facendolo pestare a sangue dai “bravi”, gli affiliati al clan. Ed eccoci all’addio ai monti. Il padre della ragazza, impaurito e stremato dall’arroganza criminale del don Rodrigo in salsa casertana, per mettere in salvo la figlia l’ha obbligata a trasferirsi in una località del Nord.

E Santamaria? Nel corso di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli i militari hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti e per altre 4 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di estorsione, violenza privata, possesso di materiale esplodente e favoreggiamento personale. Si tratta di Cristiano Carlo, 60 anni, Morena De Chiara, 34 anni, Giovanni Scioria, 40 anni e Giulia Tummolo, 67 anni. In galera, dunque. Questo il finale immaginato dai magistrati inquirenti (poi ci sarà il processo), mentre Manzoni la fece scontare in maniera un po’ diversa al suo personaggio, che schiattò di peste al Lazzaretto. La morale, se c’è una morale, è che oggi come allora (il Seicento è il secolo di Renzo e Lucia) i signorotti arroganti e camorristi, alla lunga, finiscono male, e senza spillare manco la benedizione di un fra Cristoforo de noantri.