Inefficace testamento?


Una normativa sulla fine della vita umana. A leggerla così vengono i brividi: il diritto che assurge all’etica, che fa proprio un ambito con cui nulla deve avere a che fare. Ma un problema etico c’è, più di uno. Nei casi di malattie gravissime entra in gioco la disponibilità o meno all’esistenza; il dovere di curare sempre e comunque. E ancora la volontà del malato di scegliere con una “dichiarazione anticipata di trattamento” quelle che saranno le sue cure, o quella che sarà la sua morte nel momento in cui tale volontà non potrà essere espressa.

Raffaele Calabrò, senatore Pdl, ha presentato un disegno di legge che approderà alla Camera dei Deputati. Il ddl Calabrò prevede l’istituzione della “dichiarazione anticipata di trattamento” che può essere sottoscritta da chiunque, con la possibilità di rifiutare cure mediche “non efficaci”. Ma vieta al tempo stesso l’assistenza al suicidio o ogni forma di eutanasia. Non si può infatti sospendere l’alimentazione e l’idratazione artificiale, poiché vengono considerate come “forme di sostegno vitale” e non cure mediche

Ed è già partito il dibattito – anche se un po’ in sordina a causa degli eventi di politica internazionale e nazionale che hanno preso il sopravvento sui media italiani.Come ha giustamente affermato il direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara, la legge è “pasticciata, irrimediabilmente sbagliata”. Non fa altro che dire “al cittadino: fai pure testamento ma sappi che non sarà vincolante, e anche su due punti cruciali come l’idratazione e la nutrizione di persone in stato vegetativo, la tua volontà non verrà ascoltata”.L’introduzione del testamento biologico è, dunque, una novità per il nostro ordinamento. Ma una novità anche rispetto alle normative di altri stati sugli stessi temi. Infatti siamo i primi ad aver introdotto un testamento di fine vita con una rilevanza quasi nulla. Lo si redige, ma a tempo dovuto non avrà alcun valore nei “due punti cruciali”.

 Basterebbe rifarsi a un concetto. Quello della circolarità del diritto. Guardando cioè le normative di altri Stati, che già consentono l’uso del testamento biologico, e da queste partire. Basterebbe volgere gli occhi al nord: in Olanda, Belgio e Danimarca.In quest’ultimo Paese il testamento biologico (living will) è riuscito a porre un freno all’accanimento  terapeutico su persone divenute incapaci di intendere e di volere. Nonostante diversi tentativi di riforma ancora oggi in Danimarca l’eutanasia riguarda i malati terminali, in quanto le disposizioni del living will hanno effetto obbligante nei confronti dei medici solo per quei pazienti. Le norme penali che puniscono l’aiuto al suicidio e l’omicidio su richiesta, inoltre, rimangono, ma viene prevista una clausola di non punibilità per i medici che hanno agito sotto “l’influenza di una forte emozione”.

In Olanda l’eutanasia era un fenomeno diffuso e sommerso; il potere dei medici, nelle “zone d’ombra” dell’intervento dello Stato, di fatto incontrollabile. Si è così intervenuti per far emergere il fenomeno regolamentandolo, senza lasciarlo nella clandestinità.

In Belgio si è guardato al modello olandese. La legge venne adottata nei primi anni del 2000 ed è basata sul principio del rispetto del pluralismo etico che è proprio della società belga. Qui il testamento di vita è valido per 5 anni ed ha tutti gli effetti sui medici curanti e su quelli che dovranno valutare la malattia.

La caratteristica di queste normative è che si tratta di leggi monitorate. Cioè di norme che ogni anno vengono valutate, studiate, discusse e controllate dal parlamento o da organi incaricati. Si tenta così di affinarle, di limarle e migliorarle.

Perchè non guardare a quei Paesi? Perchè non aprire un dibattito serio, coinvolgendo esperti, medici, giuristi? Che l’Italia non sia ancora pronta a questo passo?

L’unica speranza è che su certi temi non ci sia la solita guerra per bande e le solite strumentalizzazioni, “un clima da stadio e da regolamento dei conti”, come ha detto Ignazio Marino del Pd, che non aiuta a creare un profondo e vero confronto etico e culturale.