I “Rottamatori” del PDL

(di Gaspare Serra)

Sara Giudice, la temeraria consigliera “anti-Minetti”…Esiste una difficoltà di “selezione della classe politica” e di “democrazia interna” ai partiti?
Ed esiste un problema di carenza di “meritocrazia” in politica (una “questione morale”, specie coniugata al femminile)?
Questi gli interrogativi sollevati da Sara Giudice, giovane militante prima di Forza Italia e poi del Pdl, dal 2006 consigliera circoscrizione a Milano.
Domande che l’hanno spinta ad intraprendere un’iniziativa “inedita” nel suo partito (per la quale è salita alla ribalta delle cronache nazionali): l’indizione di una petizione pubblica per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti, “igienista dentale” del Premier eletta alle elezioni regionali del 2009 dopo essere stata inserita “in extremis” nel listino bloccato del governatore Formigoni!

Tale iniziativa era destinata a suscitare “infuocate polemiche” e prese di distanza nel Pdl (partito ontologicamente poco “propenso” alla dialettica interna…).
Quello che in pochi si sarebbero aspettati, invece, sono le ampie “simpatie” che la Giudice ha riscosso tra la sua stessa base: ad oggi, sono oltre “12 mila” le firma raccolte!
Adesso, però, la Giudice rischia di pagare “a caro prezzo” il coraggio mostrato nello sfidare pubblicamente il suo Presidente: la prospettiva che le si apre davanti è l'”espulsione” dal partito!
Troppo “rischioso” concedere spazio e visibilità ad una “meteora” fuoriuscita dall’”orbita totalizzante” dal leader?

Convinto che sia sempre auspicabile “dar voce a chi non ne ha” (o a chi vorrebbero toglierla!), allora, ho invitato Sara Giudice a concedermi un’intervista per spiegare le sue ragioni e rispondere alle pesanti critiche ricevute (si è messa già in opera quella che Saviano ha definito la “macchina del fango”?).
Un’intervista che, in quanto di grande interesse politico-culturale (oltre che d’estrema attualità), ho deciso di porre alla vostra attenzione qui di seguito…

SARA GIUDICE SI CONCEDE ALLE NOSTRE DOMANDE…

Gaspare Serra: Grazie per aver accettato di confrontarti liberamente con “noi” (uso il “plurale maiestatis” parlando anche a nome dei lettori…).
La prima domanda che sorge spontaneo porti è la seguente: quando (e perché) hai maturato l’idea di una petizione pubblica per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti?

Sara Giudice: Ho contestato la sua candidatura al mio partito più di un anno fa, ancor prima che fosse formalizzata…
Il motivo? Semplicemente perché mi sono resa conto che la candidatura della Minetti sarebbe stato un esempio “estremamente negativo” per i giovani, una dimostrazione di facile “arrivismo”, di ricorso a scorciatoie e compromessi per puntare alla scalata sociale!

Quante firme hai raccolto ad oggi (e quante speri di aggiungerne)?
Cosa rispondi, inoltre, a coloro che denunciano che a firmare la petizione siano soprattutto elettori di sinistra (cui farebbe comodo strumentalizzare un certo “malessere” intero al Pdl)?

Le firme raccolte sono già più di “12.000” e la raccolta terminerà solo quando nessuno più firmerà.
La petizione (che è “pubblica”, quindi controllabile!) è stata sottoscritta, inoltre, per ben il “75%” da elettori di centrodestra delusi da come stanno andando le cose…

Cosa ti auguri di ottenere tramite questa iniziativa?
Mi auguro semplicemente di ridare “orgoglio” al centrodestra.
Noi abbiamo aderito al messaggio politico di Silvio Berlusconi perché ne abbiamo condiviso valori e speranze… Strada facendo, invece, ci siamo ritrovati con un personale politico dedito solo ai propri affari ed a soddisfare le propri esigenze “di ogni tipo”!
Essere uomini (e donne) impegnate in politica, invece, vuol dire a mio avviso avere anche un’etica ed un comportamento (sia pubblico che privato!) che deve essere di “esempio”.

Perché hai voluto esser presente alla manifestazione di Giuliano Ferrara (“In mutande, ma vivi”) dello scorso 12 febbraio?
L’accoglienza che hai ricevuto dal Presidente della tua regione, Roberto Formigoni, non lascia intendere che la tua sia una battaglia alquanto “solitaria” nel partito?

Ho voluto essere presente per testimoniare la contraddizioni di persone come Ferrara che ieri si battevano per il diritto alla vita e oggi per difendere i “capricci” del Premier, oppure della Santanchè che ieri di Berlusconi asseriva che al Premier piacevano solo “donne orizzontali” e che oggi (magari per interesse economico…) lo difende a spada tratta.
Quanto a Formigoni toccherà a lui spiegare al popolo di Comunione e Liberazione se i valori a cui si ispirano sono compatibili con la condotta del Premier o della Minetti…

In tempi non sospetti ti sei chiesta: “Cosa c’entrano le soubrette con il Consiglio regionale della più importante regione d’Italia?”.
Una risposta sembra essere indirettamente venuta dal Cavaliere, il quale, intervenuto telefonicamente a “l’Infedele”, ha difeso a spada tratta la Minetti, elogiandola quale studentessa modello (laureata con lode e dotata di un’ottima conoscenza della lingua inglese…).
Ma un titolo di studio e la conoscenza di una lingua straniera (requisiti, tra l’altro, non sempre sufficienti “nemmeno” per entrare nel mercato del lavoro…) sono idonei a “legittimare” una candidatura, ossia a comprovare la “stoffa politica” di un candidato?
Penso di no. E credo che nemmeno Berlusconi lo pensi.
Io credo (e son convinta che anche la maggioranza degli Italiani la pensi come me!) che la scelta di candidare la Minetti risponda “ad altri meriti”.

Non credi che l’attuale legge elettorale (o “Porcellum”, come ribattezzata dal suo ideatore, il ministro Calderoli!), privando i cittadini della facoltà di esprimere una preferenza e trasformando le elezioni in un “nomina dall’alto” (instaurando, di fatto, un sistema di “cooptazione” dei candidati), abbia contribuito allo “scadimento” del livello della classe politica italiana?
Se pochi segretari di partito hanno avuto conferito dalla legge il potere di definire la “nomenclatura” parlamentare, non è immaginabile che vengano facilmente aggiunti in lista, insieme a personalità autorevoli, amici, medici o avvocati di fiducia dei leader di partito… e, perché no, anche qualche “segretaria particolare”?
Del resto, è stata proprio una deputata del Pdl, l’on. Angela Napoli, a dichiarare che la “prostituzione” (credo intendesse dire anche “intellettuale”…) è oramai divenuta un criterio di selezione per entrare in Parlamento…
Credo proprio di si.
Lo scadimento generale della politica, il suo allontanarsi dagli interessi e bisogni della gente ed il mercato “vergognoso” della compravendita di parlamentari rappresentano una delle pagine più buie della seconda Repubblica, che l’attuale sistema elettorale ha enormemente incoraggiato.

Tempo fa hai dichiarato: “Quando si parla di dare spazio alle donne, mi chiedo quali siano le donne a cui pensa il mio partito e se la tanto citata meritocrazia valga per tutte o solo per talune…”.
Permettimi, allora, una domanda indiscreta: credi che tu, potendo certamente vantare un curriculum pari (se non superiore!) a quello della Minetti, avresti potuto sedere al suo posto in Consiglio regionale se solo avessi trovato il modo giusto per entrare nelle “simpatie” del Presidente (magari varcando i cancelli di Arcore per qualche “innocente” cena)?

No, non ci ho mai pensato perché ho sempre creduto che la meritocrazia, alla fine, venisse premiata!
Poi, purtroppo, i casi della Minetti e delle altre ragazze che, intercettate, rivelavano di auspicare come premio per la loro presenza alle feste di Arcore magari ad un posto in Parlamento (a spese dei contribuenti…) credo abbiano messo una “pietra tombale” alla speranza che questo sistema sia attento ai valori e al merito…
Ecco perché “darsi da fare” per cambiarlo, per dimostrare che esiste un Paese che fa sacrifici, che lavora e che è composto da tanti giovani perbene che sono la parte migliore del nostro Paese e sui quali bisogna investire.

Già ben prima del “caso Minetti” non erano mancati segni di una “anomalia” -politicamente parlando!- nel rapporto tra il Cavaliere e le donne…
Come giustificare la nomina a Ministro della Repubblica della show girl Mara Carfagna, o le farneticanti aspirazioni di un’appena maggiorenne Noemi Letizia, dichiarante in un’intervista di considerare -grazie ai servigi di “Papi Silvio”- la carriera parlamentare una possibile alternativa a quella dello spettacolo?
E come dimenticare i “corsi accelerati” di diritto europeo tenuti da Frattini e Brunetta, in occasione delle ultime elezioni europee, per “formare” un gruppo di donne di spettacolo cui il Cavaliere avrebbe promesso una candidatura all’Euro-Parlamento?
Sorge spontaneo, allora, chiedersi: perché i giovani del Pdl non hanno denunciato prima certe “anomalie” nella selezione della classe politica (specie femminile)?
E com’è possibile che abbiano accettato che il gruppo dirigente storico di Forza Italia (formato da personalità come Giuseppe Pisanu, Antonio Martino, Marcello Pera, Giuliano Urbani…) fosse sostituito da figure alquanto “surreali” quali la Santanché e la Brambilla?
Non penso, in tutta onestà, che tutti gli esempi portati rappresentino il modello Minetti di cui stiamo parlando…
Ad ogni modo, credo che nessuno potesse immaginare un simile decadimento nella selezione della classe politica come quello avvenuto negli ultimi due anni, dalle elezioni europee in avanti.

La linea del Pdl nei confronti del caso Minetti, dettata dal coordinatore lombardo Guido Podestà, sembra delineata: “Nessuno -ha dichiarato Podestà- è colpevole fino a quando non c’è una sentenza passato in giudicato. La presunzione d’innocenza è un concetto fondamentale ed è la base del vivere civile”.
Non credi, però, che nel partito si faccia un pò di confusione tra giudizio penale (spettante alla magistratura) e giudizio politico (che gli elettori dovrebbero poter esprimere, sulla base anche di acclarate condotte private, “prescindendo” da eventuali responsabilità penali)?

E non credi che tale confusione sia dettata dall’anomalia di un Premier coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari, dai quali emergono “fatti” suscettibili di un giudizio non proprio “esaltante”?
Conosco bene Guido Podestà ed è una persona che stimo molto: la sua è stata solo una dovuta “difesa d’ufficio” nei confronti della Minetti e del Premier…
Podestà ha una figlia della mia stessa età, una ragazza preparata e che ha fatto sacrifici per studiare e laurearsi: sono pronta a scommettere, in realtà, che la pensa esattamente come me!
Per il resto, credo anche che Berlusconi sia stato oggetto di “troppa attenzione” da parte di uno sparuto gruppo di magistrati, ma la Magistratura merita il nostro rispetto.
Chi è “uomo di Stato”, per intendersi, ha il dovere di rispettare gli altri organi dello Stato.

Ritieni che il problema della selezione della classe politica riguardi solo le donne?
Sembrerebbe “non solo”, a dire il vero, stando almeno ad alcune discutibili candidature ed incarichi assegnati nel tuo partito (basti citare i casi Previti, Dell’Utri, Cosentino, Verdini, Brancher…).
Il problema di una cattiva selezione della classe politica credo riguardi sia gli uomini che le donne, sia la destra come la sinistra…
Nel nostro Paese, a mio avviso, si dovrebbe introdurre anzitutto il “limite di due mandati” per gli eletti, a tutti i livelli di governo (Comuni, Province, Regioni e Parlamento): questo, infatti, “obbligherebbe” i partiti a rinnovare la propria classe dirigente.
Tale rinnovamento, invece, oggi è molto lento e ostacolato, perché quando qualche nuova personalità politica emerge la vecchia nomenclatura tende a ridimensionarla per timore di perdere il posto.
Il risultato, così, è quello di vedere da un lato all’altro del Parlamento politici che occupano comodamente la propria poltrona da 20/30 anni senza alcuna volontà di lasciare libero il proprio posto!
Nella più grande democrazia al mondo, gli Stati Uniti, il Presidente invece dura in carica “al massimo” 8 anni (due mandati, per l’appunto): perché mai questo non sarebbe possibile anche in Italia?

Qual’è il tuo giudizio sulla manifestazione delle donne (“Se non ora, quando?”) dello scorso 13 febbraio?
Penso che sia stata una grande manifestazione per affermare che ci sono donne nel nostro Paese che lavorano, sorreggono e accudiscono la famiglia, fanno politica con passione e sacrifici e vogliono essere valutate per quello che sono e non solo per come appaiono!
E’ il segno che c’è ancora un Paese orgoglioso di affermare dei valori, da destra come da sinistra. Per questo ho partecipato con orgoglio alla manifestazione.

Ti va certamente riconosciuto il merito di non nasconderti “dietro un dito”: di giocare “a carte scoperte” la tua battaglia politica su di un campo rivelatosi non proprio “amico”…
Ma come rispondi a coloro che ti accusano di esserti prestata al gioco di Michele Santoro (che ti ha concesso in più occasioni la ribalta televisiva di “Annozero”) per farti pubblicità e spianarti la strada in vista di una tua prossima candidatura alle Amministrative?

A chi mi dice che questa battaglia la conduco per averne un vantaggio personale rispondo che, se avessi voluto trarne veramente vantaggio, sarei stata “buona e zitta” ad aspettare il mio turno… invece ho preferito mettermi in discussione rischiando tutto!
Vorrei ricordare che mio padre, che è stato un importante esponente del PdL milanese (tra l’altro ex Presidente del Consiglio Comunale di Milano), probabilmente “pagherà le spese” per questa mia scelta, finendo con l’essere emarginato e isolato nel partito… E’ stato comunque lo stesso ad incoraggiarmi nella mia battaglia, perché mi ha insegnato che far politica vuol dire credere in alcuni valori “non negoziabili”!
Capisco che può essere complicato comprendere ciò da parte di chi proviene da Pubblitalia, Mediaset oppure Edilnord… ma far politica vuol dire esprimere e difendere valori, non prodotti da vendere o comprare!

Tu hai posto un problema di “assenza di democrazia” e di “mancanza di dialogo interno” nel Pdl.
Per questo hai dichiarato: “Vogliono mandarmi via dal partito, non sopportano il dibattito interno…”.
Non credi che la tua posizione sia molto vicina a quella assunta negli ultimi due anni da Gianfranco Fini (co-fondatore del partito)?

E non temi -senza voler fare paragoni avventati!- di fare la stessa fine dell’attuale leader del Fli, ossia di essere “messa alla porta” (subendo magari lo stesso “trattamento” riservato al Presidente Fini dai giornali più vicini al Premier…)?
Si, questo è un partito “leaderistico”: quello che fa il leader è legge e chi contraddice questa legge è messo da parte!
Un po’ in tutti i partiti, in realtà, c’è questo aspetto, dettato anche da una forte “personalizzazione” che i partiti hanno assunto in questi anni…
Se pensiamo, poi, che con l’attuale legge elettorale i capi dei partiti nominano pure i deputati, capisci come l’omologazione al pensiero del leader sia pressoché “totale”!
Quando, come nel mio caso, c’è una voce fuori dal coro, allora la prima reazione è quella di “rimuoverla”, non certo di comprenderne le ragioni… Ecco perché spero che questa voce diventi un “insieme di voci”: più saremo, più sarà difficile toglierci dal coro!

Recentemente hai dichiarato: “Noi stiamo dando una grande lezione alla politica… Io la chiamo generazione 1000 euro, perché con grande difficoltà affronta i problemi del Paese…”.
Credi che il Presidente Berlusconi sia in grado di affrontare i seri problemi cui hai fatto cenno?

Non credi, piuttosto, che i suoi “guai” politici (la rottura con i finiani, dopo quella con i casiniani…) e giudiziari (quattro processi a suo carico in corso…) rischiano di condizionare pesantemente l’azione di governo?
Io ho “sperato” di si, in tanti abbiamo sperato nella rivoluzione liberale che avrebbe cambiato la storia di questo Paese e che ci aveva promesso dalla discesa in campo.
La speranza, però, ha ormai lasciato il posto all’“illusione” ed oggi non penso più che Berlusconi possa portare questo Paese fuori dai gravi problemi che sta attraversando…

Si vocifera di “corteggiamenti” nei tuoi confronti (precisiamo: proposte di candidatura!) mossi sia dal Fli sia dall’Udc che da la Destra di Storace… Di contro, tu hai lasciato intendere la possibilità di costituire una nuova lista civica, chiamata “Generazione mille euro”.
Dove sta la verità? Hai già deciso se candidarti alle prossime Amministrative di primavera?

Nessun partito mi ha offerto candidature.
Tanti elettori e militanti di altri partiti (sia di destra che di sinistra), invece, mi hanno scritto e sostenuta, esortandomi ad andare avanti, a non fermarmi: ho sentito il bisogno di andare al congresso del Fli, allora, proprio per ringraziarli pubblicamente!
Il nostro obiettivo è quello di portare una novità, una “ventata di freschezza” nel panorama politico italiano (sia a livello locale che nazionale), e ci proveremo partendo da Milano e da quelle altre città italiane dove riusciremo a presentarci al voto con liste civiche che si rifaranno allo slogan di “Generazione 1000 euro”.
Noi sfidiamo la vecchia politica e ci rivolgiamo a tutti quelli che vogliono un Paese migliore. E’ una sfida ma anche un invito a tutti coloro che vogliano unirsi a noi: siamo in tanti e cresceremo ancora!

Hai dichiarato di volerti rivolgere a quella “generazione dei giovani per bene che studiano, lavorano e non scende a compromessi”.
Credi di parlare solo ai giovani del Pdl delusi dalla gestione del loro partito oppure anche a giovani di diversa estrazione politica?

E in che modo credi che si debbano rapportare i partiti di oggi con le ideologie di ieri?
Io mi rivolgo a tutti, giovani e meno giovani, al mondo delle professioni e del lavoro, a tutti quelli che credono nel merito e nella possibilità di cambiare questo Paese: a distanza di “150 anni”, un’altra Italia è possibile! A tutti coloro che credono in questa possibilità, noi diciamo: non ci interessa da dove venite ma diteci se possiamo fare un pezzo di strada insieme.
I partiti oggi, tramontate le ideologie, sono chiamati ad essere portatori di valori ed a rappresentare al meglio le istanze della società, invece mai come in questo periodo sono lontani dal sentire comune.

Molti ti hanno definita “la rottamatrice” del Pdl (adattando un termine coniato dal sindaco di Firenze, il democratico Matteo Renzi…).
Accetti di “buon cuore” tale definizione?

Si, e dico al sindaco Renzi (dimostrazione vivente di come le cose possono cambiare!) che è vero che bisogna rottamare le idee e non gli uomini… ma se le idee camminano sulle gambe di questi uomini forse è utile rottamare anche loro!

A dimostrazione di una tua “coerenza” di fondo, fin dal primo momento in cui è stata avanzata la candidatura della Minetti, nel febbraio 2009, tu ti sei chiesta (“provocatoriamente” immagino…): “Che senso ha continuare con il mio impegno in politica?”.
Ad oltre un anno di distanza ti sei data una risposta?

Si, il senso l’ho ritrovato nella voglia di dire “basta” a questo modo di intendere la politica e le istituzioni.
C’è un Paese migliore che dobbiamo far rinascere, una paese di gente onesta, che lavora e fa sacrifici, che spesso prende porte in faccia ma non abdica alla propria dignità… un Paese che non merita che la sua parte migliore, rappresentata dai giovani, sia costretta ad andare all’estero per esprimere il proprio talento!
Noi vogliamo per noi questa Italia. Per questo io mi sono messa in gioco e traggo energia per il mio impegno politico dai tanti che mi sostengono.

ANALISI SU BERLUSCONI… ED IL “POST-BERLUSCONISMO”
Era il 1994 quando il magnate italiano delle tv commerciali, Silvio Berlusconi, è “sceso in campo” (abusando di un’immagina calcistica…) annunciando una “rivoluzione liberale”, riuscendo a smontare pezzo per pezzo l’allora Pds (presentatosi alle elezioni come una “macchina da guerra” e rivelatosi un “carretto rattoppato”…) e segnando, di fatto, l’inizio della seconda Repubblica.
Sembra trascorsa un’epoca geologica da allora (si potrebbe dire di essere passati dall’età delle “monetine” -di Craxi- a quella delle “papine” -di Silvio!-).
Eppure il quadro (salvo qualche “ritocco estetico”) è rimasto sostanzialmente immutato: un universo politico avente il suo centro di gravità permanente, oggi come ieri, in Silvio Berlusconi!
Molta acqua (a volte “fango”!) è scorsa sotto i ponti…
Eppure Mister B. resite ancora al suo posto, contro ogni responso impietoso dell’anagrafe e nonostante le numerose separazioni (politiche e non…) e bufere (giudiziarie) patite, indomito come un Cavaliere (o un don Chisciotte…) su quel “teatrino della politica” oramai si direbbe ridotto a “festino”!

In questi 17 anni, però, l’Italia che nel ’94 accoglieva Berlusconi come “salvatore della Patria” è profondamente cambiata…
Se non altro perché, nel frattempo, è maturata quella generazione di giovani che allora si sono affacciati per la prima volta in politica affascinati dal carisma dell’“homo novus” di Milano e sedotti dal suo messaggio politico (tutto “lustrini e pailettes”!), generazione chiamata oggi alla prova più difficile: trarre un bilancio di questa lunghissima “stagione del berlusconismo”, facendo i conti non più con gli slogan elettorali bensì con la cruda realtà dell’Italia.
Una realtà che testimonia come quella rivoluzione “messianicamente” annunciata nel ’94 non solo non è stata portata a termine ma non si è mai nemmeno avviata!

Se fino a ieri Berlusconi brillava ancora di “luce propria” agli occhi di molti Italiani, ciò si doveva soprattutto alla sua auto-rappresnetazione di imprenditore “fattosi da sé” (che ha costruito le sue fortune puntando sul merito, sulle capacità e sull’innovazione) e “prestato alla politica” (rifiutante il linguaggio politichese per parlare “con la pancia” ed “alla pancia” del Paese).
Gli scandali (sessuali) e le “rotture” (politiche) di questi ultimi due anni, però, rendono sempre più “riflessa” la luce di cui ha amato attorniarsi il Cavaliere (autoproclamatosi “unto dal Signore”!).
Così sono due le questioni aperte che pesano come un “macigno” sulla reputazione del Premier, rischiando di infliggere un “colpo di grazia” a un’immagine di per sé già abbastanza “tirata”:

PRIMO:

Come può un elettore di centrodestra accettare il fatto che il Cavaliere, da campione della “meritocrazia” quale si è presentato, abbia trasformato la politica in una “merce di scambio” con la quale soddisfare i “piaceri più segreti” di giovani promesse dello spettacolo pronte a tutto per un posto di “ripiego” in Parlamento?
Basta leggersi la cronaca degli ultimi mesi (dal caso Noemi a quello Ruby, dalla candidatura di Nicole Minetti alla nomina a ministro di Mara Carfagna…) per porsi il dubbio se l’on. Daniela Santanché non avesse proprio tutti i torti quando, nel 2008, dichiarava senza pudore: “Silvio è ossessionato da me, ma non gliela do”, ed ancora “Silvio vede le donne solo in orizzontale”!
L’impressione è che nel Pdl il tanto sbandierato valore del “merito” -per mutuare un neologismo di Paolo Guzzanti- sia finito schiacciato sotto i tacchi di una “mignottocrazia”!

SECONDO:

E come può persino il più fedele berlusconiano non ammettere che il “leader maximo” del Pdl, da esegeta della “politica dei fatti” quale si è auto-rappresentato, non sia riuscito minimamente a cambiare il volto “stanco, vecchio e ingessato” non tanto suo quanto del nostro Paese?
Poniamoci tutti una domanda: l’Italia che il Cavaliere lascerebbe oggi in eredità agli Italiani (dopo 9 anni di suo governo negli ultimi 17!) sarebbe un Paese migliore di quello che gli Italiani gli hanno generosamente affidato nel ‘94?
Lascio alla coscienza ed onestà intellettuale di ognuno di voi la facoltà di rispondere…

Non posso non notare, però, come l’Italia di oggi è lo specchio di un Paese rivelatosi “drammaticamente incapace”:

1- di realizzare le “riforme costituzionali” necessarie a completare la fase di transizione alla seconda Repubblica (l’unica riforma organica della Costituzione è stata quella del Titolo V nel 2001, opera del centrosinistra… E se è vero che il centrodestra ci ha provato nel 2006, è anche vero che gli Italiani hanno “bocciato senza appello”, tramite referendum costituzionale, una riforma ritenuta capace solo di “dividere” sia le forze politiche che il Paese!);

2- di “liberalizzare” l’economia e la società italiana, smantellando quella serie di privilegi ad appannaggio esclusivo della casta delle corporazioni professionali (le uniche liberalizzazioni di rilievo che si ricordino sono state quelle Bersani… paradossalmente oggi rimesse in discussione!);

3- di alleggerire il “carrozzone” della pubblica amministrazione, tramite un’opera di sburocratizzazione ed abolizione degli enti inutili, in primis le Province (l’unica riforma di sistema che si ricordi, così, è la legge Bassanini del 1997, sempre opera del centrosinistra…);

4- di avverare quel “miracolo economico” profetizzato nel ’94 (basti ricordare un dato: secondo il Fmi, negli ultimi 10 anni il Pil italiano è cresciuto di più solo di Haiti, collocandosi al 179simo posto in una classifica di 180 paesi al mondo!);

5- di conseguire la tanto attesa riduzione della “pressione fiscale”, necessaria per dar sollievo alle finanze familiari degli Italiani (secondo l’Ocse, piuttosto, la pressione fiscale in Italia è salita, dal 2000 al 2009, dal 42,2% al 43,5% del Pil! Senza considerare il fatto che l’approvazione del federalismo municipale, in giunta d’arrivo, rischia secondo molti osservatori di provocare un’ulteriore “stangata” per i contribuenti!);

6- e di sanare il “gap infrastrutturale” che ci vede fanalino di coda in Europa (dieci anni fa il Cavaliere, dagli studi di “Porta a Porta”, presentava agli Italiani una mappa piena di strade, ponti, trafori e ferrovie che avrebbero dovuto cambiare il volto del Paese… Ad oggi, le nostre strade sono il “50%” di quelle tedesche e francesi, il che costa 40 miliardi di euro alla nostra economia e circa 3.000 euro l’anno ad ogni impresa! Dell’inizio dei lavori del Ponte di Messina, ovviamente, nemmeno l’ombra… Senza considerare il fatto che il ministro Tremonti, avventuratosi nei giorni scorsi in un viaggio ferroviario Roma-Reggio Calabria, ha dichiarato: “a sud i moscerini sono più veloci dei treni”! Per recuperare il “tempo perduto”, così, il Cipe, lo scorso dicembre, con delibera n.121 ha varato l’ennesimo piano infrastrutturale, con 250 opere pubbliche dal costo di ben “125 miliardi”. Peccato, però, che in cassa di miliardi ne residuano solo 43!).

ED ORA? COSA ASPETTARSI?

E’ arrivato il momento che anche il popolo del centrodestra (specie quella generazione di 20-30enni cresciuti sotto l’”orbita berlusconiana”) si ponga seriamente delle domande sugli atavici “problemi” di questo Paese e sulla manifesta incapacità del berlusconismo di offrire vere “soluzioni” (diverse dagli “inviti all’ottimismo”, dagli incitamenti al consumismo… e dalle esortazioni, per le donne, di sposarsi l’uomo giusto per risolvere i propri problemi finanziari!)

Non suonano come “stonate”, dunque, le prime “voci di dissenso” che si alzano dalla base del Pdl contro la gestione del partito e l’immobilismo del Governo (tra le quali annoverare quelle di Sara Giudice…).
La petizione “anti-Minetti” non raggiungerà certamente le “10 milioni” di firme che si propone, contestualmente, il Pd (nel qual caso, però, per chiedere le dimissioni di Berlusconi, non della sua igienista dentale!).
Nonostante tutto, tale iniziativa acquisisce una rilevanza “ancor maggiore” di quella promossa da Bersani, se non altro perché non era affatto scontato che una consigliera circoscrizionale del Pdl mettesse in discussione il proprio leader e, al contempo, conquistasse così tanti consensi tra i propri elettori!

I risultati di questa coraggiosa (solitaria?) battaglia politica intestina al Pdl si valuteranno solo nel tempo…
Quel che è già certo, però, è che la “questione morale” aperta da alcuni giovani nel Pdl rivela come esista anche “un altro centrodestra”: un popolo liberal-conservatore che, oltre che nel carisma berlusconiano, fa affidamento in dei valori “non negoziabili”, direi “pre-berlusconiani” (quali il merito, la famiglia…), che possono rappresentare un retroterra “culturale” (non volendo usare l’obsoleto termine “ideologico”) su cui un futuro centrodestra potrà costruire ciò che, prima o poi, sarà inevitabile, ossia il “post-Berlusconi”.
Finché Berlusconi rimarrà in campo il suo potere “carismatico” (e -aggiungerebbe probabilmente Fini- “finanziario”…) potrà tranquillamente sopprimere sul nascere ogni “ribellione interna”… (un pò come il suo amico Gheddafi -per fare un paragone azzardato- sta tentando di fare in Libia!).
Quel che il Cavaliere non potrà impedire, invece, è che, su ciò seminato “oggi” da quell’elettorato di centrodestra che lo vota solo per mancanza di “alternative” (come “male minore”…), potrà nascere “domani” qualcosa di profondamente diverso (che probabilmente non si chiamerà Fli… ma certamente nemmeno Pdl!).

(Blog “Panta Rei”: http://gaspareserra.blogspot.com)