Eolico selvaggio, in Molise il vento delle mafie

di Paolo De Chiara
“Il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grandi”. Queste parole sono state pronunciate dall’attuale ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti nel settembre 2010. Dello stesso avviso l’attuale presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu. L’ex ministro degli Interni è chiaro sul concreto pericolo delle infiltrazioni malavitose in questo settore. “Le indagini dimostrano che criminali di un certo peso riescono a individuare anche gli strumenti più sofisticati di intercettazione e ricorrono con abilità a intrecci finanziari e societari per muovere i loro capitali. Mi riferisco all’abilità con cui scelgono i settori più redditizi di investimento. Basti pensare a quel che stanno facendo nel settore della cosiddetta green economy e delle energie alternative […]. Un esempio posso farlo tranquillamente, quello dell’accaparramento di terreni da parte della criminalità organizzata che poi li utilizza per impianti o investendovi direttamente ovvero rivendendoli a società esterne”. Anche in Molise, da tempo, è comparso l’affare del secolo. Che fa gola a diverse società a responsabilità limitata. Sono mesi che associazioni, politici (pochi), cittadini e rappresentanti delle Istituzioni si stanno battendo. Una manifestazione popolare ha visto sfilare per strada migliaia di persone. Gli slogan sono arrivati sino a Palazzo Moffa. La sede della Regione Molise. Dove è stata approvata una legge (con un accordo bipartisan), che prende il nome dal consigliere regionale Berardo (l’ex presidente del Campobasso Calcio). Una legge, la numero 22 del 2009, che ha reso selvaggio l’eolico molisano. Che non pone limiti all’installazione di pali. Che ha trasformato il Molise in una terra di conquista, dove non esiste una seria regolamentazione dell’installazione degli impianti. Che dà la possibilità di sventrare il territorio molisano. Anche dove sono presenti i vincoli paesaggistici e storici. Il business è troppo grande. 60 miliardi di euro in venti anni. Nella piccola Regione italiana, dove il diritto è stato sostituito con il favore e dove per troppi anni le classi dirigenti non hanno fatto il proprio dovere, i segnali sono chiari. “Qui – si legge nel ricorso presentato all’Unione Europea – si registra ormai da tempo la presenza di ambigui soggetti che hanno lo scopo di procacciare autorizzazioni, affitti e/o acquisti di terreni dove allocare nuovi impianti, profittando della non felice condizione economica tanto degli enti locali quanto degli sprovveduti agricoltori in ben note difficoltà. Non bisogna ricorrere ad alcun fantasioso racconto per chiarire l’identità di detti soggetti, in quanto le indagini svolte dalle autorità giudiziarie delle altre regioni interessate dal fenomeno (in primis le confinanti Puglia e Campania) ci svelano che trattasi di persone che svolgono tale opera di procacciamento per conto di piccole società, di solito s.r.l., con capitali di non più di 10.000 €, che fungono da prestanome a lobby affaristiche politico-economiche che stanno investendo nel business dell’eolico per riciclare capitali illeciti […]. I rappresentanti dei cittadini presso i Comuni firmano convenzioni con le citate s.r.l. che svaniscono appena ottenuta la sospirata Autorizzazione Unica, barattando così illegittimamente il territorio e la sua tutela con somme di denaro”. Già è stato sciolto un consiglio comunale di un piccolo centro in provincia di Campobasso. A Ururi si sono registrate le dimissioni del primo cittadino per il coinvolgimento di due consiglieri comunali per presunte tangenti e conflitti di interesse sulla cessione di terreni. Dove sono presenti i pali eolici. A Guardiaregia, sempre nella stessa provincia, si è verificato l’incendio di due automezzi in sosta che trasportavano pale. Minacce sono state rivolte a un esponente e funzionario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Il dato drammatico si può facilmente desumere dalle dimissioni di un assessore regionale. Franco Giorgio Marinelli, titolare dei settori del turismo e dell’energia, aveva motivato così la sua decisione: “soprattutto di fronte alla possibilità che venga incrementato il numero limite delle installazioni eoliche sul territorio, dopo che una lunga fase di concertazione aveva sostanzialmente trovato la quasi unanimità sul limite attuale (545) stabilito dalla Legge 15 del 2008 […]. Essere al contempo assessore al turismo e all’energia mi crea ormai dei forti conflitti interni. Sono completamente teso a difendere finché potrò il paesaggio molisano in funzione dello sviluppo turistico, nonché gli interessi del nostro ambiente, che tutti ci invidiano, e della nostra agricoltura, che già è in allarme per le ripercussioni dovute alla presenza crescente delle torri eoliche”. Subito dopo queste dimissioni è stata approvata la legge Berardo. Che ha abolito ogni limite numerico all’installazione di pali eolici. “La situazione è drammatica – scrivono le associazioni firmatarie del ricorso inviato all’Ue – la legge regionale ha svenduto il territorio alle multinazionali del vento ed al vento di mafia, se andassero a buon fine anche tutte le richieste in itinere, che non cessano di giungere, in una regione di 4438 km² si conterebbero 5000 pali eolici. Più di una per km². Il protocollo di Kyoto ha imposto all’Italia che, entro il 2020 una quota pari al 17% di consumo di energia provenga da fonti rinnovabili; il Molise nel 2010 è al 20%”. Ma c’è da registrare un ultimo dato. Nella “terra di conquista” chi fa il proprio dovere viene punito. Il Ministro della Cultura, Sandro Bondi, ha inviato un’ispezione alla direzione dei Beni Culturali quando l’unico organo dello Stato che ha difeso il Molise dall’invasione dell’eolico selvaggio è stata proprio la direzione regionale di quel Ministero. Il direttore Famiglietti ha tentato di tutelare il territorio, rigettando gli interessi stratosferici delle ditte dell’eolico. Secondo il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia: “pur di fare profitti non si bada a nulla, scompare l’art. 9 della Costituzione che tutela il paesaggio, si calpesta il Codice Nazionale dei Beni Culturali del 2004 e si impedisce alle Regioni di porre qualsiasi tutela territoriale ed ambientale. Il Governo Berlusconi non ha mosso un dito per fermare installazioni invasive finanziate con 5,7 miliardi annui pagate da tutti i cittadini con gli aggravi nelle bollette dell’Enel. Col pretesto dell’energia pulita si permette la devastazione dei paesaggi, dei crinali, delle aree archeologiche e dei beni monumentali”. E la politica regionale? “La Giunta Regionale fa buon viso a cattivo gioco. Perde tempo nel recepire le Linee Guida Nazionali sulle fonti rinnovabili, vara una legge semplicissima di tutela ambientale (la numero 23 del 2010, ndr) e non la difende politicamente col Governo, non si costituisce in giudizio nei contenziosi aperti con le imprese eoliche e consente il peggior sacco che abbia mai subito il Molise dalla distruzione di Silla nell’ultima guerra sannitica del I secolo a.c.”. Ma da che parte sta la Regione Molise?