Voglio l’accendino di Cutolo

(di Alessandro Chetta)
In una tabaccheria di Roma, tra le vigorsol e i win for life, riposa il pacco con gli accendini della banda della Magliana (in foto). “Me ne dia uno” dice alla cassiera un signore di mezz’età, nostalgico. “Me ne dia uno” chiede un pischelletto nel fiore degli anni, attirato dai bossoli e dalla chiazza di sangue che cola dalla (grafica) dell’accendino. Che simpatico feticcio. Però Fabrizio Santori, presidente della Commissione sicurezza di Roma, ne ha chiesto il ritiro dal commercio per evidenti ragioni (apologia criminale a mezzo merchandising, come minimo).
I segnali che lampeggiano da quell’accendino “firmato” sono almeno due. Uno) Ma che ce frega, tutto fa business, anche il gruppo che terrorizzò la Capitale negli anni Settanta e a cui furono attribuiti legami con tutte le mafie e la massoneria deviata. Due) Il pericolo è sublimato, la banda si fa pop come Mao con Warhol e diventa inoffensiva e materia di serie tv.
I fattacci della Magliana risalgono a molti anni fa, ma non un secolo. Anche Cutolo e la guerra di camorra che sconvolsero Napoli oggi sarebbero, secondo lo stesso criterio, tranquillamente storicizzati. A quando gli accendini, gli accendigas, i portastoviglie, le borse dell’acqua calda, i plaid, le tende da campeggio, con su la faccia di don Raffae’ e di Pasquale Barra ‘o animale? A presto.
(pubblicato su corrieredelmezzogiorno.it del 30.12.2010)