Se la cronista scopre che l’uomo assassinato è il papà

(di Alessandro Chetta)
Tardo pomeriggio. La cronista viene contattata dal caposervizio del Mattino: a San Giorgio a Cremano ci sono due morti a terra. Due “attinti” come in genere comunicano le forze dell’ordine. Si precipita: la vasta area dei comuni intorno al Vesuvio è zona sua. Il caposervizio nel frattempo apprende il nome di una delle vittime. “Liguori Vincenzo, 57 anni”. Liguori è cognome abbastanza diffuso nel Napoletano. Liguori si chiama anche Mary, la cronista che traffico permettendo sarà tra un quarto d’ora a San Giorgio a Cremano, la città natale di Massimo Troisi, centro tutto sommato tranquillo, i morti ammazzati li fanno nella vicina Ponticelli, al massimo a Barra, a Portici, a Ercolano, non qui. Vincenzo, meccanico, era nella sua autofficina in via San Giorgio Vecchia quando è stato raggiunto al torace da uno dei colpi che i sicari hanno scaricato su Luigi Formicola. Quest’ultimo è la vittima designata dell’agguato, sospettato di legami col clan Abate che controlla smercio di droga ed estorsioni.

Un proiettile, ne basta uno soltanto. Fatale, quando a volte bestie criminali sopravvivono alle scariche di mitra. Ma Vincenzo, uomo perbene, muore. Indossava ancora la tuta da lavoro, forse si era affacciato per vedere cosa stava accadendo (gli assassini, contrariamente a quanto si immagina sul “professionismo” da killer, sanno essere molto rumorosi: hanno finito l’intero caricatore addosso a Formicola: tutti i colpi di due pistole calibro 9 per 19).

Mary, la cronista, la figlia, è giunta sul posto. Il capitano Buonomo della compagnia dei carabinieri di Torre del Greco non ha dubbi sulla parentela. Conosce bene la Liguori, prova ad allontanarla, persino a rassicurarla. “E’ solo ferito”. A questo punto lasciamo sfumare in nero l’immagine. Si riesce da soli anche senza racconto forse solo lontanamente a comprendere lo strazio provocato da un inaudito scherzo del destino, da tragedia sofoclea. La giornalista che apprende di un agguato e quando arriva sul posto per raccontare i fatti scopre che una delle vittime della barbarie camorristica è il padre. Vittima innocente, colpevole solo di essersi trovato al posto sbagliato al momento sbagliato. A Napoli la realtà aveva spiazzato, ancora, la fantasia.
“Questa è una città invivibile. Una persona onesta non può morire così” è riuscita a dire Mary Liguori sconvolta dal dolore ai microfoni delle tv. Tentando poi un appello – “Se qualcuno ha visto parli” – che lei stessa sa essere disperato perché, da cronista, la prima domanda, dopo le generalità, che porge alle forze dell’ordine è sempre: “Testimoni?”.
Il più atroce dei film continuerà a girare in loop a lungo nella testa di tanti giornalisti italiani e della gente comune. Un documento dei cronisti napoletani è stato letto al congresso nazionale della Fnsi. «Vorremmo chiedere a questo congresso qualche istante di riflessione su quanto accaduto a una nostra collega free lance Mary Liguori. Ieri sera Mary ha scoperto che suo padre era stato ucciso durante un agguato di camorra colpito al cuore da delinquenti che avevano appena ammazzato un altro uomo, un pregiudicato, il loro vero bersaglio. Vincenzo Liguori stava lavorando nella sua officina meccanica a San Giorgio a Cremano quando è stato colpito e sua figlia Mary collaboratrice del Mattino ha appreso la terribile notizie mentre era al suo posto per fare come sempre il suo lavoro di cronista». Vittime Vincenzo, Mary, tutti.