Scopelliti contro la ‘ndrangheta?

(di Angela Corica)
Il governatore della Calabria risponde alla mafia con una proposta di legge a sostegno degli imprenditori che scelgono la strada della legalità. Più incentivi per le aziende che denunciano e che non sono legate alla ‘ndrangheta.
Una risposta poco tempestiva, si potrebbe dire. Dato che, comunque, prima che Peppe Scopelliti pensasse al sostegno dei cittadini onesti ci è voluto l’arresto di un suo consigliere, Santi Zappalà. Su questo punto il presidente della giunta regionale non è intervenuto per fare chiarezza e, all’indomani dell’arresto, si è detto estraneo a certi fatti. Scaricando responsabilità. Ovvero il governatore del Pdl non sapeva che il suo candidato in campagna elettorale andava a chiedere voti in casa del boss Pelle in cambio di lavori pubblici. Stessa materia per cui oggi – e solo oggi – Scopelliti chiarisce che intende agire nella trasparenza, partendo da questa proposta di legge: “interventi regionali a sostegno delle imprese vittime di reati di ‘ndrangheta e disposizioni in materia di contrasto alle infiltrazioni mafiose nel settore dell’imprenditoria”.

Dimenticato sia il caso Zappalà sia il caso Fallara (morta per un misterioso suicidio dopo gli scandali al Comune di Reggio Calabria), il governatore va avanti contro il racket. La proposta di legge della giunta regionale è composta da tre articoli. Il primo prevede l’attribuzione di posizioni preferenziali nei bandi, per la concessione di finanziamenti pubblici alle imprese vittime di reati di ‘ndrangheta e di criminalità organizzata (ad esempio contratti di cottimo fiduciario). Sono escluse dai benefici – si legge nel documento di proposta di legge – le imprese i cui titolari, amministratori o soci, abbiano riportato condanna per i reati associativi, usura, estorsione, reati in materia di armi, droga e così via. Il secondo articolo prevede l’inserimento di una clausola risolutiva nei contratti conclusi dalla Regione Calabria, espressa per inadempimento del contraente privato laddove si accerta, con sentenza definitiva, la mancata denuncia all’autorità giudiziaria di reati di ‘ndrangheta. Il terzo articolo chiarisce solo l’entrata in vigore il giorno successivo dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. È opportuno che, però, l’atto poco tempestivo contro la ‘ndrangheta non sia utilizzato come alibi da parte di nessuno.

Se ci sono stati voti di scambio o condizionamenti da parte della criminalità organizzata, prima o dopo la campagna elettorale, è bene che le risposte non si nascondano dietro a nuovi provvedimenti. Anche perché negli articoli non viene specificato come e chi si occuperà di verificare che le ditte non siano di mafiosi. In quanto ad affidamenti, peraltro, Scopelliti non sembra essere un “illuminato”. Basti pensare alla gestione di Fin Calabria, affidata al presidente degli Industriali calabresi. Una realtà che negli anni non ha certo brillato per azioni antimafia. Ma il governatore ha scelto comunque di premiare De Rose. Il 22 febbraio la proposta di legge antimafia passerà al vaglio del Consiglio regionale per l’approvazione. Si spera che non si tratti solo di “più fumo che arrosto” come nel caso del Piano sanitario targato Scopelliti che, dopo tanti proclami di chiusura e accorpamento di ospedali, tarda a vedere la luce. Il governatore aveva inoltre già puntato a potenziare la Sua (stazione unica appaltante) e poi?