La condanna della Giudice

Tra pochi giorni compirà 25 anni ed è su tutte le pagine dei giornali. Anche in televisione, a L’Infedele su La7, nella stessa trasmissione in cui Silvio Berlusconi è intervenuto telefonicamente con toni aspri contro il programma di Gad Lerner. A quanto pare spazientito anche dalla sua presenza in studio. 
Sara Giudice è una delle tante donne che fanno parte del Popolo della Libertà. Iscritta a Forza Italia da quando aveva 18 anni, poi confluita nel Pdl, è dal 2006 consigliera di zona a Milano. Suo padre, Vincenzo, è stato presidente del consiglio comunale a palazzo Marino. Lei ha conseguito una laurea, poi un master e ora si occupa di marketing in una multinazionale.

Sostiene il suo partito e il Presidente del Consiglio organizzando gazebo, facendo volantinaggio, occupandosi dei problemi del suo quartiere a Milano. La gavetta che spetta a chi vuole intraprendere la carriera politica.
 Ma da quando è scoppiato il caso Ruby ha iniziato a storcere il naso. Ha fatto sentire la sua voce con una raccolta firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti, consigliere regionale in Lombardia, indagata per favoreggiamento della prostituzione.
Il sospetto è che tanto sdegno nasconda un interesse nei confronti di Futuro e libertà e del Terzo polo e l’attenzione che è riuscita a catalizzare aiuti il suo passaggio. Intanto il partito non la lascia e lei dichiara di non volersene andare. Anzi, Roberto Jonghi Lavarini, presidente del circolo Destra per Milano, l’ha proposta come vice coordinatrice del Pdl in Lombardia.


Per quale motivo ha lanciato una raccolta di firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti?

Innanzitutto questa non è una battaglia contro la persona, che neppure conosco. Ma è contro il “modello Minetti”. Non è un modello positivo. Non è la classe dirigente per questo Paese e che l’Itala vuole. Bisogna valorizzare le persone che hanno un curriculum diverso.


A che punto è la raccolta di firme?
Siamo arrivati a sei mila.


Come ha reagito il Pdl lombardo?
È stata definita un’iniziativa fuori dal partito. Non è stato capito né lo spirito né il senso della raccolta delle firme.

C’è un problema di libertà nel Popolo della Libertà, una mancanza di dialogo?
C’è bisogno di dialogo. È evidente che ci sono voci e ambienti inascoltati. Le problematiche dei giovani che non si osservano, per esempio. Non sto parlando in senso politico, mi riferisco invece ai modelli. Che esempio dà una classe dirigente come quella della Minetti?

Lunedì 24 gennaio 2011 era ospite a L’Infedele su La7. Che cosa pensa dell’intervento di Berlusconi? A quanto pare non era molto contento della sua presenza in studio.
Noi aspettiamo una risposta dal Premier. Non deve essere dispiaciuto. Vogliamo solo una risposta, e basta. La petizione è stata firmata al 90% da persone di centrodestra e non di sinistra. Persone scontente. Non si vuole condannare il Presidente del consiglio. Berlusconi ha definito le donne in studio “cosiddette signore”, non è stato molto galante. Assolutamente, non lo è stato. In studio c’erano donne eccellenti, come Ilaria D’Amico, una brava giornalista. Persone che meritano rispetto. E la sottoscritta si è sentita tirata in ballo.
Il Premier ha inoltre elencato il curriculum di Nicole Minetti: una ragazza “intelligente, preparata, seria. Laureata con il massimo dei voti, 110 e lode, si è pagata gli studi lavorando, è di madre lingua inglese e svolge un apprezzato lavoro in Regione”. Non è proprio quello che pensa lei.
Non lo penso io né le 6 mila persone che hanno firmato la petizione. Ma anche tanta altra gente in tutto il Paese. Contesto il fatto che Minetti sia stata catapultata in Regione senza un minimo di gavetta. Non è mai stata interessata alla politica. Non ha mai fatto sentire la sua voce. Si è improvvisamente innamorata della politica.

Minetti deve dimettersi, quindi. E secondo lei Berlusconi dovrebbe dimettersi?
Noi non chiediamo le dimissioni del Premier, ma una risposta a questa domanda: quale generazioni vuole per le istituzioni, per il futuro di questo Paese? Se sceglie il “modello Minetti” siamo pronti ad andarcene, a uscire dal partito. Io e tanti altri giovani del Popolo della Libertà.