Il summit del depistaggio

L’inchiesta era già arrivata al suo culmine. Gli interrogatori difensivi degli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo erano terminati da un pezzo, il 28 ottobre 2010, ma Berlusconi era agitato, vedeva spalancarsi il baratro. Faceva telefonate alle ragazze del Bunga Bunga già intercettate e le cui abitazioni erano state perquisite.
Nei nuovi documenti che la procura di Milano ha trasmesso alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera c’è un verbale della polizia giudiziaria del 20 gennaio. “Oggetto: convocazione di un incontro su richiesta dell’onorevole Silvio Berlusconi per il 15 gennaio 2011 con tutte le destinatarie dei decreti di perquisizione”.
Il Cavaliere voleva sapere tutto, farsi dire quello che le ragazze si erano lasciate sfuggire.

“CONTATTARE CHI È STATO PERQUISITO”
Eloquente la telefonata tra Barbara Faggioli e Alessandra Sorcinelli. Barbara: “Mi ha telefonato il Presidente da un numero sconosciuto e mi ha detto che mi devi dare una mano, devi contattare chi è stato perquisito e di dargli appuntamento alla 19 ad Arcore che ha bisogno urgentemente di parlare. Lui ha letto le intercettazioni e sono cose brutte”.
Fermiamoci un attimo, la telefonata tra le due ragazze è del 15 gennaio, il fascicolo con le intercettazioni da mandare a Roma è già pronto. Tutte le carte arrivano alla Camera il 17 gennaio, due giorni dopo, ma prima Silvio Berlusconi, stando a questa telefonata, conosceva il contenuto delle intercettazioni, al punto di allarmarsi e di convocare lui direttamente le ragazze.
Quello stesso giorno la Faggioli, che ha ricevuto l’incarico di aiutare il Presidente, chiama Espinosa Arisleida, detta Aris. “Mi ha chiamato il presidente Berlusconi, scandisco le parole, visto che mi stanno ascoltando. Mi ha chiesto la cortesia di farti avvicinare ad Arcore alle 19. Ci sono gli avvocati”.
Stesso giorno, altra telefonata di Aris a Maristella: “Ha chiamato il presidente ha detto che alle 19 devi essere ad Arcore. Da quanto ho capito dalle intercettazioni emergono cose molto brutte che noi ragazze diciamo di lui”. Barbara Faggioli non trova pace, si attacca al telefono e chiama Nicole Minetti, la consigliera regionale (ex show girl ed ex igienista dentale del San Raffaele). Faggioli: “Mi ha chiamato la segreteria del Presidente e me lo hanno passato. Mi ha detto di convocare tutte le ragazze per parlare con l’avvocato alle 19. Che dici, è ok?”.
Ok non è per la Minetti, nell’occhio del ciclone, con una gravissima accusa sulle spalle. La ragazza che un tempo fece perdere la testa a Berlusconi sta per cedere: “Non è ok perché devo parlare col mio avvocato. Io sono indagata, per me la cosa è diversa. Lui sarà anche il mio capo, ma io sono indagata e lui altrettanto”. Per chiarire meglio il suo pensiero Nicole manda un sms all’amica: “Riferisci che se mi vuole convocare mi convoca lui”.

“QUANDO SI CAGHERÀ PER RUBY CHIAMERÀ
La Faggioli capisce che c’è un problema enorme. Sta cedendo la Minetti, la preferita, quella che ha avuto più di tutte, quella che garantiva per tutte, soprattutto quando Nicole si lascia sfuggire una frase: “Ne parlerò al Presidente, mi ha rovinato la vita”. Parole che fanno riflettere, soprattutto dopo il blitz di Berlusconi a L’Infedele, l’aggressione a Gad Lerner e la difesa di Nicole Minetti.
“Avete offeso, al di là del possibile, la signora Nicole Minetti, che invece è una splendida persona. Intelligente, preparata, seria. Si è laureata con il massimo dei voti, 110 e lode. Si è pagata gli studi lavorando, è di madrelingua inglese svolge un importante e apprezzato lavoro con tutti gli ospiti internazionali della Regione”. Quando Berlusconi pronuncia queste parole sa già della crisi di Nicole. Che aspetta un segnale da Berlusconi: “Quando si cagherà addosso per Ruby chiamerà e si ricorderà di noi”, dice a Barbara Fagioli il 9 gennaio.
Una donna che comincia a realizzare di essere precipitata in una vicenda più grande di lei. In una telefonata del 15 gennaio si sfoga con Maristelle Garcia che le chiede se andrà all’incontro ad Arcore. “Non credo. Qua la cosa si fa grossa. Io non ci penso neanche. Sono nella merda seria più di tutti quanti”.
Nicole ormai non ne può più. “C’è un limite a tutto, non me ne frega un cazzo se lui è il presidente del Consiglio. È un vecchio e basta”, dice la Minetti in una telefonata dell’11 gennaio a Clotilde Strada. “Io non mi faccio pigliare più per il culo così, si sta comportando da pezzo di merda. (…) Perché uno che fa così è un pezzo di merda, perché lui mi ha tirato nei casini in una maniera che solo Dio lo sa. In cui non sarei finita neanche se ci mettevo tutto l’impegno. Gli ho parato il culo e non si può permettere di fare così”.
In un’altra telefonata la Minetti si sfoga di nuovo con Clotilde: “Tu hai mai sentito dire dalla sua bocca: ‘Oh, fermi un attimo, guarda che lei è una brava ragazza’? Lui pur di salvare il suo culo flaccido non se ne frega di niente”. In un’altra conversazione Nicole dice di capire perché è stata proiettata in Consiglio regionale: “A lui non gliene frega niente, io ho capito questo. Cioè io per la prima volta ho realizzato che lui non mi ha dato quel ruolo perché pensava che io fossi idonea e adatta, mi ha dato quel ruolo perché in quel momento è la prima cosa che gli è venuta in mente, se non ci fossi stata io ma ci fosse stata un’altra l’avrebbe data a un’altra”.

(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 27 gennaio 2011)