Il chiacchierone de l’Infinito in manette

(di Luca Rinaldi)
“Non pensavo che mi avreste trovato”. Con questa frase Vincenzo Mandalari, capo della “locale” di ‘ndrangheta di Bollate in provincia di Milano, ha esordito davanti ai carabinieri che lo hanno arrestato lo scorso venerdì a San Giuliano Milanese. Latitante da 192 giorni, è stato il ‘deus ex machina’ dell’inchiesta milanese denominata “Infinito” che lo scorso 13 luglio portò all’arresto di di 174 persone tra affiliati e complici della ‘ndrangheta nel milanese e in tutta la Lombardia. Sono infatti le sue confidenze, troppo spesso “generose”, intercettate dai magistrati della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) milanese, a tirare le fila dell’intera inchiesta. Non è un mistero, infatti, che in questi circa sei mesi di latitanza gli inquirenti abbiano temuto una vendetta delle cosche calabresi proprio nei confronti di quel boss troppo chiacchierone e dalla telefonata facile.

Le accuse nei confronti di Vincenzo Mandalari, 50 anni, originario di Guardavalle (Catanzaro) sono di associazione mafiosa, usura e turbativa di consultazione elettorale. Le sue intercettazioni avevano
rivelato le infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’edilizia milanese e dell’hinterland, e avevano inoltre portato alla luce il tentativo da parte dello stesso Mandalari di entrare nella vita politica di Bollate. Scrivevano in proposito i magistrati “Intrattiene rapporti con esponenti politici locali ed inoltre crea un movimento politico per partecipare alle elezioni amministrative del 2010 del comune di Bollate al fine di garantire a sè e ad altri associati commesse pubbliche nel settore edilizio”. Ma le mire di Mandalari vanno ben oltre il mero mantenimento dei contatti con politici e non per aggiudicarsi appalti per la sua Imes srl, società di strade e
costruzioni). Gli inquirenti chiariscono ulteriormente in un altro passaggio dell’ordinanza “Nel gennaio 2009 iniziano a farsi i primi conti in termini elettorali, come emerge da una conversazione del 27.1.09 tra Simeti (consigliere comunale a Bollate, ndr) e Mandalari in cui si stima di arrivare al quorum di 800 voti per avere almeno un consigliere allo scopo di “avere una voce in capitolo”. Mandalari era sfuggito al blitz del 13 luglio scorso, ma non si è mai mosso da Milano fino all’arresto, avvenuto nella serata di Venerdì, mentre il boss si stava recando dalla moglie con in tasca un migliaio di euro e un documento falso che ha presentato ai Carabinieri del Gruppo di Monza senza troppa convinzione. L’arresto è avvenuto nel piazzale della stazione ferroviaria verso le 18.

Sulle spalle di Mandalari pesa l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Andrea Ghinetti su richiesta dei pm della Direzione Distrettuale Antimafia Ilda Boccassini, Alessandra Dolci e Paolo Storari per a ssociazione a delinquere di stampo mafioso, usura e turbativa di consultazione elettorale. I pm riconoscono a Mandalari il “ruolo di direzione e capo della locale con compiti di decisioni, impartendo direttive alle quali tutti gli associati dovevano attenersi”, tanto che lo stesso era presente alla famosa cena al Circolo Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano il 31 ottobre 2009 in cui si decisero tutti i nuovi assetti delle ‘ndrine dopo l’omicidio del boss Carmelo Novella nel luglio del 2008.Poi gli arresti dello scorso luglio avevano decimato la locale di Bollate, portando in manette anche il fratello di Vincenzo Mandalari, Nunziato, mentre il capo della locale era riuscito a fuggire dalla sua casa-bunker. Stando alle dichiarazione di Mandalari, proprio quel 13 luglio dopo essere uscito per fare una passeggiata, avrebbe notato l’elicottero dei Carabinieri, dandosi alla fuga, ma gli inquirenti sospettano di una talpa e continuano a cercare chi avrebbe favorito la latitanza di questi mesi, tenendolo anche al riparo da eventuali ritorsioni ‘amiche’.

Ora Mandalari è nel carcere di Opera, un ‘incidente’ che probabilmente il 50enne di Guardavalle non aveva messo in conto. Mesi fa anche la città di Bollate aveva alzato la voce contro la presenza mafiosa a
pochi passi dalle proprie case