C’eravamo tanto odiati

(di Francesco Perrella)
“Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali. Silvio Berlusconi non ha rispetto per le donne, lo dimostra la sua vita giorno dopo giorno. Ha detto a quella ragazza precaria di sposare un miliardario: non è questa la soluzione del precariato. Il voto a Silvio Berlusconi è il voto più inutile che le donne possano dare.” Parlava cosi Daniela Garnero (fu) coniugata Santanchè, appena due anni fa quando, candidata premier per La Destra, avversaria del Cavaliere, cercava di indirizzare i voti del Pdl , “destra sbiadita” verso “i colori accesi di una destra chiara”. Canzonava il Cavaliere, allora, con i suoi toni da femminista “con le palle mica di velluto”, affermando addirittura che “Berlusconi è ossessionato da me. Tanto non gliela do.”

Ma in ventiquattro mesi ne passa di acqua sotto i ponti, e cosi Daniela collezione primavera-estate 2011 si presenta in una singolare veste di difensore ultimo ed indefesso del premier, che ora più che mai ha qualche problemino con l’universo femminile. Cambiano gli irrispettosi, e cambiano pure gli ossessionati: “Annozero ha l’ossessione di Berlusconi e calpesta la dignità delle donne”, esordisce in prima serata il 20 gennaio, e ancora “Mi sembra di essere un una succursale della procura di Milano, sono basita dalla violenza dei giornalisti contro queste ragazze. […] Avete cancellato la dignità delle donne, di queste giovani ragazze, spesso delle disgraziate che hanno avuto problemi e subito abusi, che invece avevano trovato una vita di speranza. Avete l’ossessione di Berlusconi, e qua si calpestano le libertà fondamentali”. Magari si è offesa perché non hanno fatto entrare una claque di cinquanta suoi sostenitori in studio (si, si era portata il pubblico da casa). Si potrà ribattere che anche Umberto Bossi nel ’95 dava al Cavaliere del mafioso e che l’on. Scilipoti aveva giurato fedeltà al suo partito pena il non potersi più guardare allo specchio, ed altri infiniti esempi di come in politica il concetto di coerenza resti troppo spesso tale.

E certo che l’ex aennina ne ha fatti di passi avanti mandando giù l’amicizia con Berlusconi: da leader di un partito con poco più del 2% alle scorse politiche, a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Curioso notare come i rapporti con il premier abbiano preso una piega positiva non solo sul piano politico, ma anche lavorativo. Perchè come lei stessa ha più volte ricordato, la politica resta un hobby, il lavoro vero è quello di imprenditrice. Se è vero che a volte l’apparenza inganna, c’è ben altro che le uscite da avanspettacolo (una su tutte: “Maometto aveva nove mogli, l’ultima era una bambina di nove anni. Maometto era un poligamo e un pedofilo!”) e l’impegno politico di stampo dichiaratamente fascista (“E lo rivendico con orgoglio”). Già socia con (tra gli altri) Briatore e Lele Mora (sempre in mezzo, lui) del Billionaire, disco extra-lusso di Porto Cervo, del Twiga club di Forte dei Marmi, e del Quintessentially club (sorta di società di consulenza personale per milionari), nel 2007 Daniela Santanchè fonda Visibilia, concessionaria pubblicitaria gestita al 50% con la famiglia Angelucci, che in poco tempo raccoglie commesse dai quotidiani Libero, Il Riformista, ed i free press D-News (cui si aggiungerà Metro), per un portafoglio di circa venti milioni di euro. Una iniziativa, dice lei, scaturita semplicemente perchè “un buon giornale (riferendosi a Libero) deve avere una bella pubblicità”.

La svolta arriva però proprio a settembre 2009 quando Visibilia diviene gestore della raccolta del Giornale di casa Berlusconi. Una mossa sicuramente inaspettata, quella di lasciare Mondadori Pubblicità per una società più piccola e giovane. Decisione irrevocabile partita niente di meno che dal gran capo e presidente Silvio, contro la quale nulla hanno potuto le preghiere della sua primogenita Marina. Una scelta che fa volare il portafoglio della società cui la Santanchè è amministratore delegato verso i quaranta milioni di euro. E i risultati arrivano, e con essi anche i fatturati. Merito di un duro lavoro, dice lei, in linea con la sua filosofia del “si deve vendere e pensare di guadagnare sempre di più. E’ una vita che combatto contro il posto fisso”. E cosi un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è gestore della pubblicità della testata di proprietà della famiglia del Presidente del Consiglio. Personalmente parlando, suona male. Probabile conflitto di interessi o ennesima prova della sconfinata generosità berlusconiana?