Tentazione Napoli

“Avevo una mia armonia di vita fatta di cose semplici. Il mio studio di avvocato, la famiglia, Bologna con le sue colline e le sue dolcezze. Quando all’improvviso…”. Quando all’improvviso da Napoli è partita la proposta, subito appoggiata da Nichi Vendola,di sua candidatura a sindaco. “Una cosa da stramazzare al suolo”.Libero Mancuso è già a Napoli “per capire se davvero questa città ha la voglia di combattere per riprendersi il proprio destino”. Una vita in magistratura, prima sotto il Vesuvio nei terribili anni ottanta quando Napoli era nel vortice del dopo terremoto e del tentativo delle Brigate rosse di fondere il loro progetto rivoluzionario con “l’illegalità di massa”.

Per le strade si contavano gli omicidi politici e gli ammazzamenti di camorra, il sequestro dell’assessore democristiano Ciro Cirillo il punto più alto di questa strategia. E i rapporti politica-camorra, i comitati d’affari e le lobby. Inchieste,attacchi, polemiche. Poi Bologna, e anche qui grandi processi: la strage della Stazione, l’Italicus, la Uno Bianca. Una vita sempre in prima linea che fa ripensare “all’armonia di vita” di cui sopra e porta con sé, spontanea, una domanda “Dottor Mancuso ma chi glielo fa fare?”“Lei pensa davvero che io non mi stia arrovellando sulla stessa domanda? La verità è che puoi essere tranquillo quanto vuoi, pensare che sia giusto venire a Napoli solo per trovare la famiglia e visitare qualche bel posto, poi però una parte della città-mondo del lavoro intellettuali gente semplice- ti chiede di impegnarti e tu che fai? Ti tiri indietro, pensi alla tua tranquillità, calcoli? No hai il dovere di riflettere e valutare”.

Il telefonino non riesce a nascondere i rumori della città, la perenne colonna sonora di Napoli: clacson da traffico impazzito, le strade intasate ancora da 1800 tonnellate di rifiuti. “Lo scenario è terribile -riflette Libero Mancuso- i problemi enormi, il lavoro che non c’è, intere aree da risanare, la sfiducia della gente, Napoli che si allontana sempre più dalle altre grandi città europee e che sembra vinta dal degrado. Non lo nascondo, tutto ciò mi provoca angoscia, Napoli come è oggi dovrebbe provocare lo stesso sentimento in tutti quelli che fanno politica. E invece vedo la faciloneria, programmi rabberciati, sistemi di affari e di potere che si muovono interessati solo alla conquista di palazzo san giacomo. Ecco, voglio capire se avrò le forze per affrontare una sfida così terribile, se intorno a me si aggregheranno energie, se la mia sarà vissuta non come una candidatura di parte ma come una scelta della intera città, prima di dire ci sto, mi candido, corro come sindaco”.

Dichiarazioni schiette, un’analisi della situazione senza veli, libera dagli inutili balbettii della politica. “Napoli ha vissuto la grande illusione del rinascimento e sie è sentita tradita. Non è vero che i napoletani sono apatici: diciassette anni fa riuscirono a liberarsi di un sistema di potere che aveva sfasciato la città, poi si sono visti ripiombare nei soliti vizi. Il Comune dominato dai partiti e dai gruppi di potere trasversali, il vero nodo al collo di questa città: ci vuole discontinuità, bisogna aprire alle tante energie che in questi lunghi anni sono state escluse dalla politica e dai processi decisionali”. Quella borghesia napoletana fatta di intellettuali, ma anche di ingegneri, notai, avvocati,architetti, spesso lusingati da potere e dentro i suoi meccanismi di spartizione?
“Penso alle tante sapienze oggi emarginate, energie che possono dare tanto al progetto di una nuova Napoli, ma penso anche al mondo esteso delle buone volontà che in quartieri difficili, nelle zone più dure della città tendono una mano ai più deboli, offrono un pasto a chi non ce l’ha, un etto, un libro, parole di conforto e solidarietà. Napoli non è solo rifiuti ammassati per le strade, degrado e inciviltà. Si può costruire un nuovo modello di vita fondato sul rispetto delle leggi e delle regole. E’ difficile, una battaglia durissima che crea angoscia e che non si può affrontare da soli o con una parte, per questo ci sto pensando, prima di dire sì, vale la pena rompere quell’armonia di vita conquistata a fatica e mettersi in gioco”.

(pubblicato su Il fatto Quotidiano del 7 dicembre 2010)