Le donne si fanno usare dalla Tv come a una fiera equina

(di Mariano Sabatini)

Si è fatto un gran sparlare dell’uso del corpo delle donne in televisione. Nonostante l’impegno, chiunque avrà modo di notare che l’attitudine a considerare il mondo femminile, in relazione al piccolo schermo, poco più di un arredo scenografico non va scemando. Anzi. Con il moltiplicarsi delle piattaforme – digitali e satellitari – e il proliferare dei canali gli autori gareggiano nell’inventare format incentrati sul micro/macro cosmo femminile, concepito immancabilmente come subalterno ed ancillare. Sbaglia chi immagina si tratti in gran maggioranza di programmi burlesque o soft core, capaci di titillare la bestia che alberga in ogni maschio in età riproduttiva. Ci sono anche quelli: su Sky addirittura sovrabbondano.
I più offensivi o mortificanti per le stesse donne, quelle che li animano come quelle che assistono a certi spettacoli, mi sembrano i titoli in apparenza meno sfacciati. Poiché insinuano, in modo subdolo, l’idea di signore lagnose, spesso scontente della propria immagine, e comunque ansiose di compiacere il maschio alfa.
Ad Uno Mattina, tanto per dire, è sempre prevista la rubrica sul look. Un estetista parrucchiere si adopera per trasformare la Bestia – tale appare anche per il crudele raffronto finale tra il prima e il dopo – in Bella. Nulla di male, intendiamoci, nel volersi migliorare. Discutibile che lo si faccia davanti a milioni di persone, trasformando il passaggio in video in un rito palingenetico. Soprattutto a disturbare è lo stile di racconto televisivo.

Prendiamo 10 anni più giovane: la sfida, in onda su Lei (canale, figuriamoci, dedicato alle donne, su Sky 125). Una signora cinquantaquattrenne che sente, per sua esplicita ammissione, svanire la sua scintilla deve sottoporsi all’umiliazione della vox populi sul suo aspetto: “ha la pelle opaca”, “avrà 68 anni o forse 70”, “mia madre ha un aspetto migliore”, “sul viso ha molti segni”, “sembra Morticia”, “no assomiglia Crudelia Demon”, dicono i passanti a cui viene mostrata la foto della sventurata, ex hostess.
Dunque, per coerenza linguistica, la conduttrice sentenzia: “Marie, ha perso la sua carta d’imbarco verso il sembrare più giovane”. Un verdetto di condanna capitale suonerebbe meno definitivo. Mi chiedo se, con una macellaia, avrebbe detto: “Marie, a 54 anni, sembra una bistecca in avanzato stato di decomposizione”. Con una fioraia: “E’ avvizzita come un garofano davanti a una lapide”. Molto probabile.
A Jenny, trentaquattrenne madre di due figli, va peggio. I passanti – ma questi non hanno di meglio da fare che rendersi conniventi di simili aggressioni!? – le attribuiscono 45 anni. “Undici più dei tuoi!!!”, infierisce squittente la presentatrice. Poi, come buon peso, il regista raffrontata la figura di Jenny a quella delle due Kate, star di Hollywood, Moss e Beckinsale. La telecamera la scruta in tutta la sua bassezza, perlustra busto e gambe tozze, e lei mostra i denti come si fa con gli equini al mercato del bestiame. Vuole migliorare: da quel gentiluomo che è, il marito non dovrà più definirla “una vagabonda”.C’è molto da fare. Per far risplendere la pelle Jenny, con la sua immagine da “informale disagiata” (etichetta degli autori), si sottoporrà a dieci, dico: dieci, interventi di lifting facciali non chirurgici in sei settimane… Manco fosse una deturpata dall’acido. Evvai con la micro dermo abrasione, che rimuove gli strati superficiali di pelle morta, il foto ringiovanimento, il micro lifting viso…

Trattandosi di una sfida, Marie e Jenny superano ogni limite, come ovvio. Marie acconsente a farsi riprendere, sedata e intubata, durante l’intervento di peeling chimico, blefaroplastica, eccetera. E subito dopo, quando – gonfia come una boule di acqua calda – si rimira soddisfatta. Anche dei punti metallici che le contornano il viso. Lady Frankestein sorride e tanto basta.
Finiamola qui. La descrizione dello sputtanamento televisivo di proporzioni cosmiche, visto che il format è diffuso a livello planetario, può bastare. Non ditemi che le donne non possano e non debbano sottrarsi a queste gogne mediatico-estetistiche. Se non lo fanno, sono corresponsabili quanto gli uomini che le inventano e realizzano.

(Pubblicato su www.tiscali.it 10 dicembre 2010)