Il pensionato precario

(di Francesco Perrella)

Giovedi 2 dicembre è stato presentato, presso la sede del Cnel, il bilancio annuale Inps, da parte del presidente Antonio Mastropasqua. Che elargisce percentuali confortanti: saldo attivo per 5.3 miliardi di euro nel 2009 (ma in calo di 8 miliardi rispetto al 2008), malgrado la crisi economica che non ha comunque risparmiato l’istituto di previdenza. Spese come cassa integrazione, disoccupazione e mobilità (che passano sotto la rassicurante nomenclatura di “Prestazioni temporanee”) aumentano infatti del 24.8% rispetto all’anno precedente, pari a 4.5 miliardi, a fronte di un aumento pensionistico globale limitato al 3.7%. E nonostante tutto, dietro la calma apparente si nasconde una situazione ben più complessa e pericolosamente facile. Di tutti i fondi pensionistici di cui si compone la gestione Inps, infatti, gli unici a mantenere un bilancio positivo sono quello dedicato ai lavoratori dipendenti (Fldp), in attivo di altre 10 miliardi di euro, e soprattutto il Fondo Gestione Separata. Istituito nel 1995, raggruppa i contratti di lavoro comunemente noti come flessibili, precari e parasubordinati, contando 1.7 milioni di iscritti (sebbene in forte calo, -5%); ha erogato ad oggi circa 280 mila pensioni, con un rapporto di 830 iscritti ogni 100 pensionati: per rendere l’idea, vale la pena ricordare che la media generale Inps è di 132 a 100. Queste condizioni consentono un attivo di 7.7 miliardi di euro, che insieme all’attivo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti tengono in piedi l’intera macchina previdenziale.

Il resto, infatti, è un bagno di sangue: la Gestione Artigiani e quella dei Coltivatori diretti sono entrambe in passivo di 4 miliardi, quella dei Commercianti di 851 milioni. Ma la vera beffa per i lavoratori dipendenti e precari è che sulle loro spalle grava anche il bilancio di fondi speciali, come quello dei Dirigenti di aziende industriali, in passivo di ben 2.1 miliardi di euro, quello ex Trasporti (1 miliardo) o l’ex Elettrici (1.8 miliardi). E cosa accadrà quando i precari di oggi diventeranno (se ci arrivano) pensionati?Lo sa bene l’ Inps, ma ci tiene a non sbandierarlo troppo, visto che come ha recentemente dichiarato il suo stesso presidente “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. Ecco spiegato perchè, andando sul sito dell’Istituto, non c’è modo di sapere niente a riguardo del livello di pensioni che il Fondo di Gestione Separata è in grado di offrire. Sebbene non è possibile fare, dopo appena 15 anni dalla nascita del Fondo, previsioni precise, un conto approssimativo non è difficile: tenendo presente che le pensioni sono calcolate con il sistema contributivo (più paghi ora, più prendi poi) e che l’aliquota richiesta dalla Gestione separata è del 26%, è facile capire come chi a chi ora guadagna 1000 euro al mese saranno destinate pensioni di circa 300 euro al mese. Con un risparmio enorme da parte delle aziende, che sfruttando questo sistema contributivo rispetto al quello retributivo/misto, riducono drasticamente le spese previdenziali. Un incentivo in più per assumere con contratti, cosi per eufemisticamente dire, “flessibili”.
Oggi universitari a cui non viene garantito il diritto allo studio, domani precari senza diritto ad un lavoro stabile, dopodomani pensionati che, dopo una vita passata a contribuire al bilancio di uno Stato, vedranno negato anche il diritto ad una vecchiaia serena. C’è n’è abbastanza per ben più di un sommovimento sociale, no?