Cosentino, avviso di fine indagini

(di Alessandro Chetta)

Ora si deciderà sul rinvio a giudizioDopo due anni il caso Cosentino arriva a un punto di svolta: il parlamentare Pdl ha incassato l’altro giorno l’ultimo affondo dei pm – l’avviso di chiusura delle indagini preliminari a suo carico – e adesso la palla passa al gip, che dovrà decidere sul rinvio a giudizio o l’archiviazione. Su Cosentino, ricordiamolo, pende un mandato di cattura per presunti legami col clan dei Casalesi. Ipotesi d’arresto bocciata mesi fa dai deputati che hanno così salvato l’esponente casertano del partito di Berlusconi. Una situazione politicamente critica che lo ha costretto a lasciare la poltrona governativa di sottosegretario all’Economia (conservando però quella di coordinatore campano del suo partito).

Giunto l’atto finale delle indagini, Nicola Cosentino – assistito dagli avvocati Stefano Montone e Agostino De Caro – ora ha venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogato. In seguito i pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci potranno formalmente chiederne il processo.

Ecco le accuse formulate dai sostituti procuratori napoletani: Cosentino «non essendo inserito organicamente” nell’associazione di tipo mafiosa denominata clan dei casalesi ma in ogni caso “agendo nella consapevolezza della rilevanza causale dell’apporto reso e della finalizzazione dell’attività agli scopi” del clan “contribuiva, con continuità e stabilità, a rafforzare vertici (capi ed organizzatori) ed attività del gruppo facente capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone/Russo”. I rapporti intrecciati col clan sarebbero in particolare “nella prospettiva dello scambio voti contro favori”
Queste, nello specifico, le presunte attività illecite evidenziate dalla Procura: “Garantiva il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, pubbliche amministrazioni ed enti a partecipazione pubblica; contribuiva al riciclaggio e reimpiego delle provviste finanziarie provenienti dal clan dei casalesi, proventi gestiti da affiliati in modo riservato, sia scontando titoli di credito sia garantendo l’operatività delle società controllate dal clan e l’acquisizione di quote societarie da parte degli affiliati o persone allo stesso legate”.

Gli inquirenti gli contestano anche la creazione e co-gestione di monopoli d’impresa “in attività controllate dalle famiglie Michele Orsi, Sergio Orsi (per la gestione del ciclo dei rifiuti in parte del Casertano, ndr) e dai diversi soggetti formalmente titolari di funzioni amministrative”. In tal modo, sempre secondo i pm, si andava “incrementando e consolidando la posizione dominante, propria e del gruppo mafioso di riferimento (…) determinando la significativa alterazione degli equilibri di natura economica, finanziaria e politica».