Bologna chiama ‘ndrangheta

Sono 77 i provvedimenti di fermo che il Nucleo di polizia tributaria e lo Scico della Guardia di Finanza, insieme ai carabinieri del comando provinciale di Cosenza, stanno eseguendo in varie regioni italiane nei confronti di presunti ‘ndranghetisti.
L’accusa è l’appartenenza a un’organizzazione di trafficanti internazionali di droga legata alla ‘ndrina Muto e Chirillo di Cetrano, in provincia di Cosenza.
Sei di questi fermi sono stati eseguiti in Emilia Romagna, regione impregnata di mafia. Tre sono a Bologna, uno a Ferrara, Piacenza e Ravenna.
Gaetano Saffioti, imprenditore calabrese, da anni testimone di giustizia, in un’intervista di alcune settimane fa aveva, infatti, dichiarato che da alcune procure d’Italia sarebbero arrivate novità sul fronte della lotta alla mafia. Soprattutto nelle regioni del Nord, su tutte l’Emilia Romagna. “Ci saranno arresti? Si, ce ne saranno”. Dichiarazioni che il pm Musti, la quale prima di essere trasferita alla Procura di Modena nel 2009, aveva lavorato alla Dda di Bologna, commenta così: “Mi sembra come prevedere che domani sorgerà il sole”. Ma Saffioti non aveva torto.Grazie anche alle sue denunce all’autorità giudiziaria le indagini stanno portando ad ottimi risultati. La sua azienda ha lavorato nelle province emiliano-romagnole per molti anni, e proprio nell’Emilia rossa delle Cooperative, sono sorti tanti problemi. “L’Emilia Romagna non ha infiltrazioni, ma è del tutto impregnata di mafia!”. E proprio a Bologna, il 20 novembre scorso è stato arrestato Nicola Acri, uno dei killer più pericolosi della ‘ndrangheta.

Intanto il pm della Dda Marco Mescolini ha disposto il sequestro preventivo di un negozio di via Castiglione, in pieno centro a Bologna, oltre a tre pizzerie tra il capoluogo emiliano romagnolo e il vicino comune di Calderara. I locali comunque non verranno chiusi. Saranno, infatti, affidati ad una gestione terza per garantire la continuazione dell’attività.
Due dei tre arrestati erano i titolari del negozio e di una pizzeria. Gli inquirenti sono però convinti del fatto che anche gli altri locali sarebbero loro riferibili, tramite dei prestanome. I tre, con precedenti di piccolo spessore, avrebbero avuto un ruolo di logistica. Tenevano la cocaina per l’organizzazione mafiosa. Droga che veniva poi ceduta agli spacciatori. I nomi sono quelli di Francesco Galdi, di 36 anni, del Cosentino e residente a Bologna, come Gerardo Giordano, salernitano. Fermato anche Giovanni Battista Romano, di 39 anni, considerato uno dei corrieri della droga.
Domani il pm Mescolini chiederà la convalida dei fermi al gip, emessi per associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di droga.