Legge Lazzati in Gazzetta Ufficiale

(di Luca Rinaldi)

Legge Lazzati in Gazzetta Ufficiale. Vietata propaganda a sorvegliati speciali indiziati di mafia. Attesi trasgressori alla prossima tornata elettorale il disegno di legge Lazzati. E’ divenuto legge della Repubblica Italiana dopo 17 anni dalla prima presentazione. Correva infatti l’anno 1993 quando il Centro Studi Lazzate di Lamezia (CZ) con il giudice Romano de Grazia scrisse questo disegno di legge, incontrando la sensibilità di alcuni esponenti del mondo politico, che lo proposero a più riprese, da Fini (1993) a Di Pietro (1999), fino a Prodi (2004), passando per Vendola, Napoli e Nesi nel 2003. Ma nulla di fatto.

Nell’ultimo anno è stata Angela Napoli (FLI), presidente della Commissione Bicamerale Antimafia, a riproporre di nuovo quel disegno di legge dimenticato in qualche cassetto dei palazzi romani. Questa volta è stata la spinta giusta e il 6 ottobre c’è stata l’approvazione definitiva, e ieri la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Il disegno di legge Lazzati sarà quindi in vigore dall’11 novembre prossimo.

E’ una legge importantissima, la cui approvazione, salvo sporadici episodi, è passata in sordina. Questa legge prevede infatti il divieto di propaganda elettorale ai sorvegliati speciali indiziati di reati di mafia, prevedendo per la mancata osservanza, da uno a cinque anni di reclusione.Un testo che colma di fatto una lacuna importante: in passato infatti, e qui stava il grosso paradosso normativo, un sorvegliato speciale per reati di mafia non poteva votare o essere votato, ma poteva svolgere propaganda elettorale per un candidato. Una legge sacrosanta insomma. Pare comunque che dopo 17 anni, anche a questa riproposizione a Camera e Senato abbia trovato non poche resistenze al voto, ma visto il periodo e la correttezza del testo anche chi non ha gradito ha dovuto votare.

Il voto poi il silenzio. Un piccolo passo avanti, ma nel silenzio: non è negli interessi dell’agenda politica far sapere l’esistenza di questi strumenti all’opinione pubblica e la maggioranza degli organi di informazione, tranne qualche eccezione, se ne sono purtroppo disinteressati.

Il prossimo passo in avanti, quello più difficile è rispettare e far rispettare questo testo, dal momento che l’apparente verginità giudiziaria di alcuni elementi, non corrisponde di fatto a una verginità totale nel campo del quotidiano dalle lusinghe delle mafie. Ora bisogna vedere chi, tra coloro che hanno fatto la legge, troverà l’inganno. L’appuntamento è alle prossime elezioni.