Il colpo di scena di Mara e le cose da fare subito

(di Elia Fiorillo)

Come andrà a finire? La situazione del governo pare quella di una telenovella dove gli autori si sono imposti, al di là di qualsiasi logica, di dare agli spettatori un colpo di scena ad ogni puntata. E sono tanti i coup de theatre che alla fine lo spettatore, con tutta la sua fervida immaginazione, non sa proprio come terminerà la commedia. Nello spettacolo la cosa potrebbe al limite funzionare, ma in politica assolutamente no. La politica, al di là di quello che si pensi, è linearità, regole rispettate, soprattutto azioni che devono essere comprese dal cittadino-elettore. Quando questo non avviene, come nell’attuale contingenza politica, allora scatta il rigetto, il qualunquismo, l’assenteismo che è il vero e serio pericolo esiziale per la democrazia. Perché la democrazia è qualcosa che non va invocata, ma praticata con azioni che non possono lasciar dubbi ad equivoci o interpretazioni.

Il caso di Mara Carfagna, ministro delle pari opportunità, è emblematico di una situazione interna al Pdl complessa, dove non si comprende chi ha nelle mani i reali poteri di gestione. Da cooptata in politica con sciami di critiche e di basse allusioni, a ministro che ha saputo svolgere con dignità il suo ruolo, la Carfagna ha annunciato le sue dimissioni da ministro, da parlamentare e da esponente del Pdl subito dopo la votazione della legge di stabilità. Il motivo è politico: la situazione di gestione del partito in Campania. Certo, lei deve tutto a Berlusconi, ma non ci sta ad essere stritolata nei meccanismi politico-affaristici campani Siamo di fronte alla continuazione del caso Caldoro-Cosentino? La delegittimazione del designato candidato alla presidenza della Giunta regionale della Campania, Caldoro, ad opera proprio di chi doveva sostenerlo, l’ex sottosegretario Cosentino, coordinatore del Pdl in Campania. Probabilmente si. La questione vera è la gestione del potere locale, dove il capo designato dall’alto non può accettare intromissioni o contestazioni da chi che sia, figurarsi poi prese di posizioni o attacchi da una ministra “ballerina” (che non si capisce con chi sta). Da uno scenario apparentemente locale la vicenda assurge a notizia di primo piano, al di là delle minimizzazioni dei notabili del Pdl, non solamente perché ci sono in ballo le dimissioni di un ministro della Repubblica. Perché Napoli e la Campania, con le loro vicende assurde, sono in primo piano nel mondo. Quando una delle città più belle e celebrate affoga letteralmente nell’immondizia ed il sito archeologico di Pompei, tra i più visitati del mondo, crolla, hai voglia a trovare giustificazioni in politichese, servono fatti. Non a caso il presidente Berlusconi tenne a Napoli il suo primo Consiglio dei ministri. Sapeva bene che la risoluzione del problema “munnezza”, a livello d’immagine, era straordinario.

“Chi di spada colpisce, di spada perisce”. Nel senso che proprio il tema dell’immondizia potrebbe essere devastante per Berlusconi e per il suo governo. Perché quando prometti e non risolvi, su tematiche così sentite dall’opinione pubblica, l’effetto boomerang è assicurato.
Dal vertice di Lisbona il Cavaliere, more solito, ha sprizzato ottimismo da tutti i pori. Otterrà la fiducia senza dover fare i conti con Gianfranco Fini oppure andrà al voto dove spiazzerà tutti. Proseguirà l’azione di governo con l’alleato di sempre, l’Umberto Bossi. Forse sarebbe meglio lasciare da parte l’ottimismo, che nella fattispecie può essere letto come vero training autogeno di uno che si trova in difficoltà, e mettere mano in silenzio alla risoluzione di tre questioni: 1) la gestione del Pdl; 2) la composizione del governo; 3) il suo programma. Sono, comunque, queste le tematiche che Berlusconi si troverà di fronte anche in caso di ritorno anticipato alle urne. Per la gestione del Pli c’è bisogno di un’organizzazione diversa. Una presenza territoriale democraticamente organizzata, senza deleghe in bianco dall’alto. Una struttura nazionale non chiacchierata che collabori con i territori e che faccia sintesi, senza imporre soluzioni pre-confezionate. Per la composizione del governo, Berlusconi non può ignorare l’apertura di Casini. La sua bravura dovrà essere quella di mediare – senza farlo fare a Bossi, com’è accaduto con Fini – tra due forze che non si amano, ma che possono convivere. Comunque, il Cavaliere, anche se si andrà a votare, il problema ce lo avrà lo stesso. Ed, in fine, ma non ultimo, il programma di governo. Al primo punto dell’agenda di governo non potrà che esserci l’occupazione. Sia l’attuale esecutivo o quello che verrà, in caso di elezioni anticipate, dovranno affrontare questo tema. Ma non con le “promesse da marinaio”già sperimentate, rispondendo alla regola delle cinque “W” del giornalismo anglosassone: chi, cosa, dove, quando, perché.