Gioia Tauro, un comune senza tesoreria

Renato Bellofiore

Renato Bellofiore

(di Lucio Musolino)

“C’è una criminalità comune organizzata, ma c’è anche una criminalità di stampo politico”. Ci va giù pesante il deputato dei Radicali Maurizio Turco. Dopo essere stato sciolto per mafia ben due volte, il Comune di Gioia Tauro da luglio non ha più una tesoreria. Quattro bandi per assegnare l’appalto sono andati deserti. Due indetti dal commissario prefettizio e due dal sindaco Renato Bellofiore, dallo scorso marzo alle prese con un Comune travolto dall’inchiesta antimafia “Cento anni di storia”.
Sulla vicenda, ieri pomeriggio, Turco ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Prima di lui, il problema è stato segnalato dai parlamentari calabresi del Pd Marco Minniti, Maria Grazia Laganà e Rosa Villecco Calipari. È la prima volta in Italia che un Comune non ha una tesoreria e non è quindi in grado di far funzionare la macchina amministrativa in quanto è impossibilitato a gestire addirittura il conto corrente per pagare gli stipendi dei dipendenti.

Come è avvenuto nel mese di ottobre quando l’Istituto tesoriere si è rifiutato di evadere il mandato di pagamento disposto dal sindaco Bellofiore. “Centoventi famiglie monoreddito e 114 lsu e lpu senza stipendio” ricordano nell’interrogazione i deputati del Partito democratico. Ma non solo: “La mancanza del servizio di Tesoreria ha comportato l’impossibilità per l’amministrazione di gestire le risorse comunali e l’ha costretta ad effettuare tagli alle risorse per i mezzi per il trasporto disabili e per gli scuolabus destinati al trasporto scolastico privi di carburante, alle risorse per le utenze telefoniche delle scuole, per il gasolio per il riscaldamento degli asili comunali, nonché il blocco di tutti i servizi comunali (manutenzione delle strade, acquedotti e sistema fognario, mensa scolastica,veicoli della polizia municipale, utenze degli uffici comunali che tra pochi giorni rischiano di venire staccate, contributi alle famiglie disagiate)”.
“Lo Stato scioglie le amministrazioni comunali per infiltrazioni mafiose e le banche le sciolgono per infiltrazioni di legalità” sbotta il deputato dei Radicali Turco: “È il primo caso in cui nessuna banca si presenta alla gara d’appalto e neppure la prefettura è riuscita a capire il perché gli istituti bancari si rifiutano. Neppure a Taranto dove c’era un debito di un miliardo di euro si è verificato quello che sta avvenendo a Gioia Tauro”.
Venerdì scorso il sindaco di Gioia è andato a Roma. Ha incontrato diversi parlamentari, si è recato nell’ufficio della Presidenza della Repubblica e in quelli del ministero dell’Interno.

E qui ha incontrato il sottosegretario leghista Michelino Davico. “Confido in lui – ha aggiunto Turco – affinché vada in Calabria con i funzionari della Banca D’Italia e del Ministero i quali dovranno farsi spiegare dai responsabili degli istituti bancari le motivazioni del loro rifiuto”.
In una città dove anche l’aria che si respira la decide la cosca Piromalli, il radicale torna a parlare di criminalità di stampo politico. “Un boss stile Totò Riina sarà ferocissimo ma non è uno che si occupa di transazioni internazionali. C’è un altro livello”.

(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 24 novembre 2010)