Roberto Saviano è il Giancarlo Siani moderno

(di Paolo De Chiara)

“Saviano è il Siani moderno. Giancarlo (il giornalista de Il Mattino ucciso dalla camorra, n.d.r.) in un Paese che era ancora privo di una legislazione antimafia cercava di essere un precursore dell’azione antimafia. Saviano interviene invece quando c’è un apparato giudiziario che ha finito per poter usufruire negli anni di una legislazione antimafia, talvolta, anche all’avanguardia. Ma un’avanguardia che ha visto anche dei passi indietro da parte del nostro legislatore”. In questo modo ha esordito il procuratore antimafia Armando D’Alterio. Il pm che fece luce sull’omicidio di Giancarlo Siani. Individuando i responsabili. Ma D’Alterio non perde di vista il problema delle infiltrazioni presenti in Molise.

“La realtà non è paragonabile a quella siciliana e calabrese. È comunque una realtà che subisce l’influenza come terra di conquista. Ma proprio perché è ancora terra di conquista e non è diventata ancora una roccaforte definitiva, stabile e strutturata. È ancora una terra nella quale la criminalità è nettamente distinta. O meglio non ha i collegamenti con la società civile che ha in queste Regioni in cui mafia e camorra diventano mafia e camorra nel momento in cui si crea un legame strutturato rispetto ai pubblici poteri, una capacità stabile e pericolosissima di determinare la politica e l’economia”. In questo modo si era espresso, nel gennaio del 2010 ad Isernia durante la presentazione del libro L’Oro della Camorra di Rosaria Capacchione, il procuratore capo della Procura di Campobasso Armando D’Alterio. Lo stesso concetto il procuratore Antimafia lo ha ripetuto, sempre ad Isernia, durante la presentazione dei due libri di IMD (pseudonimo per nascondere la vera identità). Le due opere scritte dall’agente della Catturandi di Palermo, 100% Sbirro e Catturandi. Lo “sbirro” che ha contribuito alla cattura di latitanti del calibro di Provenzano, Lo Piccolo, Vitale, Aglieri, Greco, Brusca. Era presente anche il direttore di Telejato Pino Maniaci.

Il giornalista nel mirino della mafia. Già minacciato, pestato, avvisato. Oggi vive scortato. Come Rosaria Capacchione, la giornalista minacciata di morte dal clan dei casalesi. D’Alterio è stato chiaro. “Le infiltrazioni ci sono e vanno combattute. Chiudere gli occhi non serve a niente”. E ci sono da diversi anni. Il componente della commissione Antimafia Giuseppe Lumia (minacciato di morte da cosa nostra) fu chiaro a Campobasso: “ora si scopre che il clan più potente della camorra, oggi che è quello dei casalesi, era qui. E certamente non erano qui solo per villeggiare, per godersi le vostre stupende bellezze naturali. Erano qui per trafficare. A mio avviso per riciclare. Per investire”.

L’allarme era stato lanciato da diversi anni. Ma non è stato mai affrontato seriamente. “È un argomento – aggiunse l’ex presidente della commissione Antimafia – che dovete affrontare. È un argomento, la presenza delle mafie nella vostra Regione, con cui dovete fare i conti”. Oggi nella Regione in cui l’Eolico è diventato selvaggio dopo una legge regionale sbagliata, le parole del Procuratore della Dda di Campobasso sono importanti: “Abbiamo bisogno di una buona politica sul territorio. Una buona politica che è fatta per evitare qualsiasi forma, non dico di corruzione perché si deve dare per scontato fino a prova contraria, ma qualsiasi forma di accettazione anche passiva del compromesso che è alla base dell’infiltrazione mafiosa. Un forte contrasto nella tematica dei pubblici appalti. Dove si annida la criminalità organizzata. Isernia, forse da questo punto di vista, è anche un esperienza virtuosa. Per quanto attiene ai protocolli. Parlo di buona volontà. Le infiltrazioni ci sono e vanno combattute. E chiudere gli occhi non serve a niente. I protocolli che sono stati fatti con la Prefettura, con la Questura e con la Procura di Isernia, sono veramente un passo fondamentale. Perché tendono a realizzare la trasparenza dei flussi di denaro. È tutto lì. Il riciclaggio. È tutto lì il controllo dei capitali mafiosi, è tutto lì il blocco della crescita delle organizzazioni criminali”.

Per D’Alterio “abbiamo bisogno sempre costantemente dell’appoggio dell’opinione pubblica e, soprattutto, dell’appoggio di chi può stimolarla come la libera stampa. Una libera stampa, ovviamente, ispirata all’articolo 21 della Costituzione”. Di questo c’è bisogno. Anche in Molise. Soprattutto in questa Regione. “Oggi – ha affermato durante il suo intervento il Procuratore di Isernia Paolo Albano – è un’occasione per rivolgere un appello a noi tutti. Alle coscienze di noi tutti. Sono particolarmente contento che questo appello venga rivolto proprio qui ad Isernia che, purtroppo, non è più un’isola felice. Tutti noi siamo particolarmente sensibili a questo problema. Il Molise, e in particolare la provincia di Isernia, è confinante con la provincia di Frosinone e con la provincia di Caserta. Il pericolo di infiltrazioni c’è. E abbiamo segnali in questo senso. Ovviamente non posso entrare nel merito delle indagini che vengono condotte. Ma ci sono segnali in questo senso. È opportuno tenere alta la guardia”.

Finalmente non si parlerà più di “isola felice”. Un concetto, ormai, superato con fatti concreti. Con le tante operazioni di sequestro ai beni della malavita effettuate sul territorio molisano. Con i tanti interventi della Commissione Parlamentare Antimafia e con le tantissime testimonianze di magistrati, giornalisti e operatori del settore. “In Molise – secondo il giornalista Alberico Giostra – c’è una democrazia sospesa. Il problema è un circuito perverso che c’è tra cattiva giustizia, cattivo giornalismo e cattiva politica”. Non si è mai aperto in questa Regione un serio dibattito. Una seria discussione. Molto si può fare. Molto si deve ancora fare. È necessario uno sforzo per la legalità.