Quando muore anche l’interesse per i fatti

(di Francesco Perrella)

Avete mai sentito parlare di Simone La Penna, trentadue anni, romano? Nemmeno io, almeno fino a ieri. Questo giovane si è spento nel carcere di Regina Coeli (dove era detenuto per spaccio di stupefacenti) il 26 novembre 2009 in circostanze ancora non ben chiarite, dopo aver perso 30 chili in undici mesi di carcere, passati a fare la spola tra la sua cella, l’ospedale di Viterbo ed il Sandro Pertini di Roma, le sue condizioni sempre più instabili. Stefano, che già precedentemente soffriva di anoressia, alternava momenti di miglioramento durante i ricoveri in ospedale a ricadute improvvise non appena ritornato in carcere. Circostante troppo fumose per il pm Eugenio Albamonte della Procura di Roma, che ordina un indagine dettagliata sul caso, volta ad appurare se ci siano state o meno negligenze da parte del personale medico della casa circondariale; nel registro degli indagati ci sono i nomi sette tra medici e infermieri, accusati di omicidio colposo. Ne da notizia un solo quotidiano nazionale, Il Messaggero del 27 ottobre.

Ci si aspetterebbe per la mattina dopo, un richiamo del caso anche sulle altre maggiori testate, vista anche l’interesse suscitato in questo momento da episodi di questo tipo, sulla scia (inquietante) del caso Cucchi. E invece…Avrete invece sicuramente sentito parlare, purché abbiate seguito un minimo i mondiali di calcio, del polpo Paul, il simpatico mollusco tedesco che pare avesse una capacità straordinaria nell’azzeccare l’esisto delle partite. Dopo tanto clamore mediatico, la bestiola se n’è andata in pace proprio il 27 ottobre. Sorvolando sul fatto che il Tg1 gli dedica 3:42 della sua edizione serale, il blog “il nichilista” ci mostra un sorprendente (siamo ironici, si capisce?) confronto tra il richiamo che le due notizie hanno avuto sui principali quotidiani nazionali.

Per il Corriere della Sera entrambe le notizie meritano tre colonnine: a pagina 20 si parla dell’inchiesta sulla morte di La Penna con richiami agli ultimi esiti del caso Cucchi, ed il polipo riposa in pace a pagina 50 dello sport. Repubblica, che pure non risparmia commenti sul caso Cucchi, non spende una parola sulla morte di La Penna, dedicando altresì un articolo a Paul a pagina 67 dello sport (“Una morte da stella mondiale”). La Stampa, al contrario, dedica il titolo di pagina 20 al caso La Penna, e non si spreca sulla dipartita del mollusco. La notizia funebre sparisce anche sul Fatto Quotidiano, che riserva invece il titolo di pagina 7 alla morte di Stefano La Penna. Idem il Riformista, che sposta il caso in prima pagina (“Quanti casi Cucchi in carcere”). Per l’Unità l’inchiesta romana merita due pagine (16 e 17), il polipo una foto funebre a pagina 47 e poco altro. Ma il mollusco ha il suo riscatto sulle pagine del Giornale, che gli dedica un richiamo in prima pagina, a fronte del silenzio assoluto nei confronti del caso La Penna. Stessa storia su Libero, che parte con un necrologio di una pagina intera dedicato a Paul, ed un trafiletto a pagina 17 dedicato alla morte del detenuto romano.

Ciò che stupisce è che le notizie di interesse sociale non mancano, eppure giornalisti ed editori impiegano il loro tempo e le loro risorse per occuparsi di avvenimenti come la dipartita di un polipo indovino. Forse è l’interesse dei lettori che manca, ed i giornalisti e gli editori altro non fanno che allineare la loro offerta con il target a cui è proposto il loro prodotto. Del resto, Tg4 docet.