Milano: pranzo “nero” a Palazzo Cusani? Si, forse, anzi no. Di certo c’è un convegno su un generale SS nei locali Aler

(di Luca Rinaldi)
Pranzo fascista, gala della fanfara dei bersaglieri o semplicemente un modo per accogliere nuovi iscritti all’associazione dei “Cavalieri dell’ Aquila Romana”? Le voci sul web e sulla carta stampata si rincorrono.
E’ lo stesso delegato per la Lombardia dell’associazione, Emilio Giani, che ci tiene a spiegare di cosa si tratta questo ordine dei “Cavalieri dell’Aquila Romana”, ordine cavalleresco istituito dai Savoia e dalla Repubblica Sociale Italiana, poi divenuto “patrimonio storicoaraldico della famigliaMussolini”. Lo stesso Giani ci tiene a precisare che l’associazione non è in nessun modo dichiarata anticostituzionale dalla Carta Costituzionale e dal Parlamento Italiano.
Qualcuno scrive che il 30 ottobre a Palazzo Cusani a Milano, sede del Circolo ufficiali e delComando militare dell’Esercito in Lombardia, ci sia un pranzo per ricordare la marcia su Roma, con tanto di invito ufficiale. Il tutto alla presenza di uno dei nipoti del Duce, Guido Mussolini, che, per l’occasione “presenzierà per l’investitura di nuovi cavalieri, promozioni e assegnazione di medaglie al merito ai dignitari dell’ordine”.
Sull’invito, tuttavia non compare nessun riferimento alla marcia su Roma a cui era stato accomunato il pranzo. Arriva la smentita da Palazzo Cusani: nessuna cerimonia nostaglica e non qui. Il comandante Emilio Giani ha inoltrato una richiesta. Per quel giorno e quella data è arrivata una richiesta da parte di Giani ma riguardava la Fanfara in congedo dei bersaglieri di Magenta. Ma la sala era già occupata per cui non se ne è fatto niente.
Intanto la notizia, sia del famigerato pranzo, sia della smentita da Palazzo Cusani fa il giro delle redazioni. Su Internet finisce l’invito ufficiale che, stando alle parole di Emilio Giani, è l’invito a quello che dovrebbe essere il pranzo della fanfara da lui guidata, senza nessuna velleità politica o celebrativa. “Pare esserci stato un malinteso , dice Giani, qualcuno deve aver male interpretato il senso di quell’invito, come questi ‘Giovani Antifascisti di Milano’, che hanno fatto girare questo invito di tre pagine con allegato un quarto foglio del febbraio 2009 in cui era stata organizzata all’insaputa dall’associazione una riunione che mirava a raccogliere nominativi (tra cui anche il vice presidente del Consiglio Comunale, Stefano di Martino e il sottotenente Alberto La Russa, figlio di Romano e nipote di Ignazio) per un progetto politico, ma – prosegue Giani – il quarto capo dell’ordine (quindi lo stesso Guido Mussolini ndr) ha riunito i responsabili presso la sede dei bersaglieri, per espellere gli organizzatori dell’evento e cancellare la riunione e tutti le nomine. Molto probabilmente sono le stesse persone che anno creato questa confusione”.
Emilio Giani afferma di aver già fatto denuncia nei confronti dei giovani antifascisti di Milano che “in modo totalmente arbitrario, si ergono a sedicenti paladini della democrazia italiana, al fine di impedire ad una rispettabilissima Associazione di persone libere, di riunirsi pacificamente e senz’armi per un conviviale incontro al quale non è data alcuna rilevanza politica”. Insomma, stando alle ultime chi vivrà vedrà, pare comunque che il 30 ottobre a Palazzo Cusani non vi saranno pranzi organizzati dai Cavalieri dell’Aquila.
Dal canto loro i Giovani Antifascisti milanesi bene fanno a tenere alta la guardia da possibili derive estremiste che sono sempre dietro l’angolo, soprattutto in un centro come Milano. Perché se questo pranzo a Palazzo Cusani non si capisce cosa sia, si comprende benissimo di cosa si sarebbe dovuto parlare il prossimo 28 ottobre. Il gruppo Lealtà-Azione, facente parte degli Hammerskin, formazione dell’estrema destra militante e nata come costola del Ku Klux Klan a metà degli anni ’80, ha organizzato un convegno in memoria di un generale delle Ss, il criminale di guerra Lèon Degrelle. Degrelle, politico belga, fondatore del rexismo, passato al fascismo per poi combattere la seconda guerra mondiale nel contingente delle Waffen-SS. Inseguito da una condanna a morte fu costretto a fuggire in Spagna, riconosciuto come paladino delle tesi naziste e negazioniste divenne referente di molti movimenti dell’estrema destra europea. Il convegno dedicato al generale delle SS avrebbe dovuto tenersi in un locale in Viale Brianza 20, regolarmete affittato, ma di proprietà dell’Aler.
Partono subito le reazioni dal mondo politico. Il capogruppo del PD, Pierfrancesco Majorino, chiede spiegazioni all’Aler: “Ci deve spiegare per quale motivo, ha dato in affitto una sua proprietà a un gruppo del genere”. Sulla stessa linea Antonello Patta, segretario Prc e il deputato del PD EmanueleFiano, mentre l’eurodeputato PDL Fidanza appoggia il convegno spiegando che non si tratta di una manifestazione pubblica e che se “dovessimo applicare lo stesso criterio ai centri sociali non ne resterebbe aperto uno”. Nel frattempo il convegno è stato rinviato al tre novembre, ma le sezioniAnpi di zona 8 hanno chiesto “a tutte le istituzioni democratiche una chiara presa di posizione affinché la vergognosa conferenza sia annullata e nel prossimo futuro esercitino un maggiore controllo sulle iniziative delle forze che si ispirano al neonazismo”.
Da parte di Lealtà e Azione arriva la replica “Questa decisione, espressione della maturità raggiunta dal nostro ambiente, è stata presa dopo il vano tentativo di strumentalizzazione dell’iniziativa da parte dei soliti noti, ma soprattutto per dare, ancora una volta, un segnale distensivo a chi non smette di alimentare il gioco degli opposti estremismi”. Nel manifesto di Lealtà e Azione, non vi sono riferimenti a dottrine razziste, ma in queste situazioni, come scrive Maurizio Giannattasio sul Corriere della Sera, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.(lucarinaldi.blogspot.com)