Il teste ha paura di ritorsioni

(di Mara Rodella)
Imputato nervoso in gabbia, un teste che tronca la deposizione mentre il pm rievoca un passato «scomodo» e il giudice richiama alla calma. E’ durata circa un paio d’ore, al Palagiustizia, la quarta udienza di un processo per associazione mafiosa, che vede alla sbarra 13 imputati, tra cui i fratelli Marcello, Rocco e Gaetano Fortugno (legati alla cosca della ‘ndrangheta Piromalli-Molè di Gioia Tauro e residenti nel Bresciano), accusati, a vario titolo, di una quindicina di reati che vanno dallo sfruttamento della prostituzione alla ricettazione, passando per l’estorsione.

Nel dettaglio, Marcello Fortugno, 44 anni,condannato nel 2007 in Assise a 16 anni per l’omicidio del rappresentante di gioielli calabrese Carlo Mortilli (freddato il 21 maggio’97 al West Garda), in questo procedimento dovrà rispondere di ricettazione aggravata. Le accuse per il fratello Gaetano, 48 anni, invece, sono estorsione e traffico di droga, mentre a carico di Rocco, 47 anni, pendono estorsione, furto, ricettazione, sfruttamento della prostituzione e traffico di armi. Entrambi, scrivono i pm titolari dell’inchiesta, con l’aggravante di «associazione di tipo ’ndranghetista legata al clan Piromalli-Molè, e di aver commesso un reato avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e di omertà tipiche della struttura malavitosa».

Chiaro che gli imputati non sottoscrivano, in particolare Rocco, ieri in aula, teso nella gabbia. Un nervosismo alimentato dalle dichiarazioni rese dall’unico teste presente: Giuseppe Gulizia. Chiamato a deporre sui rapporti con i Fortugno all’epoca dei fatti, nel 2004, il teste ha prima vacillato e poi scelto il silenzio per «paura di ritorsioni». Perchè già nel 2005, Gulizia acquistò il bar «L’antico inferno», in città, con i soldi del fondo statale riservato alle vittime dell’estorsione. Prima, però, era titolare della «Asia costruzioni»: ed è proprio nel contesto edilizio che maturarono i rapporti con gli imputati.

«Ho conosciuto Marcello Fortugno tramite Francesco Trippodi -ricorda il teste-: mi avevano chiesto la ristrutturazione di quattro appartamenti a San Martino della Battaglia». Una commessa di circa 160 mila euro, «pagati da Gaetano Commercio, commercialista di Marcello, il committente». A far scattare la molla del timore, sono state le domande del pm Paolo Savio, sulle frequentazioni fuori dal lavoro. A innescare il terrore, un verbale del 23 marzo’05 in cui Gulizia dichiarò di aver partecipato a «una riunione al Vanity, con i Fortugno, Magazzù e Laezza: Marcello disse che non era il caso di farsi la guerra per il controllo delle ragazze nei locali e Laezza acconsentì». Ma alla domanda «Si ricorda?» è scattata la reticenza. «Lei mi sta mandando al macello. Non voglio rispondere. Della riunione mi ricordo ma ho rimosso i contenuti, tenete buono il mio verbale, ho già pagato. Fatemi uscire».
A quel punto, dopo circa mezz’ora di camera di consiglio, Pagliuca, accogliendo la richiesta del pm ha ammesso agli atti processuali i verbali di Gulizia, «utili al fine di verificare eventuali elementi di intimidazione precedenti». Poi, le dichiarazioni spontanee di Rocco Fortugno. detenuto a Vigevano: «Io, quel signore lì, l’ho visto solo una volta, non c’è mai stata nessuna riunione e il procuratore lo sa», ha detto prima di chiedere il trasferimento per motivi di salute.

Prossima udienza il 4 novembre quando in aula entreranno gli agenti di Pg per ricostruire l’indagine. Quell’indagine chiamata «Didone», condotta dalla squadra Mobile di Brescia nel 2004, per rilevare i retroscena di danneggiamenti e incendi in alcuni locali del Garda, riconducibili alla criminalità organizzata. Le ballerine? Dall’inchiesta emerse che Rocco e Gaetano Fortugno – con Daniele Pitarresi – volevano impossessarsi con la forza della Jolly Service Srl, azienda bresciana che procacciava ragazze per i night.

(pubblicato su Brescia Oggi il 28 ottobre 2010)