Minacce e coerenza: Daniela Santanchè insegna

“Se fa cadere il governo, Fini deve cambiare Paese, altrimenti sarà dura per lui girare per strada”. Una minaccia bella e buona pronunciata lo scorso venerdì alla festa del Popolo delle Libertà, a Bologna. Parole uscite dalla bocca del sottosegretario al Dipartimento per l’Attuazione del Programma (?), Daniela Santanchè.
Proprio lei, la stessa che quando Fini fece confluire An dentro al Pdl definì l’attuale Presidente della Camera un uomo con le “palle di velluto”. Epiteto che non risparmia nemmeno in questa occasione. “Sedici anni con Berlusconi sono tanti. Non avrebbe mai fatto il ministro o il Presidente della Camera senza di lui”.

Il sottosegretario continua a sparare ad alzo zero: “Il Presidente della Camera è stato votato dal Pdl, deve dimettersi. Ha detto che il Popolo delle Libertà è morto? Se ciò che ha fondato è morto, non capisco come lui sia ancora vivo”. Poi tira in ballo Silvio Berlusconi, l’uomo che nel febbraio di questo anno l’ha fatta entrare nella maggioranza di governo. “Ci sono state numerose critiche contro Berlusconi, ma non aveva commesso nessun reato. Non si è visto nessun avviso di garanzia. Oggi Libero e Il Giornale (che la Santanchè finanzia con la sua agenzia pubblicitaria, Visibilia, ndr) chiedono soltanto di chi è la casa di Montecarlo. Se io dovessi comprare una casa – continua il sottosegretario – non uso società Offshore, ma faccio un mutuo come qualsiasi cittadino”.

Già settimane fa affermò che “le dichiarazioni di Fini sono ambigue, contraddittorie e inverosimili, con il vergognoso tentativo di scaricare le colpe sulla compagna e sui parenti” (9 agosto, La Repubblica), e in questi giorni rincara la dose: “Sono una femminista, e mi hanno accusato di non difendere la Tulliani. Io non difendo la compagna di Fini, perchè la colpa è proprio del Presidente della Camera. Difendo le donne, ma non lei!”.
Ancora il 13 agosto, in un’intervista al Fatto Quotidiano, disse che “Fini è umanamente una merda”. Non stupisce, dunque, la minaccia lanciata dalla festa del suo partito: “Se fa cadere il governo deve cambiare Paese, altrimenti sarà dura per lui girare per strada”.

Coerente, si dirà, con tutte le affermazioni precedenti e fedele al suo “Cesare”, Silvio Berlusconi. Ma a ben guardare non è proprio così. Il 26 marzo 2008, infatti, un un’intervista a Canale Italia, la Santanchè afferma che “le donne per andare in Parlamento lo possono fare solo con me. Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali”. E ancora:“Berlusconi ha sempre utilizzato le donne come il predellino della sua Mercedes: un punto d’appoggio per sembrare più alto dei veri nanetti di cui si circonda. Il voto alla Destra è invece utilissimo perché serve a rompere i vecchi giochi della politica e a rimettere in gioco valori e ideali che non devono essere cancellati”.
Il 9 aprile, poi, in risposta alle parole di Berlusconi, il quale definì l’allora esponente di An una donna di “quella destra Billionaire che cerca di portarci i voti ma che fa soltanto il gioco della sinistra”.

Risposta? Immediata e pungente. “Berlusconi è ossessionato da me. Tanto non gliela do…”.
La domanda è una, semplice e spontanea: quale evento “grandioso” ed “epocale” ha fatto cambiare parere e partito, con annessa poltrona di sottosegretario, a Daniela Garnero in Santanchè?
L’unica cosa certa, per ora, è che alla fin fine al Cavaliere gliela ha data. Politicamente, s’intenda.