Libera scuola pubblica all’epoca dei sindaci-sceriffo

(di Francesco Perrella)

Danilo Oscar Lancini, sindaco leghista di Adro (6500 anime nel “profondo bresciano”), sicuramente non è persona da amare le mezze misure; eletto nel 2004, confermato nel 2009, in sei anni di carica è riuscito a spaccare in due le opinioni dei suoi concittadini: da una parte, coloro le lodano il suo spirito di iniziativa, il suo pragmatismo volto sempre e solo alla tutela ed alla perfetta conservazione del padano medio; dall’altra parte (e per forza di cose saranno anche di meno) quanti lo additano di atteggiamenti palesemente razzisti, volti ad aumentare la distanza tra cittadini italiani e non che, come tutti sappiamo, in certi territori sono tanti, anche se non li si vuole vedere.

È forse per non smentire questa fama che, approfittando della costruzione del nuovo plesso scolastico comunale (scuola materna, elementare, e media, per un totale di 650 studenti), la giunta comunale ha deciso di arricchire il look del nuovo edificio riempiendolo con circa settecento raffigurazioni del “sole che sorge tra le Alpi”, vale a dire la sorta di fiore verde a sei punte che, guarda caso, è anche simbolo del partito capitanato dal “Senatùr”. Che è stato inserito davvero dappertutto: sui banchi, sugli zerbini all’ingresso, camuffato nei cartelli, integrato nel design dii posacenere e portaombrelli; manco fosse un messaggio subliminale. Una mera coincidenza, rassicura il sindaco, visto che in questo caso il famoso (o famigerato?) simbolo fa riferimento solo ed esclusivamente al popolo padano. Ma non sono bastate queste parole per placare la polemica, che dopo essere passata per i vertici della Lega stessa, proprio in questi giorni è culminata in una diffida rivolta al sindaco Lancini da parte della Cgil di Brescia; secondo il sindacato, infatti, esporre in maniera cosi massiccia un simbolo politico porrebbe il lavoratore (ma viene da dire: anche lo studente) in un contesto politicamente connotato, in barba al fatto che il suo contratto di lavoro sia stato stipulato con un soggetto, lo Stato Italiano, che per definizione non dovrebbe essere connotato che da laicità e neutralità.

Ma il sindaco non sembra intenzionato a fare marcia indietro, ed anzi rincara la dose, sostenendo che la scuola è stata costruita senza chiedere un centesimo allo stato, contando esclusivamente sulle casse comunali (tra cui 300.000€ di contributi volontari orgogliosamente rivendicati dal sindaco), e ciò è più che sufficiente per legittimare anche quelle centinaia di simboli leghisti che la caratterizzano. E se proprio deve toglierli, non si accontenta dell’invito già ricevuto dal ministro Gelmini e da dirigenti della Lega Nord come l’onorevole Calderoli, ma deve essere Bossi in persona a chiederglielo, rivendicando il suo essere un militante leghista e di “obbedire agli ordini del capo”. Qualcuno dovrebbe ricordare a questo signore che chiunque nel nostro paese assuma un incarico pubblico dovrebbe essere asservito solo ai suoi elettori. E che indipendentemente dalla connotazione che si vuole dare al “sole che sorge tra le Alpi” (simbolo politico o simbolo etnico?), la scuola pubblica, cosi come la sanità o la difesa, appartiene a nessun’ altro che allo Stato, nella totalità dei suoi cittadini, perchè nessun cittadino italiano, indipendentemente dalla sua nascita, entrando in una scuola, o in un’A.S.L., debba sentirsi un ospite fuori posto.
Indipendentemente da come vada a finire questa ennesima “commedia all’italiana”, difficilmente ci dimenticheremo di Danilo Oscar Lancini, sindaco leghista di Adro, che magari troverà un altro modo per balzare agli onori delle cronache. Lui che nel 2006 ha promesso un incentivo di 500 € per ogni cittadino che avesse denunciato un irregolare; lui che un anno fa ha messo a pane e acqua i figli di quanti, spesso trovandosi in difficoltà, non pagavano la mensa scolastica; lui che in testa al suo programma elettorale scriveva “prima gli italiani, poi anche gli immigrati”; è sempre lui che, a chi ha occupato la piazza del suo paese per protestare contro la scuola a marchio Lega Nord, fa sapere di “essere andato a funghi”. Proprio lui che ha iscritto suo figlio ad una scuola privata, dichiarando candidamente che “funziona meglio”.