Giusta la proroga. Bravo rettore

Inizio dell’anno accademico rinviato al 5 ottobre e una settimana, a partire da lunedì prossimo, di lezioni speciali dedicate alle ragioni della protesta dei ricercatori. La proposta avanzata dal rettore sembra smuovere gli animi degli studenti. In una via Zamboni ancora poco affollata sono pochi i giovani all’oscuro della proposta del rettore Dionigi.
Per Eleonora, studentessa di lettere, “è una piccola conquista. Anche se non si tratta di una soluzione. Alcune facoltà, inoltre, dovevano iniziare in questi giorni, e per loro la mobilitazione si farà sentire; altre, invece, inizieranno tra due settimane e neppure si accorgeranno delle proteste”. Roberto di Giurisprudenza è convinto che il posticipo delle lezioni sia un’ottima proposta da parte del rettore. Sulla settimana di incontri con i ricercatori spera “che le lezioni siano partecipate. Non è un allungamento delle vacanze estive”.
Stefano, di Economia, è sulla stessa linea di pensiero. “Il rettore è sceso dal gradino dopo l’ultimatum della scorsa settimana. Adesso, più umanamente, comprende il problema dei ricercatori. Ha perso un po’ di credibilità, ma dopo il polverone iniziale finalmente si avvicina alla loro posizione”. Sulla settimana di confronto, che partirà lunedì prossimo, si augura “che non sia la solita inutilità. Deve essere ben organizzata, con idee che vengano fuori e il senso di malessere sfogato spero che porti da qualche parte”.
Di diversa idea Jacopo, studente di Medicina, facoltà dove le lezioni sarebbero iniziate comunque il 5 ottobre. “Credo sia solo un tentativo di mediazione per creare meno confusione, o quantomeno non ingigantire ulteriormente la protesta, soprattutto dopo la gaffe fatta da Dionigi. Secondo me non servirà a niente, né all’Ateneo, né ai ricercatori. E chi ne pagherà le conseguenze saremo noi studenti”.
“Non è possibile studiare fino a 40 anni, per poi trovarsi ancora ricercatore, quando si hanno anche più obblighi di un professore ordinario. Sono d’accordo con la loro protesta”. Sono le parole di Andrea, studente di Agraria. Sulle modalità anche lui non è per nulla favorevole. “La settimana di confronto la trovo inutile. Due anni fa si organizzò qualcosa di simile nella mia facoltà, ma non ci fu alcun confronto, alcuna idea. Parole al vento”.
Francesco, di ingegneria, avrebbe dovuto iniziare le lezioni oggi. Quello che lo preoccupa è la sua formazione: “Loro litigano e discutono, ma alla fine ricade tutto su di noi. Due settimane senza lezioni sono tante, questo comporta meno ore e quindi lezioni meno approfondite, mentre gli esami sono sempre quelli. È giusto che i ricercatori facciano valere le loro ragioni, però sotto tutto ci siamo noi e la nostra formazione”.

(pubblicato su Repubblica – Bologna il 22 settembre 2010)