Gianfranco Fini mira alto

(di Elia Fiorillo)

Come dare torto a Piero Fassino quando afferma, che “dopo il discorso di Gianfranco Fini niente è più come prima” nella maggioranza? E si capisce che tutto è cambiato anche dalle dichiarazioni immediate ed impacciate al Tg Uno dei capi gruppo di Camera e Senato del Pdl, Cicchitto e Gasparri, che non partono lancia in resta come fanno di solito. Provano a fare distinguo, a dividere il “personale dal politico”. Ovvero, la possibile tenuta della maggioranza, da Fini, ritenuto incompatibile come presidente della Camera per il nuovo ruolo che ha deciso di assumere. Certo, le frecciate non mancano. La vicenda Tulliani è tirata in campo comunque. Ma siccome c’è in ballo la continuità del Governo, tutto viene rimandato alla discussione in Parlamento sui famosi cinque punti: federalismo, Sud, riforma fiscale e della giustizia, sicurezza. In quella sede, dicono Cicchitto e Gasparri, si constaterà la lealtà di Futuro e libertà. L’imbarazzo dei due esponenti del Pdl viene anche, probabilmente, dall’impossibilità di conoscere il pensiero del presidente del Consiglio. Ci sarà l’affondo del Cavaliere per il tanto amaro che Fini gli ha riversato nel suo intervento? Per quelle frasi al vetriolo in cui, tra l’altro, veniva definito uno che “non ha capito che non esiste un popolo di sudditi”? E, ancora, che “Futuro e libertà è lo spirito autentico del Pdl”?
“Niente è più come prima” perché il cofondatore del Pdl sta provando a trasformarsi in liquidatore di quella che fu la sua creatura. “Il Popolo delle libertà non c’è più. Attualmente c’è il partito del predellino”. Qualche colonnello, asserisce il presidente della Camera, ha solo cambiato generale (leggi padrone) e già pensa ad altri capi. Anche se Fini non lo dice esplicitamente, di fatto a Mirabello, in provincia di Ferrara, è nato il partito di Futuro e libertà. Una formazione politica che ha le idee chiare in merito alla continuazione della legislatura. Continuare, ma a condizione che il patto di legislatura sia sottoscritto a tre: Berlusconi, Bossi e Fini.
Sul federalismo il presidente della Camera ritiene che debba andare avanti, ma non come “egoismo di una parte”, bensì “con equità e solidarietà”. Ed alla Lega attribuisce, per meri interessi di bottega, la responsabilità politica della mancata cancellazione delle Province e della mancata liberalizzazione delle municipalizzate.
Insomma, dai discorsi e dai temi trattati da Giancarlo Fini quello che si è capito, oltre alla nascita di un nuovo partito, è la sua candidatura “in pectore” a leader maximo del centro destra. Possibilmente, in futuro prossimo, allargato anche a Casini e Rutelli. Non più successore dinastico di Silvio, o per raggiunti limiti d’età dello stesso, ma suo competitor dichiarato a tutto campo. In particolare su tematiche che portano, o dovrebbero portare, consensi. L’occupazione giovanile, grande questione irrisolta se è vero che un ragazzo su quattro è disoccupato e, comunque, per le giovani generazioni la flessibilità, se non s’interviene con decisione, si traduce in eterna precarietà. C’è poi, sempre in contrasto con Bossi e Berlusconi, il tema della legge elettorale. Dice Fini che “i cittadini devono poter scegliere i parlamentari”, facendo autocritica sull’appoggio che all’epoca diede a Berlusconi ed alla sua “porcata”. E non poteva mancare nel discorso della corona del fondatore di Futuro e libertà il tema giustizia. “La riforma della giustizia va fatta per garantire gli onesti e non contro la magistratura”. Sul piano economico la formula che adotta Fini è quella dell’attivismo ragionevole. Riforme subito per far ripartire l’economia. Ma il prossimo futuro non dovrà basarsi né sulla lotta di classe, né sul mercato assoluto. C’è bisogno di un nuovo patto tra capitale e lavoro.
“Niente è più come prima” anche nell’opposizione che corteggiava Fini, sia con l’intento di mandare subito a casa l’odiato uomo di Arcore, sia per ipotizzare alleanze elettorali future. Futuro e libertà non ha alcuna intenzione di fare da sgabello all’opposizione, vuole giocare la propria ambiziosa partita. Anzi, bisognerà temere Fini perché, avendo fatto la scelta di campo, ma anche puntando alla leadership del centro destra, sarà l’uomo da battere.
La telenovella continua. Alla prossima puntata, sperando che il Paese ce la faccia a resistere al clima da “ultima spiaggia” in cui la politica si trova.