Bologna che scotta

(di Nicola Lillo)

A Bologna il clima è rovente. Non solo per la morsa del caldo e l’alto tasso di umidità. La situazione politica e giudiziaria, infatti, tiene tutti col fiato sospeso.
Da una parte l’inizio della Festa dell’Unità, che proseguirà fino al 20 settembre, con le consuete polemiche che si porta appresso. In più, per il Partito Democratico, ancora un mese per scegliere i candidati di primarie ed elezioni a sindaco. La situazione non migliora nel Pdl, dove la crisi nazionale del partito si fa inevitabilmente sentire. E poi la magistratura, che sta indagando sul fratello dell’attuale presidente della Regione Errani.
Quest’anno è la prima volta che Legacoop, insieme a Camst e Cup2000, disertano la Festa del Partito Democratico. La tensione deriva dallo scontro tra dirigenti Pd e coop per il controllo del partito. È notevole infatti l’influenza delle cooperative all’interno della politica bolognese. Rapporto aggravatosi dopo la gaffe di Raffaele Donini, segretario Pd a Bologna, su Pierluigi Stefanini di Unipol, “ha dubbi sul candidato Cevenini”. E Marco Minella, di Camst, dice che “per il Pd siamo un fastidio”. Cup2000, invece, è legata a Cinzia Cracchi, la ex compagna dell’ex sindaco, poi dimessosi, Delbono. Voci maligne collegano l’assenza di Cup2000 proprio al Cinzia-gate, anche se la motivazione ufficiale è esclusivamente organizzativa.
Assente non sarà l’opposizione, o meglio, il governo. Fra gli invitati, infatti, due ministri: Altero Matteoli e Roberto Calderoli, sul palco con Errani per parlare del federalismo fiscale, mentre è di nuovo forfait da parte dei ministri Tremonti, Calderoli e Maroni alla festa del Pd di Torino.Intanto manca quasi un mese alle primarie per la scelta del candidato sindaco e l’unico ad essersi fatto avanti è l’italianista, professore all’Università di Bologna, Gian Mario Anselmi. Tra i più papabili indubbiamente il recordman delle preferenze alle Regionali, Maurizio Cevenini, il quale però non ha ancora annunciato la sua candidatura. In un sondaggio proposto da Repubblica Bologna, oltre ai tanti voti per il “Cev”, apprezzato anche il sindacalista Cgil, Duccio Campagnoli, ex assessore alle Attività produttive in Regione. Anselmi, invece, si assesta al 2%. Poco conosciuto in città ed, inoltre, senza alcun supporto e (forse) fiducia da parte del partito. Esempio ne è la sua scarsa presenza alla Festa dell’Unità. Un solo incontro, per giunta oscurato dall’ombra di Giorgio Guazzaloca (sindaco di destra dal 1999 al 2004), presente insieme a lui sul palco.
Un Guazzaloca inizialmente cercato e corteggiato da Donini, per formare un’alleanza in vista delle comunali, salvo che, successivamente alle accuse del Pd, lo stesso Donini gli abbia chiuso la porta in faccia.
Ancora in alto mare il Pd. Ma se si guarda a destra la situazione non è delle più rosee. Infatti i dubbi sono ancora tanti, con la Lega che propone sui uomini e il Pdl ancora in dubbio sui nomi.
“Bologna è rossa fuori, ma dentro, nel cuore, è verde”. Sono la parole del ministro Roberto Calderoli, che giura di avere “un nome né di destra né di sinistra che dai sondaggi risulta assolutamente vincente”. Il Pdl, spazientito, già da tempo ha avanzato il nome dell’ex direttore del Carlino Giancarlo Mazzuca, e si discuterà delle scelte in una giornata alla festa del Pdl tra il 7 e il 12 settembre. Mentre il deputato leghista Angelo Alessandri assicura che “il candidato c’è. È bolognese, ma di livello nazionale. A settembre ne discuteremo col Pdl, poi decideranno Bossi e Berlusconi”.
Bologna intanto attende risposte. Risposte che però non arrivano né da destra né da sinistra. La gente sembra così affidarsi al commissario prefettizio, Anna Maria Cancellieri, che oramai è entrata nei cuori dei bolognesi. Si vociferava anche di una sua candidatura, poi smentita dalla stessa interessata: “non c’è pericolo, non farò il sindaco. Lo garantisco – afferma al settimanale Famiglia Cristiana – nel mio futuro c’è casa mia. Dopo Bologna torno a casa, finalmente”.In mezzo a tutto questo turbinio di dubbi, proposte, primarie e feste di partito, la magistratura indaga. E sono due le indagini che interessano la politica bolognese: il Cinzia-Gate, lo scandalo che portò alle dimissioni del sindaco Delbono; e da ultimo le indagini nei confronti del fratello del presidente dell’Emilia Romagna Vasco Errani. Presidente che, è bene ricordare, è stato eletto per il terzo mandato consecutivo contra legem, poichè la legge statale 165, del 2 luglio 2004, consente solo di restare in carica per un massimo di due mandati.
Giovanni Errani è accusato di truffa per i fondi dell’Unione Europea (ma anche regionali e statali) ottenuti dalla Regione per uno stabilimento enologico a Imola. Errani (Vasco) dà ad Errani (Giovanni). Un’equazione che, soprattutto a causa delle procedure sospette, ha interessato la magistratura. E non si parla di bruscolini. È di un milione di euro il finanziamento per Terremerse, la coop di Errani. Il presidente di Regione si difende: “nessun atto illecito”. E anche Legacoop, con un comunicato di Paolo Cattabiani, presidente Legacoop Emilia-Romagna, Giovanni Luppi, presidente Legacoop Agroalimentare, e Giovanni Monti, presidente Legacoop Ravenna, ribadisce la sua “fiducia nell’operato della magistratura e delle istituzioni”. “Certi che agli organi inquirenti verranno offerti tutti gli ulteriori chiarimenti richiesti con spirito di leale collaborazione”. “Nessuna scorciatoia” per favorire Terremerse, che invece ha “ottenuto dalla Regione le stesse misure amministrative e finanziarie applicate per tutte le altre imprese emiliano-romagnole, senza alcuna scorciatoia”.
Fu il consigliere regionale An Gioenzo Renzi, ora consigliere comunale Pdl a Rimini, a presentare un esposto in procura. Ed è lui stesso che afferma, al contrario di Legacoop, che il “caso è peggiore di quello Delbono, perchè si tratta non di poche decine di euro, ma di un milione di contributi pubblici”.