A Bologna la mafia c’è

30 agosto 2010
By Redazione Malitalia

(di Nicola Lillo)

A Bologna e in Emilia Romagna se ne parla poco. Eppure c’è stata, e tuttora esiste una presenza mafiosa non di poco conto. I giornali locali raccontano poco e male. I nazionali non se ne interessano. Eppure il fenomeno è in forte crescita. La consapevolezza della gente, invece, è ai minimi livelli. Disinformata, a volte disinteressata. Spesso commette l’errore di sottovalutare un sistema ben oliato. Quello che evoca il termine mafia, nelle regioni del nord, è il classico uomo con “coppola e lupara”. Ma da diversi anni, non è più così. La mafia imprenditrice, infatti, è entrata in tutti i livelli economici e istituzionali. Mimetizzata e in stretti legami con le stesse istituzioni.
Rievochiamo, grazie anche all’ottimo e-book “Tra la via Emilia e il Clan” di Amorosi e Abbondanza, due eventi grigi e, purtroppo, poco noti nella storia del capoluogo emiliano, che interessano la piazza principale bolognese e il suo aeroporto.

È il 1992. La Icla di Napoli, società al fianco del colosso CCC (Consorzio Cooperative Costruzioni), conquista l’appalto di Piazza Maggiore. Già due anni prima si occupò della ristrutturazione della Pinacoteca delle Belle Arti, sempre a Bologna.Ma di che società si tratta? La nota integrativa della relazione su TAV e Campania, della Commissione Parlamentare Antimafia, del 1996, ci fa aprire gli occhi.
La Icla viene, infatti, ricondotta a un democristiano della Prima Repubblica. Paolo Cirino Pomicino, condannato per finanziamento illecito ad un anno e otto mesi. Ha poi patteggiato due mesi per corruzione relativi ai fondi Eni, mentre risulta prescritto per i procedimenti sulla gestione dei fondi per il post terremoto in Irpinia, fondi che ammontavano a sessantamila miliardi di lire.
La Icla nei primi anni del 1980 si trova in grossa crisi economica. “Sono le imprese della Camorra – si legge nella relazione – che di fatto finanziano le società in stato di decozione operanti solo con compiti di copertura. Di qui il duplice effetto gravissimo. Il primo è il riciclaggio effettuato dalla criminalità organizzata attraverso gli investimenti nei lavori dell’Alta Velocità. Il secondo è l’esclusione dal mercato delle imprese sane fatte oggetto di azioni intimidatorie”. “Nell’Icla – prosegue – risultano presenti elementi e società della criminalità organizzata di matrice sia camorrista che mafiosa con la mediazione di personaggi del mondo politico-imprenditoriale coinvolti in gravi episodi di corruzione politica”.
E la società si occupa di pubblici appalti e di opere di massima importanza, proprio come la Tav. Sulla tratta Roma-Napoli, infatti, sono impegnate cooperative rosse, come la CCC. Quest’ultima faceva parte del Consorzio rappresentato dal’IRICAV-UNO. Lo Sco, Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, afferma nella relazione che talune società partecipi del Consorzio avevano “contatti con la criminalità organizzata”. Le garanzie, per l’entrata dell’Icla nella partecipazione del Consorzio, provengono dall’IRI e sono indicate da un altro democristiano: Romano Prodi.Nel 1991 Icla incorpora la società Fondedile. Società che, secondo le indagini della Squadra Mobile di Caltanissetta e del Ros dei carabinieri di Palermo, ha stretti contatti con Cosa Nostra. Legami che vengono sottolineati in un’informativa inviata anche a Giovanni Falcone, allora Procuratore aggiunto a Palermo. I nomi dei boss fanno tremare i polsi. Su tutti Angelo Siino, indicato come “proconsole di Riina”.
Il CCC partecipa al Consorzio Iricav-Uno con il tre per cento. Coinvolto anche in indagini della DDA di Napoli, a causa di “collusioni ad alto livello ed in raffinati meccanismi di sviluppo degli appalti”. Negli atti della Commissione si legge, inoltre, che “si tratta di forme deprecabili di consociativismo nella spartizione di appalti di opere pubbliche che hanno coinvolto in passato rappresentanti del governo e dell’opposizione e che hanno indubbiamente favorito l’ingresso del crimine organizzato anche in grandi opere pubbliche, quali l’esecuzione dell’Alta velocità e della terza corsia dell’Autostrada del Sole”. La relazione continua indicando le connessione della società Icla con gli Zagaria, del clan dei Casalesi.Si parla di 18 anni fa. Anni caldi e decisivi per la nostra Repubblica, a causa delle bombe mafiose in Sicilia, e dell’inchiesta Tangentopoli, che ci ha traghettato dalla Prima alla Seconda Repubblica. Ma anche nel nuovo millennio le cose non sembrano essere cambiate.
La storia riguarda il Marconi, l’Aeroporto di Bologna. Ed il protagonista è Giuseppe Gagliandro, noto come Andrea Danieli.
Gagliandro, proprietario e amministratore della società Doro Group, che dal 2004 al 2007 ha gestito, senza alcuna autorizzazione, i servizi di terra dell’aeroporto, era un uomo di ‘ndrangheta. Condannato per tre omicidi, occultamento di cadavere, spaccio di droga e associazione mafiosa.
L’uomo giusto al posto giusto. Una nuova vita che inizia del 2003 con la fondazione del suo nuovo gruppo. Nel 2004 la Marconi Handling, controllata dalla SAB, la Società Aeroporti di Bologna, conferisce al gruppo di Gagliandro l’appalto per i servizi a terra. La concorrenza viene battuta grazie ai contributi non versati e a stipendi non erogati per mesi. Nonostante la mancata autorizzazione per potere lavorare nello scalo.
Sante Cordeschi, ad di Marconi Handling, incaricato da Sab, dalla Camera di Commercio, dal comune di Bologna e dalla Provincia di amministrare il settore dei servizi terra, entra in ottimi rapporti con Gagliandro. Quest’ultimo regala all’amministratore delegato una Ford, quattro telefonini, mobili antichi, una Ferrari, 15 mila euro e un mensile di 5 mila euro.
Ma il vero “referente istituzionale” è Alfredo Roma. Ex presidente dell’Enac e dal 2006 nominato da Prodi per un progetto sul satellitare alternativo ai Gps americani. Un uomo trasversale, scelto da Berlusconi e poi confermato dal professore bolognese. Anche Roma ha ricevuto diversi regalini: una Bmw, una Ford, due palmari, due portatili e due mobili antichi. Il tutto per ottenere le carte di identità aeroportuale (Cia) per lavorare negli scali.
Nell’interrogatorio di Gagliandro le accuse sono pesanti: “Sante Cordeschi era pienamente consapevole che Doro Group e le cooperative consorziate non versavano i contributi previdenziali ed assistenziali in quanto ben sapeva che le tariffe da lui stabilite con Visigalli (uomo di Doro Group) erano sufficienti”.
Per il rilascio della Carta d’identità aeroportuale, per il tramite di Roma, si rivolgeranno alla fine all’avvocatessa Anna Masutti (“scavando a fondo ci saranno schizzi di merda per tutti”).
Nel 2008 Gagliandro patteggerà 4 anni e mezzo e tornerà in carcere, dove già aveva passato 8 anni e mezzo per i reati di mafia. Chiesti altri 25 rinvi a giudizio, tra cui a Cordeschi, Visigalli, Roma, Masutti.

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