Zumbo, l’uomo che sussurrava ai padrini

Ben inserito nei servizi, avvisò i boss: “Ne arrestano 300”. Fu segretario di Sarra, oggi sottosegretario in Calabria nella giunta Scopelliti.

“La Boccassini? Questa è una che non si ferma di fronte a niente. Bisogna stare con gli occhi aperti. Questa è una tigre”. Chi pronunciò queste parole su “Ilda la rossa” e sul bltiz che si apprestava a fare non era un mafioso. Anzi, il mafioso, in questo caso Giuseppe Pelle, figlio di ‘Ntoni Gambazza, fino alla sua morte numero uno della ‘ndrangheta, si mise le mani nei capelli. “Quella, paramai (per l’amor di Dio, in calabrese, ndr)”.
No, a parlare così del prossimo terremoto che da Milano e Reggio si sarebbe abbattuto sulle ‘ndrine del Sud e su quelle trapiantate a Milano, era un “uomo dello Stato”. Uno che lavorava in un agenzia di informazione, che sapeva tutto di servizi civili e militari e conosceva nei dettagli (troppi) il lavoro investigativo dei Ros, della Polizia e della Procura antimafia di Reggio. Uno che cinque mesi prima riuscì a dire ai Pelle, ai Ficara e agli altri boss, la data precisa del blitz milanese, il numero e i nomi dei compari che sarebbero stati arrestati. Giovanni Zumbo, si chiama, di mestiere fa il commercialista, ma è un uomo di Alberto Sarra, avvocato e politico del Pdl, oggi sottosegretario nella giunta regionale di Peppe Scopelliti. Quando Sarra era assessore al personale delle giunta di destra guidata da Giuseppe Chiaravalloti, Zumbo era il suo segretario particolare.

Occupava un posto di rilievo nel sistema di potere regionale, teneva buoni rapporti con gli 007, e sussurrava all’orecchio dei padrini. Alberto Sarra è un politico legatissimo ai Lampada, “una famiglia al servizio di Pasquale Condello” (‘o Supremo, superlatitante per vent’anni). Ma questo è un altro capitolo di una storia che parla della zona grigia di Reggio, da sempre la vera forza della Santa: avvocati, pezzi dello Stato infedeli, magistrati che chiudono un occhio, politici che per un voto vendono la Calabria alla mafia.
La presentazione a Giuseppe Pelle

“Faccio parte tutt’ora di un sistema che è molto più vasto, ma vi dico una cosa e ve la dico in tutta onestà! “Sunnu i peggiu porcarusi du mundu!” (sono i peggiori uomini che fanno porcherie del mondo, ndr.), ed io che mi sento una persona onesta… molte volte mi trovo a sentire… a dovere fare…determinate porcherie che a me mi viene il freddo!”. Con queste parole il dottor Zumbo si presentò a Giuseppe Pelle.

Erano le credenziali di un uomo che frequentava le stanze più oscure dei “servizi”, ma che era anche spaventato da quell’ambiente. “Questi per fare carriera passano sopra al cadavere della madre”. Zumbo sa anche del maxiblitz di luglio contro le cosche insediate in Lombardia. E informa subito Giovanni Ficara. Il 16 marzo di quest’anno, il boss di Reggio ne parla con Giuseppe Pelle: “Ci sono qualche 150 a Milano e gira e volta altri 150 qua in zona. Appena arriva l’estate”.

La procura antimafia di Reggio e Milano stanno lavorando, ci sono intercettazioni telefoniche nelle case di boss a Milano come sull’Aspromonte, il segreto investigativo è altissimo. Eppure loro sanno tutto nei dettagli. E si danno latitanti “volontari”. È il 1 aprile ed è sempre Giovanni Ficara a parlare. “Sono scappati tutti, Pino Neri, Cosimo Barranca, Lamarmore, Panetta (tutti i nomi dei boss arrestati nel blitz dei giorni passati, ndr). Chi si nasconde da una parte, chi dall’altra. Qua sono scomparsi tutti”. Fermiamoci un attimo per ricostruire alcune date. 

Intimidazioni e minacce

A marzo e ad aprile i boss sanno che uno tzunami giudiziario si sta per abbattere sulle loro teste, la situazione a Reggio è tesissima. Ci sono uomini in giacca e cravatta, barbe finte che si muovono: chi per aiutare la giustizia, chi per informare i boss. Il 18 maggio il sostituto della Dda Giuseppe Lombardo, che si occupa di inchieste su mafia e politica, riceve una lettera di minacce con proiettili. Nove giorni dopo un’altra lettera, sempre accompagnata da proiettili, arriva al procuratore capo Giuseppe Pignatone. È uno stillicidio preceduto dalla bomba alla procura generale (3 gennaio), dall’auto piena di armi fatta ritrovare a ridosso della pista dell’aeroporto dove è atterrato il Presidente Napolitano (21 gennaio) e da un’altra missiva di minacce al pm Lombardo (26 gennaio). Per dirla con Zumbo “i porcarusi” giocano la loro sporca partita in riva allo Stretto. “L’amico nostro – rivela Giovanni Ficara al boss Pelle – è uno che sta nei servizi segreti”. Pelle apprezzerà ancor di più quando Ficara aggiungerà che il dottore può vantare amicizie anche tra carabinieri del Ros poi passati al servizio segreto civile.

Alle 16,41 del 20 marzo Zumbo incontra, finalmente, Giuseppe Pelle, e subito si mette a disposizione. Rivela la sua appartenenza ai “servizi” e quando Pelle gli chiede se la sua famiglia è stata mai intercettata, lui risponde rispettoso: “Non ho mai avuto il piacere di sentire le vostre voci”, poi lo tranquillizza, “è una fesseria, posso vedere chi c’è (negli ordini di cattura, ndr.) quando voglio”. Quali “barbe finte” stanno seminando veleni a Reggio Calabria? Chi sta scavando il terreno sotto i piedi dei Carabinieri e dei pm che indagano? Giovanni Ficara li ha incontrati. “Sono scese persone… Pezzi grossi da Roma! Sono venuti in giacca e cravatta! Un giorno quando siamo andati…”. Zumbo è “una potenza”, si dicono i boss, e le sue amicizie importanti. “Questi bisognano”, dice Giuseppe Pelle. “Sono indispensabili pure questi”. Sì, la zona grigia, quella protetta da servizi infedeli e politici corrotti serve alla ‘ndrangheta.

(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 18 luglio 2010)