Un bianco/nero rosso sangue

(di Giovanni Chiaramonte)
Portella della Ginestra, l’assassinio di Peppino Impastato, la strage di Ustica, le stragi di Capaci e di via d’Amelio in un carretto siciliano, in un vero carretto siciliano, un carretto in legno, un carretto che prima di diventare un oggetto d’arte forse ha percorso, carico di frumento o di fieno le trazzere abbruciate dal sole di una Sicilia martoriata dalla canicola, le vie polverose delle campagne di Corleone o di Canicatti… o forse, carico di masserie, ha girato con fatica nei vicoli di Palermo o di qualche paesino abbarbicato sulla montagna, in quei vicoli dove avrebbero giocato da bimbi Falcone, o Borsellino, o Spatuzza, o Rocco Chinnici, o don Tano; un carretto che forse è stato visto da campieri con sotto il braccio le loro lupare appena usate o che forse aveva attraversato rumorosamente le vie acciottolate di Cinisi o di Terrasini, mentre in lontananza una radio, fra panni stesi ad asciugare fichi secchi e pomodoro a grappolo, trasmetteva la voce coraggiosa e beffarda di Peppino Impastato.
Tolto ogni colore, in un bianco/nero assoluto, modernissimo e feroce, che forse è quello delle pagine di cronaca del Giornale di Sicilia dove i palermitani contavano il numero dei morti ammazzati, gli artisti del Laboratorio Saccardi, per la loro prima esposizione a Roma hanno raffigurato i fatti di mafia più eclatanti della recente storia siciliana, i misteri insoluti della nostra storia politica. Per tradizione il carretto è decorato con rappresentazioni mitologiche delle gesta dei condottieri appartenenti alla tradizione cavalleresca “dei Paladini di Francia”, arricchito da arabeschi e fregi geometrici. Il collettivo siciliano vi raffigura magistrati, semplici cittadini, vittime e mafia e non solo. Le storie dipinte sui masciddàri (le parti laterali del carretto) sono invece accompagnate da cinque paladini siciliani della poesia (Quasimodo, Pirandello, Sciascia, Bufalino, Piccolo).

Agli autori di questo formidabile carretto che con straordinaria efficacia mixa modernità e passato, con una risultato di forte presa emozionale, Fattitaliani ha rivolto alcune domande:
Jeff Koons, Alexander Calder, Frank Stella , Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Jenny Holzer, ma perfino un aborigeno austrialiano (Michael Jagamara Nelson), uno delle Canarie come César Manrique, la giapponese Matazo Kayama , la sudafricana Esther Mahlangu , il tedesco A. R. Penck, l’italiano (ma continentale!) Sandro Chia, l’inglese David Hockney e un danese come Olafur Eliasson hanno dipinto BMW… Voi di Palermo, un carretto… ma non potevate adeguarvi ai tempi? Sto scherzando, ovviamente….

Loro l’hanno fatto per soldi, la nostra è una scelta culturale ben precisa… non stiamo scherzando ovviamente; il mondo dell’arte è molto lontano dai contenuti che noi mettiamo nei nostri lavori, le nostre idee vengono spesso contenute in forme che le richiedono, basta vedere i nostri quadri per capirlo…lavoriamo sul senso del reale e sul suo cortocircuito… siamo molto simili a dei giornalisti: leggiamo articoli su internet, amiamo la letteratura contemporanea, seguiamo i tg, parliamo di ciò che ci circonda come se fossimo al bar. Il nostro è un lavoro “anti-individuale”, siamo un collettivo e agiamo in totale anarchia controllata – come dovrebbero agire i collettivi – e difficilmente il nostro lavoro parla delle nostre vite personali, questa è una cosa da realityshow…. che onestamente vogliamo lasciare ai realityshow.
Formidabile l’idea dell’uso del bianco/nero invece del colore… è nata già così l’idea?
Sì, lo abbiamo immaginato così da subito, lui voleva essere così, il bianco e nero esige sfumature di grigi, è un po’ una metafora dell’esistere.
Portella della Ginestra, l’assassinio di Peppino Impastato, le stragi di Capaci e di via d ‘Amelio….un passato che in Sicilia è ancora presente… pensate che l’arte possa dare un contributo di cambiamento?
Non lo sappiamo ma l’arte ha il dovere di provarci, altrimenti diventa solo mera decorazione, manierismo bieco o roba da appendere al muro in pandant col salotto; tanto di rispetto a chi fà solo questo di mestiere, ma Caravaggio e lo stesso Picasso non sono da annoverare tra loro e speriamo neanche noi… nel nostro piccolo.
Falcone, Borsellino, moderni paladini, eroi…. sfortunato il popolo che ha bisogno di eroi, diceva Brecht….Non esiste un popolo senza eroi, un popolo che non ha eroi vuol dire che non li ha meritati, Brecht può sbagliare, sbaglia anche Maradona.
Con la morte di Falcone e di Borsellino si è innescato un percorso di cambiamento della mentalità molto forte, forse perchè la gente ha cominciato ad avere un po’ di fiducia nelle istituzioni che hanno cominciato a far sentire che lo Stato esiste…. questo processo continua?
Purtroppo no, si è fermato… perchè oggi la retorica dell’antimafia è spesso peggio della mafia stessa, è la mafia della mafia, noi abbiamo cercato di non essere retorici con l’ironia, la narrazione e le allegorie… crediamo di esserci riusciti.
Il carretto, come la tela dipinta del cantastorie, racconta con semplicità ed efficacia una storia. Voi avete attualizzato – con potenza – un linguaggio popolare vecchio di secoli… raccontando oggi nella galleria d’arte o dove andrà il vostro carretto una storia dei tempi nostri…. Non una, ma più storie, le storie dei nostri nonni e di un cultura millenaria, alla ricerca della pittura popolare che tanto amiamo, e delle nostre radici, il futuro è retrodatato. La storia và raccontata in modi nuovi, è finito il tempo dell’arte icona che si auto cita vacuamente, l’arte deve avere un senso altrimenti finisce per diventare roba per modaioli. Non solo raccontare, ma anche esprimere una morale delle idee, dei segni e dei simboli: l’arte è qualcosa di molto simile ad una pratica religiosa, è un scelta di vita che comporta molti sacrifici, bisogna ricercare un nuovo passato futuribile, altrimenti è nichilismo o post modernismo di maniera, e serve a poco.

Nel carretto sono effigiati anche Quasimodo, Pirandello, Verga, Lucio Piccolo , Sciascia… mondi letterari diversi che raccontano aspetti diversi della medesima, splendida e disperata, insularità dell’anima…. del siciliano si parla sempre del suo bisogno di tornare, meno del suo desiderio di fuggire… voi come vivete il rapporto con la vostra terra?

Noi vorremmo spostare la Sicilia al nord, ma non si può, quindi ci tocca viaggiare, almeno per presenziare alle nostre mostre. Il rapporto con la nostra terra è di amore ed odio, amiamo denunciarne i difetti in questo momento così brutto per Palermo, la nostra città, perchè a dire che è bella siamo tutti bravi.
Chi arriva in Sicilia resta sbalordito dallo straordinario paesaggio e dai suoi fortissimi contrasti, dall’arte e dal potenziale creativo e di intelligenza del siciliano… ma anche da incomprensibili trascuratezze e incurie… insomma c’è il carretto ma manca ‘u mulu! cosa impedisce che queste straordinarie potenzialità dell’anima siciliana si canalizzino in un percorso solo costruttivo, dove sta la zavorra che impedisce o rallenta le energie siciliane?
Sinceramente i siciliani non hanno mai avuto energia da canalizzare verso chissà quale percorso costruttivo, è gente nata per pensare e contemplare, siamo dei fantasisti puri. Non siamo nati per fabbricare o costruire, non abbiamo bisogno di costruire nulla: c’è già stato chi l’ha fatto molto bene per noi in passato; la nostra zavorra credo che sia lo stato italiano ed il complesso d’inferiorità meridionalista che ci ha creato in questi anni, tutto questo ci mantiene nel sottosviluppo a causa di politiche economiche nazionali mirate che alimentano criminalità organizzata e clientelismo elettorale. Così la mafia ci tiene in pugno e ricicla al nord il denaro che froda al sud, è un circolo vizioso che spero un giorno si spezzi; non fraintendete, non è un problema tra nord e sud, è un problema italiano. Attenzione però, non siamo dei moralisti, non crediamo che il sistema democratico sia un sistema giusto ma deve almeno avere un radice morale di fondo, i nostri politici devono capire che la Sicilia non è una azienda da risanare.

(pubblicato su fattitaliani.it il 21 luglio 2010)