Selinunte: a teatro contro il “bavaglio”

Selinunte. Una performance teatrale, due giornalisti e un sindacalista di polizia processati in piazza, per dire di “no” alla legge sulle intercettazioni e sul bavaglio alla stampa. Una serie di associazioni, politiche, ma non solo, dal Pd a rifondazione, associazioni culturali, Libera e l’Unione degli Studenti, si sono fatti sabato sera promotori di questo incontro per dire sostanzialmente alcune cose: che non si vuole una legge come quella che oggi si definisce legge bavaglio e soprattutto che il bavaglio alla stampa è stato già messo, senza bisogno di norme, e va tolto. E si è riconosciuto che questo per essere fatto ha bisogno della gente, della società civile che riscopra la capacità ad indignarsi.

Davanti ad una gabbia che voleva rappresentare quella degli imputati nelle aule dei tribunali c’erano i giornalisti Pino Maniaci, Tele Jato, Rino Giacalone, La Sicilia e Antonino Cusumano segretario provinciale del Siulp, sindacato di Polizia. Davanti a loro uno ad uno sono andati a stendersi per terra gli studenti che come essere inanimati, dal volto coperto da una maschera bianca, volevano rappresentare i cittadini destinati a spegnersi uno ad uno per assenza di informazione e dunque una morte a causa della scomparsa della democrazia. In fila uno a fianco all’altra tante sedie con i morti per dovere, magistrati, giudici, poliziotti, carabinieri, giornalisti, come se oggi le loro rischiano di essere state delle morti vane. Poi apertura al dibattito. “Leggiamo – ha detto Rino Giacalone – di trattative in corso per cambiare alcune parti di questa legge sul bavaglio, l’unico punto da raggiungere è uno solo e non ce ne possono essere altri, questa legge non può essere approvata, deve essere cancellata altro che aggiustata”.

“Al bavaglio rispondiamo come abbiamo risposto sino ad oggi – ha aggiunto Pino Maniaci – con la disobbedienza civile continueremo a fare i nomi e a dire ciò che accade nelle aule di giustizia e negli uffici delle Procure, perché sennò sarà la mafia a battere noi e non il contrario”. “Indagare contro la criminalità e le mafie oggi è difficile – ha aggiunto Cusumano del Siulp – e non perché già c’è la legge sulle intercettazioni, ma perché ogni giorno ci manca un mezzo per potere lavorare, e se il Governo si auto elogia per gli arresti di criminali lo fa senza merito vero, quello appartiene a quelle donne e a quegli uomini delle forze dell’ordine che non vogliono tradire e non tradiranno mai il giuramento di fedeltà allo Stato”. Poi Cusumano ha regalato ai due giornalisti una polo con su scritto una forte denuncia: “Cu unnè vistu e unnè pigghiatu pra nun po esseri mancu intercettatu” . Frase che per essere più chiara nella stessa polo viene tradotta in italiano, in inglese e in tedesco.

“Come giornalisti – ha concluso Giacalone – abbiamo tante cose da dovere scrivere su vicende di questa nostra provincia, questa legge rischia di non farci scrivere più nulla, dei complici dell’assassino mafioso Matteo Messina Denaro, delle stragi, della morte di Rostagno o dell’omicidio del giudice Ciaccio Montalto. Chiediamo aiuto a voi cittadini, alla società, perché questo non accada e si possa continuare a scrivere e togliere il bavaglio a chi legge o non legge il bavaglio per ordine o per compiacere se lo è già messo e sbavagliare chi invece ha ancora tanta voglia dentro di dire le cose”.