La politica, la gente e le organizzazioni di mezzo

(di Elia Fiorillo)
Che il momento sia difficile è sotto gli occhi di tutti. Che la frattura tra la politica e la gente sia in crescita tutti lo pensano, ma pochi pare che vogliano prenderne atto attivandosi per cambiare. E quando parlo di tutti mi riferisco al mondo della politica. Il presunto antidoto alla disaffezione parte dal protagonismo individuale e dei piccoli gruppi di potere. Un modo di essere che tiene conto non di valori ed ideali aggreganti, ma d’interessi privati. L’importante è esserci nel grande gioco della politica. Esserci non come parte di un disegno generale di crescita della società, fondato su valori quali solidarietà, lealtà, bene comune, ri- spetto delle regole, ma come portatori d’interessi “familistici”. Da qui nasce quel qualunquismo dilagante dei non valori, del menefreghismo, dell’ interesse sopra tutto, che premia i faccendieri e mette da parte i costruttori di futuro, basato su un progetto di società solidale.

E’ tutta colpa dell’attuale legge elettorale definita dal suo estensore come “porcellum”? Non credo. Certo la legge Calderoli non ha aiutato il contatto tra elettori ed eletti. Più che “votati dal popolo sovrano” ci troviamo di fronte a cooptati dalle segreterie, anzi da segretari o presidenti dei partiti. Con tutto quello che ne consegue per quanto concerne “la catena di comando”. Dove si sono invertiti i ruoli. Non è più la base che ”predomina”, ma è il gruppo di potere centrale che stabilisce le sue determinazioni che vengono solo ratificate dalla gente. Chi si ribella ad esercitare solo un ruolo da notaio alle decisioni altrui può solo astenersi, non votare. Ecco come si spiega il preoccupante numero di schede bianche o di non votanti. Se la politica funziona così sarà impossibile il ricambio dei gruppi dirigenti. Insomma, un cane che si morde la coda mentre il Paese non naviga in buone acque e proprio per questo ha bisogno di rinnovamento.

La vicenda dell’associazione segreta, all’esame della procura della Repubblica di Roma, che tra i vari affari si è battuta per premere sui componenti la Corte Costituzionale per far passare il “lodo Alfano”, è significativa. Altro che ideali, il disegno sotteso a tutte le azioni del gruppo è di puro potere per i componenti dell’associazione medesima. E la prova ci viene dall’episodio di Stefano Caldoro, attuale governatore della Campania, che pure essendo candidato alla Regione per la lista sostenuta dai componenti l’associazione segreta, veniva dagli stessi diffamato con dossier nei quali si sosteneva la sua appartenenza alla camorra, nonché venivano evidenziati i sui particolari gusti sessuali. Se anche in linea puramente teorica quelle azioni non dovessero essere ritenute dalla magistratura reati, resta la gravità deontologica degli atti messi in essere che giustificano la rimozione immediata dei soggetti incriminati da tutti i posti di responsabilità politica che occupano attualmente.

La gente ha una grande capacità, quella di andare subito al sodo dei problemi, di non perdersi in ghirigori interpretativi tanto cari alla politica. E, così, il ddl sulle intercettazioni, che pur andava fatto per contemperare il diritto alla privacy con il diritto dovere all’informazione dei cittadini, nonché con la necessità delle indagini a fini giudiziari, si trasforma, nell’immaginario collettivo, in una norma salva politici. E la sensazione viene da irrigidimenti che trovano la loro ragione d’essere, purtroppo, nelle dinamiche interne alla lotta politica più che alla qualità del prodotto legislativo. E gli esempi di questo genere potrebbero continuare.

Sembrerebbe impossibile ribaltare una così compromessa situazione. La possibilità però c’è partendo dalle organizzazioni di “mezzo”, dai sindacati, dalle forze sociali, dalle associazioni di volontariato, a condizione che riescano a rinnovarsi da alcuni difetti importati dalla politica. Il primo tra questi è il leaderismo ad oltranza nel cui nome tutto si sacrifica. L’organizzazione s’identifica nel leader del momento a tal punto da cancellare il suo passato ed ipotizzare il suo futuro più sulle aspirazioni del capo che sulle esigenze collettive dei soci. Il secondo vizio nascosto è quello della partigianeria, non per quello che il governo del momento fa, ma per quello che è. Non cioè per la condivisione di percorsi o scelte ipotizzate dall’organizzazione, ma per il suo colore. La mancanza di autonomia porta a volte i gruppi intermedi ad essere propaggini della politica; logore “cinghie di trasmissione”. In questo modo perdono credibilità verso i propri iscritti ed autorevolezza presso i gruppi dirigenti dei partiti. Sono difetti che possono essere eliminati a condizione che veramente si voglia essere promotori, con le forze sane che comunque ci sono nei partiti, del necessario e soprattutto auspicabile cambiamento della politica del nostro Paese.