Rimini, mafia e San Marino

(di Andrea G. Cammarata)

Fiduciarie sammarinesi, lo “sconto”. Da Rimini si vedono chiaramente i tre monti della finanza, sono quelli di San Marino, roccaforte del denaro nero italiano, ovvero la più antica Repubblica, quella della “libertà”, da dove 5 miliardi di euro sono rientrati grazie allo scudo fiscale. A sua volta, da lassù, da dentro le fiduciarie, le finanziarie, le banche, si vede quel mare che abbraccia in ogni angolo le terre confinanti l’antica Repubblica. Sulle spiagge di quel mare, così redditizio, la mafia ai tempi delle stragi terroristiche del ’92 ’93, alle quali convergerebbe anche lo Stato, voleva disseminare siringhe infette, un modo come un altro per farsi ammorbidire il 41bis, il regime del carcere duro. Lo ha sostenuto durante un’intervista con La Stampa, Pier Luigi Vigna procuratore a Firenze, ai tempi dell’attentato di Via dei Georgofili.

È orripilante pensare che uno Stato possa essere complice della mafia; da noi lo Stato impedisce sostanzialmente la tracciabilità dei flussi di denaro. Giovanni Falcone e Pio la Torre ci sono morti per questo. E si parla di “settori deviati”. Ma San Marino, con la sua legislazione bancaria la mafia la favorisce in toto. I soldi arrivano superando la dogana nelle mani di evasori di diverse razze, e in diversi modi: contanti, assegni a se stessi, assegni postdatati. Lo “sconto” è una pratica assidua e degna di una sofisticata “edilizia” finanziaria. Depositare i titoli in quel modo, favorisce il riciclaggio anticipando contante pulito. Chi partecipa al gioco, dispone di un “castelletto”, una somma massima di finanziamento, una linea di credito, entro la quale può “scontare” assegni, che quantificano oneri dovuti, spesso fittizi, delle più svariate provenienze, a causale fasulla, per lo più piccoli lavori di edilizia o servizi di vario genere. L’assegno postdatato, illegale in Italia, permette il finanziamento/riciclaggio con tassi altissimi in favore di loschi individui; il denaro ottenuto, nel suo tram-tram, viene prima intestato alla fiduciaria, arricchendo i conti della stessa in qualche banca, e poi viene rigirato o su un conto cifrato, o restituito al richiedente, pulito, sotto forma di assegni circolari, dalla fiduciaria/finanziaria del caso. Il contante, qualora non riscosso, garantisce la linea di credito per altro “sconto”. “Castelletti” del genere si aprono facilmente, invece il conto cifrato costa sui 2.500 euro.

Gli interessati forniscono le proprie generalità, la fiduciaria ne controlla il casellario penale e la situazione patrimoniale, ma non sempre. Qualche istituto di credito fornisce finanche carte di credito, che permettono di prelevare contante dal conto cifrato, intestato alla fiduciaria, ma per ovvi motivi è meglio non farlo…Alcune banche favoriscono addirittura macchine con un autista che si occupa di accompagnare gli interessati in territorio sammarinese.
Grazie a questo e ad altro la mafia a San Marino e Rimini fa affari, un bel bidet.
L’intervento di Roberto Galullo, autore di “Economia criminale”.
“Qui prospera la mafia dei colletti bianchi”, esemplificativo titolo di un pezzo, a firma Roberto Bianchi, apparso sul Corriere di Rimini sabato scorso, le parole sono di Roberto Galullo, giornalista anti-mafia del Sole 24 Ore, dedito alla lotta contro la ‘Ndrangheta, per scelta, a discapito di una tediante carriera da caporedattore, e blogger, un vero blogger, umile, senza fronzoli. Avere ascoltato Galullo significa essersi fatta ancora più chiara l’idea di una borghesia mafiosa fertile, presente dai primi anni 70 in riviera. Ha presentato il suo libro “Economia Criminale” dinanzi un pubblico di riminesi e sammarinesi ignari, a tratti allibiti, tuttavia troppo scherzosi sulla mafia*.

Due comunque, gli ospiti moderati da Christian Ciavatta che presiede l’associazione civica antimafia locale “Vedo sento parlo” e che ha organizzato l’incontro di Galullo e Ivan Foschi, ex sottosegretario alla giustizia della Repubblica di San Marino. L’esordio di Galullo, che sedeva non distante da diverse copie di “Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta in Emilia Romagna”, di Ciconte, è stato chiaro: “mi sorprende davvero che siete ancora qui a chiedervi se a Rimini c’è la mafia. Dove c’è ricchezza, dove c’è da investire (per non parlare del traffico d’armi dai Balcani), le mafie prosperano. Il centro di tutto il sistema mafioso sono i soldi. Il mafioso mette già in conto la galera, ma non che gli venga sottratto il patrimonio. Quello è il segno del potere. hanno un solo problema come spendere tutti quei soldi che accumulano. Come? Diventando uno tra i tanti, uno che investe denaro in un’economia apparentemente legale.

È la mafia dei colletti bianchi e finché ci saranno rappresentanti delle istituzioni che negano la presenza mafiosa al Nord, il cittadino non potrà orientarsi, né difendersi.” Continua sulla ‘Ndrangheta: “È possibile affiliarsi ad essa solo per vincolo familiare. A Rimini esistono locali di ‘Ndrangheta, cioè cellule della casa madre calabrese, che si riproducono in modo totalmente simile a quanto avviene in Calabria. Hanno un solo compito: fare soldi e riciclarli e parlano in dialetto riminese perché sono nati qui!” (Fonte: Corriere di Rimini). L’attenzione si volge poi verso le bische, di cui una cellula, locale parte del clan ndranghetista Brenna-Pompeo, avrebbe il controllo totale sul territorio riminese. Quanto all’apertura di casinò a San Marino, Galullo non ha mezze parole “io rabbrividisco solo all’idea di un casinò, a San marino come in Italia” , e spiega che in pratica insieme alle società di calcio, sono le attività in cui il riciclaggio di denaro sporco avviene meglio.

Roberto Galullo
Tornando ai tre monti, a San Marino vige il diritto comune, di stampo anglosassone, che applicato a uno Stato nella black list del ministero delle Finanze italiano dal 1999, è un bel dire. Ivan Foschi, ex sottosegretario alla giustizia della Repubblica sammarinese, è autore di una legge penale (che ha commentato durante la presentazione del libro) seriamente discutibile, la n.93 del 17 giugno del 2008, recita che “durante le indagini preliminari l’indagato ha diritto non solo di sapere che si sta indagando su di lui, ma addirittura di esaminare il fascicolo. Il giudice deve fare in modo che partecipi alla fase istruttoria”. “Come andare dal sequestratore e chiedergli: ‘ci aiuti a trovare il bambino che hai sequestrato’?”, spiega il giornalista del Sole. C’è altro di produzione Foschi, un bavaglio ben peggiore di quello italiano previsto sulla libertà di stampa, a riguardo della interdizione di pubblicazione delle intercettazioni. Eppur si preoccupa del suo staterello: “Prima o poi i mafiosi arrivano in carne e ossa…”, facciamo qualcosa.

Conclude bene Galullo, dicendo tuttavia “San Marino è lo specchio dell’Italia, nasce dal suo ventre, e l’Italia non è di certo vergine.” E aggiunge che intanto Rimini, resta ai primi posti per numero di sportelli bancari, 276, al pari di Trapani, ci sarà un motivo?