Mafia e politica, no alle ambiguità

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Calabria mia, terra di mafia e d'abbandono (Ida Gallo)

(di Domenico Logozzo – da Calabria Ora)

Collusioni tra mafia e politica. Il nuovo grido d’allarme del procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, lanciato da Firenze, fa tornare in primo piano, un “cancro” che non si riesce purtroppo ad estirpare completamente. Il giudice Nicola Gratteri l’aveva già detto a Pescara in piena campagna elettorale: «mentre qui stiamo parlando di legalità, in Calabria le cosche offrono voti e quando verranno a galla certe cose, si tornerà a parlare dei giudici che fanno politica…». Gratteri, con il suo intervento in Abruzzo, era stato molto esplicito nei confronti dei “manovratori”. come dire: «siete sotto controllo, sappiamo che state compiendo azioni illegali. fermatevi. non avvelenate ulteriormente la regione già troppo umiliata e penalizzata dalla ’ndrangheta ».

Calabria Ora aveva dato opportuno rilievo alle parole del giudice. Ma gli “interessati” non hanno evidentemente raccolto l’invito. E sì, perché la grave denuncia di “infiltrazioni”, con il concreto pericolo di inquinamento irreparabile della vita politica calabrese ha trovato conferma nelle affermazioni del giudice Pignatone. Parlando a Firenze è stato molto esplicito: «abbiamo intercettato noti esponenti delle cosche che, poco prima delle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale, discutevano su chi fosse meglio candidare. la ’ndrangheta dunque fa campagna elettorale esattamente come la fa cosa nostra in Sicilia». Gratteri aveva perciò evidenziato per tempo, con chiarezza e preoccupazione, una situazione allarmante per lo svolgimento corretto e democratico del confronto elettorale in Calabria. L’anti-stato che continua a combattere lo stato. E vorrebbe abbattere le regole della democrazia. Arroganza senza limiti: «La magistratura ci controlla? Noi andiamo avanti ugualmente».

E certi legami perversi tra politica e ’ndrangheta finiscono per materializzarsi.

Spavaldamente. Giorno dopo giorno. Anche lo stato ha precise responsabilità, per quello che non ha saputo o non ha voluto fare. Da anni viene detto in Calabria e fuori dalla Calabria.

Il dott. Pignatone ribadisce che la “debolezza” ha reso più forte la ’ndrangheta, anche perché «l’attività repressiva dello Stato in Calabria è stata meno intensa e soprattutto meno sistematica di quanto non sia stato in Sicilia. e questo per un problema di mancanza di risorse e non per cattiva volontà di quel magistrato o quel poliziotto». Errori del passato, che si acuiscono. l’alto magistrato è stato esplicito: «ognuno deve fare la sua parte: polizia e magistratura certo ma anche tutta la comunità, le associazioni. e poi la politica che deve fare leggi che abbiano anche valore etico e chiari esempi di vita personale». Esatto. Essere al di sopra di ogni sospetto. Evitare commistioni pericolose. Non essere ricattabili. Una vittoria costruita in maniera poco pulita non serve a chi l’ha ottenuta, ma rafforza chi l’ha propiziata con la “forza dell’illegalità”. E il perpetuarsi di metodi odiosi ed esecrabili, significa non volere il bene alla Calabria ma allargare il predominio dei nemici della Calabria, dentro e fuori la regione. c’è tanta superficiale generalizzazione nei confronti della «mentalità e degli atteggiamenti illegali dei calabresi».

Pregiudizi che vengono da lontano. E che si avvertono pesantemente tuttora. Purtroppo non è facile spiegare a chi vive lontano dalla Calabria che «non tutto è mafia e non è solo mafia». Hanno fatto bene i magistrati Gratteri e Pignatone a raccontare la realtà calabrese in regioni come l’Abruzzo e la Toscana, che per cultura e tradizione non hanno avuto la sfortuna di subire le sciagurate e nefaste azioni della mafia. Conoscere per capire. E i numerosi incontri che i magistrati calabresi hanno con i giovani di altre regioni italiane, servono a far comprendere quanto sia necessario mantenere integro il bene prezioso della legalità. lezioni apprezzate. Che non denigrano la Calabria dei buoni e dei giusti, ma denunciano il marciume e servono a creare una solidarietà nazionale intorno al dramma della Calabria umiliata dalla mafia.

La regione indietreggia, la ’ndrangheta avanza, dopo aver fatto il salto di qualità negli anni settanta, diventando imprenditrice. Oggi gestisce anche le moderne tecnologie. dai vecchi pastori ai moderni manager: in giacca e cravatta, con conti stratosferici nei paradisi fiscali.
Quanta verità nelle parole dette in Abruzzo ed in Toscana da due umili servitori dello stato come Gratteri e Pignatone, che assieme a tanti altri magistrati calabresi stanno cercando di ripristinare le regole della serena convivenza e che hanno inferto duri colpi alle organizzazioni criminali che paralizzano una comunità che ha sofferto e soffre per i soprusi delle agguerrite cosche mafiose. Potere e denaro. Pignatone ha opportunamente sottolineato che «in un momento di crisi economica mondiale, l’enorme ricchezza della ’ndrangheta, che ha una liquidità impressionante, può inquinare gli affari». stessa riflessione fatta qualche mese fa proprio a Pescara dal giudice Gratteri: «una potenza economica mondiale, con ramificazioni, affari e fatturati da capogiro». Le mani in pasta dappertutto. Lo diceva Gratteri, lo conferma Pignatone. Due magistrati che conoscono molto bene il “male-mafia”.

Il Capo della Procura Reggina ha osservato che la ’ndrangheta «può presentarsi non solo nei settori più tradizionali come l’edilizia, ma anche in altri ambiti più raffinati e sofisticati. E quando si presenta qualcuno con dei soldi in mano, che in quel momento servono, bisogna avere la capacità di dire di no, o perlomeno di avviare un allarme sociale anche perché, e questo lo stiamo registrando ora nelle indagini, uno si può anche illudere che quando si presentano questi personaggi con tanti soldi alla fine li si possa liquidare. Non è così quando ti metti in casa un socio di questo genere è come perdere l’anima, non riesci più a buttarlo fuori ».

È proprio così. Concetti di una lucidità estrema, che debbono diventare «programmi operativi» per chi è chiamato a garantire lo sviluppo onesto della Calabria. Sarebbe ingeneroso e fuorviante fare di tutta l’erba un fascio e gettare indiscriminatamente fango su tutta la classe politica calabrese. Sono momenti difficili. occorre fare chiarezza. È un dovere per chi tiene in mano le leve del comando, è una sacrosanta richiesta dei calabresi che invocano con coraggio e determinazione una “inversione di rotta”, la cacciata dei “poteri deviati e devastanti”. No alle ambiguità. Forze oscure si aggirano minacciose e condizionano la convivenza civile.
È assurdo e vergognoso che la serenità di intere comunità venga costantemente messa in pericolo. intimidazioni contro singole persone e contro esponenti delle istituzioni. Azioni di forza che seminano il panico. Paesi nella morsa della paura. Gli ultimi “segnali” non vanno sottovalutati, bisogna tenere alta la guardia. Non si tratta di ingiustificato allarmismo, ma di legittima preoccupazione. È sbagliato ridimensionare, sminuire la portata di certi “avvertimenti”. Non è giusto. soprattutto se si vogliono dare alle giovani generazioni speranze per un futuro migliore.

La “buona Calabria”non si costruisce con la violenza!
Cancellare gli errori del passato. Si può. Si deve. Scriveva Corrado Alvaro: «non si impara mai niente dai nostri errori e dalle nostre tragedie. ripetiamo sempre i medesimi atti, come la natura e gli animali ripetono sempre le medesime operazioni. perciò la nostra storia è monotona, come quella delle api, o degli alberi. la nostra non è storia; è biologia». Era la Calabria del 1944. Non può continuare ad essere.