Da Gomorra al Molise


(di Alessandro Corroppoli)

Sono le 13.18 di un caldo lunedì mattina. Mi trovo alla stazione ferroviaria di Aversa (Ce) ed ho appena salutato i miei amici e sono in procinto di salire sul treno che mi riporterà a casa. Ho trascorso l’ultimo fine settimana, ma anche il primo, nelle terre di Gomorra in quei territori che lo scrittore campano Saviano ci ha fatto conoscere attraverso il suo capolavoro letterario.
Gli avvenimenti che si sono succeduti in quei giorni e le riflessione successive fatte sono state frutto del fato e della pura coincidenza temporale. Ricevo l’invito dei miei amici proprio qualche giorno prima che finissi di leggere “la Bibbia di Saviano” – ho comperato Gomorra circa 15 giorni, soprattutto perché scontato sul prezzo di copertina: di questi tempi anche l’acquisto di un libro diventa un extra che alle volte richiede sacrifici – e, di buon grado accetto.

Arrivo a Caserta alle 15.30, stranamente puntuale il treno tanto che mi tocca attendere i miei amici per una decina di minuti, e dopo i saluti di rito saliamo in macchina ed ci avviamo verso casa.
Dopo una salutare doccia decidiamo di uscire per andare a cenare in un locale di Aversa. Io alloggiavo in una casa a Lusciano e per chi non lo sapesse i due paesi praticamente si baciano: una strada li divide.
Tre son le cose che immediatamente mi hanno colpito: la viabilità, gli edifici – case e i rifiuti.
Le prime due sono collegabili tra loro perché attraversando i due agglomerati urbani si ha come la sensazione di attraversare, passando per le tante strade e stradine tanto da formare una specie di labirinto, una baraccopoli di mattoni e finestre. Nessun ordine di edificazione, di costruzione si ha l’idea osservando quei palazzi che chiunque possa fare come meglio crede: alzare di un piano la propria abitazione, costruire un muro di cinta e cosi via…

Mentre per quanto riguarda i rifiuti la faccenda è davvero preoccupante. Usciti di casa dico al mio interlocutore: “ma sono davvero sporche le strade….!!” – e prima che finissi la mia osservazioni mi sento rispondere: “Sporche? Ora son pulite, saresti dovuto venire qui qualche anno addietro, ci potevi sciare sulle montagne di immondizia che c’erano”.Questo breve scambio di battute mi ha fatto toccare con mano di quanto sia potente la TV e quanto sia potente chi la governa. Di quanto sia facile accendere o spegnere la luce dei riflettori quando si è proprietario privilegiato dell’interruttore sociale. Le Tv, da quelle pubbliche a quelle private, chi più chi meno, ci hanno sempre parlato e fatto vedere immagini pulite di queste zone, immagini con zero buste, immagini con i margini dei marciapiedi sgombri di pacchi e mondezza. Ma così non è.

Il ciclo dei rifiuti in Campania si regge sulle discariche previste dal decreto d’emergenza n. 90, discariche costruite in fretta e in deroga a innumerabili norme. Alcuni impianti sono in zone già avvelenate da sversamenti illegali, ciò che estingue ogni prospettiva di una bonifica e, dimostra a tutti la vera natura dell’emergenza: una situazione, come quella campana, deve rimanere tale perché si possano aggirare leggi e a fare affari d’oro. Infatti, una parte dei rifiuti non vanno nelle discariche ma finiscono nelle ben note Ecoballe, il combustibile dell’inceneritore di Acerra, assicurando profitto alle Multiutiliy Impresilo e A2A. Ad oggi, cinque milioni di ecoballe stoccate si vanno ad aggiungere a quelle prodotte dagli impianti Stir (Stabilimenti di tritutagliatura e imballaggi rifiuti).

Il treno è appena partito ed io ho tra le mani un quotidiano locale (il Corriere di Caserta) e un quotidiano a tiratura nazionale (la Repubblica) dove trovo guarda caso un intervento di Saviano sull’emergenza rifiuti in Campania e sui guadagni che le famiglie camorristiche avrebbero al riguardo. E, leggendo il pezzo di Saviano non mi son meravigliato della sua denuncia, l’ennesima, perché l’avevo appena vista, respirata e toccata con mano.
Mi tocca scendere a Caserta per il cambio treno e quasi in contemporanea cambio giornale passo al Corriere di Caserta. L’apertura è dedicata all’Avvocatessa investita, alla movida rumorosa di Caserta ma anche ai cumuli di spazzatura sversati nelle traverse di periferia di Maddaloni e al processo del Clan Bidognetti. Inizio a sfogliarlo e dopo una breve veloce lettura all’articolo sull’immondizia a Maddaloni la mia attenzione viene colta a pag. 9 e non tanto per il processo al Clan Bidognetti ma per il riquadro sottostante che recita così “Rifiuti, domani gli operatori incrociano le braccia”. Sottotitolo: “Il passaggio di cantiere ancora a rilento e ora c’è anche il rischio che torni l’immondizia in strada”. Il rischio? Allora quello che ho visto fino stamattina cos’era arredamento urbano stil novo? Lo sciopero degli operatori, indetto per ritardi sullo stipendio, si è svolto il giorno 8 giugno su tutta la provincia di Caserta. Potete immaginare voi stessi le conseguenze.

Nel frattempo a farmi compagnia nel viaggio è un giovane lucano, originario di Matera, il quale per arrivare a Venafro a trovare la sua ragazza ha dovuto affrontare un’odissea: sveglia alle 6.30. In pullman fino a Potenza e da lì in treno fino Salerno cambio per Caserta e ancora cambio per Venafro. Altro che freccia argentata e rossa qui siamo ancora al paleolitico!
Finalmente alle 17.15 arrivo a Campobasso e, avendo ancora un po’ di tempo per la mia ultima fatica in pullman corro in edicola a prendere un quotidiano locale.
Le solite notizie sulla crisi alla Provincia di Campobasso, quasi sparite invece le notizie sulla crisi sanitaria, le polemiche sui Misteri del corpus domini – festa tradizional popolare religiosa del capoluogo di regione – qualche iniziativa, i soliti comunicati stampa dei vari politicanti del luogo e nulla più.. ah sì le immancabile rubriche dell’oroscopo e del piatto tipico!
Salgo sul pullman e distratto da conoscenti non riesco a leggere ma neanche a sfogliare la mia nuova lettura. Solo a sera, a casa prendo conoscenza degli scritti. Però ciò che mi colpisce è un’altra cosa. Faccio il confronto tra i due quotidiani locali è ciò che balza agli occhi e il contenuto delle notizie, mi spiego. Mentre sul quotidiano campano i fatti di cronaca avevano il sopravvento, di politica il minimo sindacale, su quello molisano tutto il contrario. La politica al potere e tutto il resto confinato in piccoli accenni.

Domanda. Che tipo di riflessione dovrebbe indurre questa osservazione?
Semplice: il delitto perfetto è quello che non si vede ma si sente.
Saviano nel suo pezzo di lunedì scorso ci parlava degli affari delle famiglie affiliate alla camorra dietro l’emergenza rifiuti. Il Corriere di Caserta parlava dei processi in corso ad una delle famiglie ma anche di atti intimidatori avvenuti a Pozzuoli con l’incendio di un circolo. Sul quotidiano molisano, fortunatamente, non si parla di morti ammazzati e di famiglie ma dei tanti problemi che la politica produce. Ma allora possiamo definirci davvero fortunati noi molisani?
Sicuramente non siamo nelle terre di Gomorra dove il sangue scorre a fiumi e gli affari sono sporchi e il morto si vede, il delitto si vede tanto da renderlo imperfetto: oggi i capi dei clan son quasi tutti dietro le sbarre. Da noi come dicevo il delitto è perfetto perché non si vede ma si sente.
Una regione che sta morendo sia da un punto di vista lavorativo che sociale, dove le speranze per un giovane laureato di metter su famiglia sono ridotte al lumicino dove “la sanità” invece di curarci finirà per farci ammalare ancor di più.

Io penso che il Molise sia ad un livello superiore di Gomorra perché gli affari, quelli veri, quelli dove ci sono i “piccioli”, vengono fatti alla luce del sole. In piena regola dal massimo organo regionale. Il Consiglio Regionale. In questi ultimi 15 anni si è creato un circolo vizioso di clientele, di favori che sta mettendo in ginocchio se non col culo per terra l’intero sistema regione.
Questo è il delitto perfetto perché non si vede ma si sente: muoiono tutti un po’ alla volta – cittadini, aziende, ospedali, alberghi ecc… – ma nessuno lo vede perché ci accasciamo al suolo tutti insieme in sincrono ma, tutti lo sentiamo l’avvicinarsi al suolo ed allora per salvarsi o meglio per ritardare la morte bisogna chiedere aiuto ai padroni delle poltrone. Diventa loro amico e forse sarai graziato.
La regione Molise è una delle quattro regione il cui debito sanitario ha i conti in rosso, è la regione che consente ad un indagato per scambio di voti di fare il Presidente del Consiglio, è una regione che vede il suo Governatore impelagato in più processi da Black Hole (sanità) a quello della Turbogas cosi come l’assessore non eletto Gianfranco Vitagliano suo braccio destro.
È una regione che sta perdendo poco a poco il suo tessuto economico e produttivo: l’agro-alimentare è fermo al palo ormai da molti anni -e la situazione in perenne bilico dello zuccherificio ne è la prova più conclamata-, l’industria dal tessile al metalmeccanico è un pianto continuo, il turismo sconta le scelte sbagliate di questi ultimi anni sia del governo regionale che di quello nazionale, la viabilità è un colabrodo continuo: l’arteria principale la cosiddetta “Bifernina” è sempre in tappezzeria, i collegamenti ferroviari dal capoluogo alla costa sono praticamente inesistenti e se si pensa che per ridurre i costi si è pensato di tagliare/di ridurre il chilometraggio delle linee urbane ed extraurbane dei bus andando così ad aumentare i già notevoli disagi che i pendolari debbono affrontare tutti i giorni.

Ma nonostante ciò giornali e televisioni locali continuano a dirci che va tutto bene, ci mostrano un’opposizione che litiga per chi deve sedersi su qualche poltrona, ci annunciano che ci saranno finanziamenti per questo o per quell’ente e… tutti vissero felici contenti.
La regione Molise è un’isola non felice ma che sta morendo felicemente colpita a morte non da un clan ma da un sistema che incurante dell’interesse di massa cura solo il proprio orticello. Il Molise sta morendo poco a poco ma nessuno lo vede. Un delitto perfetto.