Criminalità organizzata cancellata per legge

(di Alberto Cisterna – Procuratore Direzione Nazionale Antimafia – da La Stampa)

Caro Direttore,
il testo sulle intercettazioni approvato al Senato intacca l’efficienza delle indagini e affligge con macchinose incombenze uffici giudiziari già stremati. La schiera dei riformisti garantisce, tuttavia, che la nuova legge non farà arretrare di un millimetro la lotta alla criminalità organizzata. Si ripete che nulla cambierà sul punto e che i pubblici ministeri non vedranno spuntate le proprie armi. È uno snodo cruciale della questione, se è vero che persino gli Stati Uniti sono intervenuti per raccomandare moderazione al governo italiano nel porre mano alle intercettazioni. Quanti hanno accettato queste parole rassicuranti e soprattutto coloro i quali hanno votato il testo «turandosi il naso» non possono ignorare che il disegno di legge la nozione di criminalità organizzata l’ha semplicemente cancellata. Una premessa è necessaria.

Nel maggio del 1991 un parlamento atterrito dall’ennesima ondata di violenza mafiosa volle dare un giro di vite ed approvò una legge che rendeva più facili le intercettazioni telefoniche e ambientali per ogni delitto di «criminalità organizzata». Si stabilì, in primo luogo, che per intercettare occorrevano «sufficienti» e non «gravi» indizi di reato così come stabilito per ogni altro delitto e che si potevano sistemare le microspie anche in luoghi diversi da quelli in cui si stava svolgendo l’attività criminosa. In virtù di una formula così ampia, «criminalità organizzata», questo regime agevolato delle intercettazioni si poteva applicare non solo ai delitti di mafia, ma anche a tutti i reati genericamente commessi da delinquenti organizzati. Era evidente l’intento del legislatore: un conto è contrastare singoli episodi criminosi perpetrati da soggetti isolati, altra cosa è sconfiggere le reti criminali dedite alla consumazione di una serie innumerevole di delitti, con strutture organizzative, mezzi e complicità.

Una rivoluzione nelle indagini che ha sorretto venti anni di investigazioni e ha consentito risultati straordinari. Nugoli di medici prezzolati nel rilascio di prescrizioni medicinali, gruppi di truffatori dediti alle false pensioni di invalidità o allo sfruttamento della manodopera agricola, cordate di funzionari pubblici corrotti, bande criminali dedite a rapine nelle ville o a degradanti pratiche usuraie sono stati sgominati grazie al fatto che per intercettarli era possibile applicare l’art.13 della legge 203 del 1991. Il testo del Senato, nella penombra delle norme transitorie, abroga l’art.13 e cancella così la nozione di criminalità organizzata dal nostro ordinamento. La disciplina del 1991 verrà spostata nel codice di procedura penale, ma resterà in vigore per la sola mafia e non potrà più applicarsi agli altri casi.

I gruppi di bancarottieri e di furbetti del quartierino, le gang che irrompono nelle ville, i nuovi reticoli su cui corre la corruzione della pubblica amministrazione dovranno essere scoperti in 75 giorni, eccezionalmente prorogabili di 3 in 3 e, fatto ancora più grave, ci vorranno i «gravi indizi di reato» per ottenere l’autorizzazione del giudice. Probabilmente è l’attacco più inteso che questa riforma reca alle indagini contro il malaffare e le consorterie della malapolitica, poiché tratta allo stesso modo il funzionario corrotto che delinque solitariamente vendendo le pratiche d’ufficio e le cricche che realizzano sofisticate sinergie e usufruiscono di legami profondi nella politica. In entrambi i casi ci vorranno i «gravi indizi di reato» per intercettare o per acquisire un tabulato.

Un’omologazione che nega due decenni di storia giudiziaria del paese e contraddice tutte le scelte degli Stati Ue e Ocse che esigono una stretta convergenza tra le tecniche di contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione. A legge approvata i pubblici ministeri non avranno a disposizione nessun agevolazione per intercettare questi gruppi delinquenziali poiché non saranno più considerati criminalità organizzata; ma nessun problema tanto in Italia li avremo sconfitti con un tratto di penna e una furbizia di troppo.