Verità e giustizia, senza santuari

(di Fabio Granata – da Farefuturo web magazine)

Non dobbiamo stancarci mai di chiedere verità e giustizia. E non possiamo che riaffermare la necessità che la commissione parlamentare antimafia dedichi le sue energie e le sue risorse a gettare luce sulle stragi del ’92. Ma questo va fatto senza protagonismi e senza scontri ideologici. Ci troviamo di fronte a uno scenario complesso e gravissimo, questo è evidente. E si profila il pieno coinvolgimento di pezzi deviati dello Stato. Eppure, questa non è né una novità né una sorpresa.

E non è una novità neanche il fatto che ci troviamo di fronte a un “festival del luogo comune” che non fa fare neanche un centimetro di passo in avanti alle indagini. Per le quali, invece, servono piena copertura politica, strumenti completi di indagine e sostegno ai magistrati direttamente responsabili delle inchieste.
Allora, iniziamo a fornire a Lari uomini e mezzi adeguati a rianalizzare la documentazione processuale dell’Addaura e sulle stragi, tenuta nel più completo abbandono e senza alcuna precauzione. Poi, coordiniamo l’azione di Copasir e Antimafia anche attraverso gli uffici di Presidenza, relazioniamo entro un mese alle Camere. E sopratutto consolidiamo tutti gli strumenti pieni e completi d’indagine (a partire dalle intercettazioni telefoniche e ambientali) per tutti i reati di mafia e di corruzione e per tutti gli altri reati da sempre – lo dice l’esperienza – ad essi collegati.

Perché è così – e non con i ricordi postumi, con le ipotesi generiche o peggio con gli insulti reciproci – che saremo in grado di dimostrare agli italiani, e ai familiari di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che lo Stato fa sul serio. Che lo Stato non ha paura e che non c’è alcun “santuario” davanti al quale fermare i propri passi.