Scacco alle ’ndrine nel Varesotto

(Tratto da Calabria Ora)

Auto CarabinieriUna holding criminale in odore di ’ndrangheta, che investiva il denaro proveniente da traffici illegali in attività commerciali e imprenditoriali. È il quadro che emerge dall’ultima fase dell’operazione Bad Boys, che nell’aprile del 2009 aveva portato all’arresto di 39 persone, delle quali 11 con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, in provincia di Varese e di Milano.

Operazione che aveva sgominato i presunti vertici della “Locale di Lonate Pozzolo”, ritenuta affiliata alla cosca Farao-Marinicola di Crotone, culminata ieri nel sequestro di beni per un valore stimato di 20 milioni di euro, eseguito dai carabinieri del comando Provinciale di Varese coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano. Un duro colpo alla criminalità d’affari, che si procura attraverso estorsioni e rapine il denaro da reinvestire nel sistema economico lombardo, in particolare nel settore dell’edilizia.

Sei persone, attualmente detenute con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, possedevano attività imprenditoriali, negozi e ristoranti sequestrati dai carabinieri. Il 48enne legnanese Vincenzo Rispoli, ritenuto il capo indiscusso della Locale, e il suo secondo, Mario Filippelli, residente a Lonate Pozzolo, avevano creato coperture insospettabili, dove avrebbero reinvestito per anni i profitti provenienti dalle attività criminali. Un’organizzazione che operava in particolare nella zona di Gallarate e Busto Arsizio, a Legnano e nell’Altomilanese. In particolare sono stati sottratti all’organizzazione 34 appartamenti fra le province di Varese, Crotone e Catanzaro, 20 veicoli di lusso, un terreno agricolo e circa 70 conti correnti bancari. Sotto sequestro anche una villa in via Chiesa a Varese, dove vivevano nel lusso alcuni parenti dei presunti capi del Locale.

Con i proventi di traffici illeciti avevano acquistato auto di lusso, come Porche o Bmw da 100mila euro, sequestrate. L’organizzazione criminale deteneva le quote di 17 società che operavano nel campo edilizio o immobiliare, intestate a familiari o a prestanome. Aziende che lavoravano alla luce del sole, infiltrandosi nell’economia pulita del varesotto e del milanese, che partecipavano a concorsi pubblici e gare d’appalto.

Colpiti dal provvedimento anche 4 esercizi commerciali, due in Calabria e due in provincia di Varese: il Ralf Cafè a Olgiate Olona, che si trova in un grosso shopping center, e un negozio di abbigliamento. È prevista per giugno l’udienza che deciderà della confisca definitiva dei beni, in maniera autonoma rispetto al processo penale. In caso di convalida i beni verranno assegnati all’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati alla criminalità organizzata, perché vengano destinati a impieghi di pubblica utilità.

«È possibile contrastare il fenomeno solo se si colpiscono le associazioni criminali nei profitti», spiega Emilio Curtò, presidente del Tribunale di Varese. «Un’operazione importante – conclude – anche per contrastare un fenomeno, quello dell’usura, di difficile emersione».